Le interviste della Cri

MIQUEL SILVESTRE: LA VITA NOMADE, LA VITA DI SCRITTORE, LA VITA DI PADRE.

Lo spagnolo Miquel Silvestre scopre la sua passione per il viaggiare in moto, è un attimo dall'iniziare dai primi viaggi al non riuscire più a farne a meno, fino ad arrivare a compiere il giro del mondo, prima di innamorarsi, sposarsi, creare una famiglia senza mai abbandonare la sua passione per i viaggi, che ora racconta tramite libri e tv. Oltre al tornare in posti lontani ogniqualvolta può.

Ciao Miquel, puoi dirmi quale è stato il momento della tua vita in cui hai capito che avevi una grande passione per i viaggi in moto?

Avevo 39 anni, mi sono rotto un gomito in un incidente in moto e lì ho dovuto fare una pausa. Sono stato in grado di riflettere molto e di rendermi conto che la mia vita di avvocato non mi soddisfaceva. Ho deciso di fare un viaggio in moto per poi poter scrivere e raccontare ad altri della mia esperienza.




Quando hai fatto il tuo primo viaggio?

Il mio primo viaggio è stato il 15 aprile 2008, un tour in Toscana. Niente fu più lo stesso dopo. A poco a poco, mentre stavo conoscendo diversi paesi, ho capito che questa doveva essere la mia vita.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una vita come la tua, quella di un viaggiatore nomade?

Ora non sono più un nomade. Mi sono sposato e ho 2 figli, che sono la cosa più importante della mia vita. Per 10 anni ho viaggiato in totale libertà e quando mi sono innamorato e ho deciso di avere dei bambini, l'ho fatto liberamente. Non ho trovato alcun svantaggio nell'essere nomade, solo che non è compatibile con la cura dei bambini piccoli. Ora viaggio per realizzare la mia serie televisiva, che così tiene viva la passione per i viaggi.



In tutte le avventure che hai vissuto, quale moto si è rivelata il miglior compagna di viaggio finora?

Ho fatto il giro del mondo tra il 2011 e il 2012 con una BMW R 1200 GS 30th Anniversary, che ho chiamato Atrevida. È la moto migliore che abbia mai avuto e funziona perfettamente.

C'è un sogno nel cassetto a proposito di viaggi che non sei ancora riuscito a realizzare?

Ci sono molti sogni che non ho ancora raggiunto, come attraversare la Cina, la Mongolia o l'Australia, ma ce la farò.




E qual è la popolazione che ti è rimasta impressa nel cuore?

Bukhara, in Uzbekistan, sulla Via della seta, quando sono entrato per la prima volta lì mi sono sentito uno scopritore dell'Estremo Oriente. Adoro quella città che sembra magica, così come la sua popolazione.

Se dovessi fermarti un momento e rievocare nella tua mente una cartolina, tra i luoghi che hai visitato in questi anni, quale luogo si avvicina di più alla tua idea di "paradiso terrestre"?

La Dempster Highway nel nord del Canada, 700 chilometri di taiga e tundra che conducono all'estremità artica più lontana che può essere raggiunta dai veicoli all'interno del Canada. Un posto che può essere paradisiaco o infernale a seconda del clima, che varia radicalmente in poche ore.





Dove sei attualmente e qual è il tuo prossimo progetto? 

Ho una moto parcheggiata in Kirghizistan, che è a metà del giro del mondo in moto. Ogni anno guido per circa 10.000 km e parcheggio ulteriormente la mia motocicletta. Quest'anno dovrei riprenderla a Bishkek e portarla fino a Ulan Bator in Mongolia. 

Vuoi dare consigli a chi non ha mai affrontato un "viaggio importante"? 

Esiste una ricetta che permetta a ciascuno di noi di liberarsi delle paure e delle insicurezze della casa e affrontare "il viaggio della vita"? Se stai leggendo questa intervista hai già iniziato a sognare il tuo fantastico viaggio, così finirai per farlo e poi ti chiederai perché non l'hai fatto prima. Il grande viaggio ci cambia dentro, ci dà molta fiducia in noi stessi, ci rende migliori.



Per saperne di più: https://www.miquelsilvestre.com/

Cri

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LA "CORSA SELVAGGIA"  DI FILIPPO E FRANCESCA A BORDO DI UNA LAMBRETTA IN GIRO PER IL MONDO! 

Una coppia alle prese con il giro del mondo a bordo di una Lambretta ci racconta della loro avventura, tutt'ora in corso, e della sensazione che si prova viaggiando, in due, conoscendo differenti popolazioni, luoghi magnifici, immergendosi totalmente in questa grande avventura che come dono ha quello di saper ripagare il viaggiatore con la felicità..




Ciao Filippo, parlami del tuo progetto di giro del mondo a bordo di una Lambretta. Da cosa è nata questa idea?

Come ogni motociclista ho sempre desiderato fare il giro del mondo con un due ruote ..per i miei 50 anni ho deciso che era arrivato il momento di realizzare questo sogno e così a febbraio ho deciso che era arrivato il momento x e nel giro di tre mesi ,con la mia compagna, abbiamo pianificato il tutto a grandi linee,per es decidendo il percorso in base alle stagioni e al clima e poi contattando ambasciate per ricevere info sui relativi stati, gli spedizionieri per fare due conti di quanto costa per una lambretta sorvolare i mari (ma il più delle volte non rispondono o sparano follie) e cercando qualche sponsor (purtroppo i grossi marchi non legano il loro nome ad un mezzo del genere) ma i piccoli,fortunatamente  sono quelli che in qualche modo hanno voluto  aiutarci..e poi decidere cosa portare e cosa no..
l'organizzazione porta via tantissimo tempo sia prima che durante,mettere a punto il mezzo,preparare tutti i documenti, contattare le istituzioni, cercare informazioni,le risposte dagli uffici son poche e non esaustive..le vere risposte e i consigli pratici le trovi solo da altri viaggiatori conosciuti sui social che magari hanno fatto le tue stesse trafile e poi viaggiando hanno capito e risolto le varie problematiche..loro si che ci stanno aiutando.. persone mai viste ma disponibili, in molti casi si diventa poi amici !
Studi il percorso iniziale ma poi per strada,giorno per giorno ti trovi a fare i conti con delle realtà di sicurezza statale, economiche o imprevisti che ti portano a modificare il tragitto ma si va sempre avanti !
Altro punto é  stato definire lo spirito del nostro viaggio.. la bellezza del viaggio per noi sta  nel vedere le differenze culturali e come si comporta la gente del posto di fronte a un viaggiatore venuto da lontano nella loro terra..sara' disponibile, gentile e ospitale o menefreghista, indifferente e ostile?..) fin ora in particolare in Asia e Australia abbiamo riscontrato tanta solidarietà sopratutto nel mondo di lambrettisti e vespisti.. 
Io mi sono dato il limite di un anno,5 continenti e non meno di 50 stati e almeno 50000km Cosa scegliere per questa avventura ? Nel mio garage ci sono moto, vespe e una lambretta ..quindi molte opzioni possibili ..con la moto troppo facile, con la vespa e' un continuo di persone che partono per il giro del mondo..per renderlo più wild ho deciso di usare una lambretta,mezzo cinquantenne come me, e poi perchè solo una persona (Cesare Battaglini) nel lontano 1956 ha fatto il giro con una lambretta impiegando  tre anni..e a quei tempi la lambretta era un mezzo odierno... con la lambretta sarò il secondo! e cosa importante che ci rende i primi a realizzare un avventura del genere, due persone con un solo mezzo e senza assistenza al seguito.




Viaggi con la tua compagna, Francesca. È facile organizzare un viaggio del genere per due persone? Siete sempre stati concordi su questo progetto?

Affrontare un viaggio cosi lungo in due è molto bello ma diventa molto faticoso..Ci vuole una buona sintonia, pazienza,  adeguarsi alle esigenze reciproche, momenti di incomprensione ci sono ma si superano..Condividendo il mio sogno con Francesca e dividendoci i compiti  sia nella programmazione che durante il viaggio è tutto più semplice..

Come hai equipaggiato la tua Vàlentina (la Lambretta NDR) per questa grande avventura?

Ho deciso di fare questo viaggio con un mezzo quanto più possibile originale.Ho cambiato impianto elettrico e sospensioni (visto il peso ), montato un portapacchi anteriore ed uno posteriore rinforzandoli per far si che durino tutto il viaggio, ho montato una cassetta in metallo centrale sulla pedana dove porto attrezzi. Sul portapacchi anteriore porto una borsa stagna con all'interno pezzi di ricambio e borsa medicine.sul posteriore ho 2 ruote di scorta complete la sacca della tenda e quella dei sacchi a pelo, mentre hai lati ho montato due borse morbide da moto per abbigliamento. Interno scudo ho fatto fare una borsa dove porto antipioggia olio e giacchetti alta visibilità.




Quale il posto incontrato on the road fino ad ora che vi ha lasciato a bocca aperta? E quale il popolo che più vi è rimasto nel cuore?

Ci sono tanti posti on the road che ti lasciano a bocca aperta, abbiamo visto fin ora 25 stati e ognuno ci ha colpito per qualcosa ed ognuno ha qualcosa che per un motivo o per un altro ti lascia a bocca aperta.. mare cristallino, montagne innevate, foreste tropicali, deserti, vulcani fumanti..ce tanto da scoprire a partire dai più disparati paesaggi wild  ai diversi usi e costumi ! (purtroppo tanti paesi hanno il problema dell'immondizia che deturpa la bellezza della natura e poi problemi di igiene e mancanza di educazione civica e sociale) 
I popoli che più ci han colpito sono quelli del sud dell'Asia (Vietnam, Malesia, Indonesia )  per la loro solidarietà e altruismo, per i loro ritmi rilassati e perché li vedi sempre sorridenti e pronti ad aiutarti nonostante le difficoltà di ogni genere..e poi gli australiani per la loro precisione,pulizia,educazione e organizzazione..anche qui il senso di appartenenza a un gruppo,quello dei lambrettisti, è forte e si è fatto sentire!

La più grande difficoltà che avete incontrato in questa avventura?

Fortunatamente fin ora grosse difficoltà non ne abbiamo avute solo Piccoli problemi di meccanica facilmente risolvibili. Unico problema organizzativo é stato creato dall'agenzia in Thailandia che doveva occuparsi dei permessi di ingresso, dopo due mesi che aveva i nostri documenti e il saldo quando siamo arrivati in dogana ci sentiamo dire che il permesso non è pronto e che avremmo dovuto aspettare ulteriori 15 giorni con il fermo in dogana della lambretta. 




Che peso hanno gli sponsor quando si decide di cimentarsi in un'impresa del genere?

In un viaggio del genere farebbero molto comodo degli sponsor economici nel nostro caso gli sponsor che abbiamo trovato ci hanno sostenuto con prodotti tecnici.

Un consiglio per chi volesse affrontare un viaggio del genere?

Il mio consiglio è quello di non lasciare il sogno nel cassetto e di non aver paura di affrontare un viaggio ovunque sia.. informarsi il più possibile, prendere spunti da altri viaggiatori e usare i social  che oggi danno  la possibilità di relazionarci e  di trovare tutto quello che si vuole, io grazie a loro ho avuto info,  ospitalità e consigli. Tu e la tua due ruote in giro per il mondo.. un piacere unico!..realizza i tuoi sogni, sempre!




Nelle vostre foto di viaggio la prima cosa che mi rimane impressa sono i vostri sorrisi ed il senso di serenità che trasmettete. Viaggiare è sinonimo di felicità?

Viaggiare con le due ruote è  libertà, serenità voglia di avventura e di continue nuove emozioni e si certo lo scoprire nuove realtà, immergersi in esse rende felici..colori,odori sapori ti riempiono i sensi e ogni giorno quando togli quel casco ti senti appagato e pieno..i km fatti anche in quel giorno hanno arricchito ancora un poco di più il tuo bagaglio di sensazioni e cosi il viaggio diventa la tua vita,la tua normalità..ogni giorno alla continua scoperta di qualcosa..la felicità dipende da come vivi le situazioni..sta solo a te stesso decidere se essere felice per ciò che hai o meno..e noi siamo felici di vivere questa avventura!

Cosa pensate entrambi del mondo visto da dietro la visiera?

Con una velocità di 50 km/h si ha la possibilità di focalizzare l'attenzione su particolari che a velocità maggiori non noteresti..il mondo da dietro la visiera e un mix di emozioni.. Sotto quella visiera si osserva, si pensa, si medita profondamente..si sorride a chi ti saluta incuriosito, si manda a quel paese  quel camionista indisciplinato che fa di tutto per mandarti fuori strada..si suda dal caldo o si trema per il freddo, si sgranocchia qualcosa per attutire la fame..si aspetta di arrivare alla tappa prestabilita..si vive di momenti e di aspettative.




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MICHELE E VALENTINA, IN SELLA PER ESPLORARE IL MONDO!

Una coppia, una moto, un progetto chiamato "Motorbye": questi sono gli ingredienti che Michele e Valentina hanno saputo mescolare ed amalgamare, facendo nascere il mix esplosivo di adrenalina che li sta portando a scoprire angoli lontani di mondo, sempre in sella alla loro moto.

Ciao ragazzi, parlatemi del vostro progetto "Motorbye", come è nato?

il nostro progetto Motorbye nasce per gioco , quasi 4 anni fa, quando io e Valentina ci siamo conosciuti. io avevo comprato da poco la mia prima moto, un bmw gs anno 2008 di seconda mano , perciò le proposi subito di fare un viaggetto a fine stagione ... non siamo più scesi dalla moto !!! 😂
Siamo partiti (nell’ordine che segue) con Croazia e Slovenia , Tunisia, Gran Bretagna ,Spagna e Portogallo, dopodichè ci siamo guardati e ci siamo detti, perché non fare il giro del Mondo in moto ?? E così siamo partiti. Abbiamo iniziato lo Scorso anno dal sud America e quest’anno “Direzione est” ci ha visto attraversare tutta l’Asia partendo dall’Italia !
Per il futuro abbiamo già in mentre Australia e Nuova Zelanda , Africa , e Nord America con ritorno a Lima, in Perù, da dove siamo partiti lo scorso anno ! Chissà... speriamo!





Attualmente vi trovate in Cambogia. Come sta andando questa avventura?

un viaggio come L Asia purtroppo prevede tantissime beghe burocratiche: ad esempio paesi come Iran, Pakistan e India prevedono un visto d’ingresso che avevamo fatto da casa, mentre per quanto riguarda il Myanmar abbiamo preferito richiederlo direttamente a new Delhi in India, per non avere i minuti contati prima della scadenza. Inoltre sia in Myanmar che in Thailandia non è permesso attraversare autonomamente con mezzo proprio: esiste l’obbligo di richiesta di un apposito permesso 30 giorni prima dell’arrivo e la compagnia di una guida che organizza precedentemente un tour nel paese secondo le tue richieste (e le tue tasche!) e ti accompagna durante tutto il soggiorno nello stato. Infine, la ciliegina sulla torta è stata la Cambogia che, come ti dicevo prima, ha cambiato le regole di importazione dei veicoli stranieri neanche un mese fa e ha pensato bene di non annunciare l’arrivo della nuova legge, ma ci ha fatto una sorpresa direttamente alla dogana: siamo stati bloccati perché sprovvisti di un permesso adeguato di cui nessuno ha notizie, e di cui perfino gli ufficiali non conoscono le modalità. quindi ci hanno costretti a parcheggiare la moto in Laos e ad andare a Phnom Penh (la capitale) in pullman per fare tutti i documenti necessari all’ingresso del veicolo nel paese... speriamo ci consegnino il tutto in breve tempo !
Ah dimenticavo, avere il carnet de passage è fondamentale! Si tratta di una sorta di passaporto del veicolo, non così semplice da ottenere, e si può fare solo nel proprio paese di origine: è un documento scritto interamente al computer , anche se in Italia lo rilasciano con la data di scadenza scritta a penna , dettaglio che ci è costato caro al confine tra Turchia e Iran, dove per questo motivo ci hanno trattenuti per 7 ore perché pensavano che il documento non fosse valido !!!! Ma fortunatamente con qualche dollaro e una persona che ci ha dato una mano siamo entrati .....

L'anno scorso il Sud America e quest'anno alla volta dell'oriente. Cosa vi ha spinto a scegliere queste due mete in particolare?

siamo partiti lo scorso anno con il sud America perché lo riteniamo il più semplice burocraticamente parlando : abbiamo fatto 12 dogane senza troppi problemi ! E quest’anno l’Asia dato che l’idea iniziale era quella di arrivare in Malesia per poi spedire la moto in Australia, dove sarebbe stata per 8 mesi. Nel frattempo noi saremmo tornati a casa per lavoro per poi ripartire dopo la stagione estiva e quindi raggiungerla. ma questo burocraticamente è molto dispendioso !! Quindi abbiamo cambiato i programmi e la moto ce la riporteremo a casa. La spediremo in Australia a settembre di quest anno ....




In Sud America avete optato per noleggiare una moto in loco o avete spedito la vostra? 

 in sud America abbiamo spedito la nostra moto. diciamo che il maggior problema di spedire un veicolo è quello di trovare uno spedizioniere di fiducia che spedisca in sicurezza, ma soprattutto che non ti faccia trovare sorprese all’arrivo delle moto in loco ! Lo scorso anno ero riuscito a chiudere un container intero con altre 3 moto e a dividere i costi. altrimenti l’alternativa è quella di fare come faremo tra qualche giorno dalla Cambogia: mettere la moto in una cassa di legno che generalmente viene preparata al porto di spedizione e che a sua volta viene collocata in un container a groupage , vale a dire con altre cose all’interno come ad esempio mobili , generi alimentari o quant’altro, ma di questo se ne occupa la compagnia di spedizione ! I costi si aggirano sui 1500 euro a tratta (via mare). per via aerea i costi lievitano ...

Quanto tempo prima del giorno effettivo della partenza inizia la progettazione dei vostri grandi tour?

noi generalmente iniziamo a preparare il viaggio successivo appena rientriamo a casa in quanto consideriamo la preparazione la prima fase del viaggio ! Comunque generalmente ci mettiamo 5 o 6 mesi a preparare un viaggio lungo come questo.




Viaggiate per lo più in coppia: pro e contro di un viaggio in moto in due?

Beh, direi che di contro ce n’è uno solo: essendo in due, la moto è pesante 😊, anche se entrambi abbiamo poco più di 7 kg di bagaglio a testa, ovvero tutto ciò che sta nelle borse laterali , dato che il resto è occupato da attrezzi , ruota di scorta , equipaggiamento da campeggio e viveri ....
I pro sono moltissimi! In primis il fatto che in qualsiasi situazione di difficoltà che si possa presentare, si ha la sicurezza di avere sempre una spalla dove appoggiarsi. Per non parlare della possibilità di condividere il viaggio con la persona che ami!  Valentina è una bravissima cantante e durante la giornata spesso canta nel microfono del casco, così ci teniamo compagnia 😂😂 diciamo che ci completiamo a vicenda .....

Cosa non può mancare nel vostro bagaglio?

nel bagaglio non può mancare nulla di quello che non c’è già, vale a dire lo stretto indispensabile: le nostre valige sono ridotte veramente all’osso...




Quale la popolazione che sino ad ora vi è più rimasta nel cuore?

in realtà non c’è una popolazione in particolare che ci è rimasta nel cuore. Sicuramente abbiamo scoperto che nel mondo c’è TANTISSIMA ospitalità e gentilezza anche e soprattutto da parte di popoli che i media solitamente descrivono come pericolosi !! Un esempio è L’Iran. molti ci dicevano “ma dove andate? c’è la guerra!” Ma quale guerra? L’iran non è altro che uno dei paesi più ospitali e gentili che esista su questa terra!
Sebbene non ci sia nessun popolo che ci sia piaciuto particolarmente ce n’è invece uno che non ci è piaciuto per niente, gli Indiani, soprattutto per il modo in cui trattano la loro bellissima terra che da paradiso naturale è oggi Il paese più SPORCO al mondo !!!

Un consiglio per chi volesse affrontare dei viaggi in moto sulle orme dei vostri..

Beh, che aspettate? Partiteeee 😊😂




Progetti di viaggio futuri?

Da ottobre 2018 a febbraio 2019 Australia e Nuova Zelanda

Cosa pensate entrambi del mondo visto da dietro la visiera?


il mondo visto dietro una visiera ha tutto un altro aspetto , la moto ti permette di vivere al 300 per cento un territorio , ogni singolo momento, ogni singolo chilometro è pieno di sguardi e luoghi che se non fossero vissuti on the road non potresti assolutamente apprezzare !





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CESARE, IN SELLA PER UNA "MOTOMISSIONE": AIUTARE GLI ANIMALI.

Cesare Ranucci, 34 enne di Pescara, ha saputo far combaciare al meglio le sue più grandi passioni: quella per la moto e quella per gli animali, facendo del suo viaggiare in moto una grande missione con un nobile obiettivo, quello di aiutare gli amici a quattro zampe.

- Ciao Cesare, mi parli delle tue due grandi passioni, quella per i viaggi in moto e quella per gli animali.. come le hai coniugate?
Sono Cesare Ranucci ed ho una spasmodica passione per le moto ed  una spiccata sensibilità verso gli animali. Il mio grande interesse per le moto comincia in tenera età con le minimoto, passando poi ai grizzly (pitbike) e arrivando oggi ad aspettare con ansia la domenica per percorrere i passi di montagna con la moto stradale o salire mulattiere e oltrepassare guadi con l’enduro. Un’altra mia passione è l’amore per gli animali. La mia sensibilità verso di essi mi ha portato fin da piccolo ad averne cura e a portare un aiuto a canili e gattili della mia città, Pescara e dintorni, organizzando periodicamente raccolte fondi e manifestazioni a scopo benefico.



- Stai portando avanti un progetto chiamato "MotoMissione": qual'è la tua missione?
Il progetto    "MOTO MISSIONE" nasce proprio dal voler sposare le mie due passioni, vivere avventure sempre diverse  in moto ed essere attivo nel sociale, con lo slogan #METTIAMOINMOTOLABENEFICENZA.



- Nel 2017 sei stato in Ucraina col fine benefico di aiutare gli animali del Rifugio Italia, questa tua missione è andata a buon fine?
Lo scorso 2017 nel mese di Luglio, durante il mio viaggio in solitaria attraverso tutto l'Est l'Europa, arrivando fino in Ucraina nella  citta' di Kiev sono riuscito a donare ben 1.800 euro al Rifugio Italia KJ2 a Kiev, un rifugio costruito dall'animalista Andre Cisternino dove  si prodiga  ormai da  anni nel  salvare  tantissimi animali da quella  realta' difficile  e  povera  che  e' l'Ucraina.



- Mi parli anche dell'avventura vissuta nel 2016, all'isola di Man?
La mia prima avventura di Moto Missione risale al 2016, anno dove ho potuto vivere uno dei miei piu' grandi  sogni: Isle Of Man TT for charity. Qui ha avuto l'opportunità di percorrere in moto il Mountain Circuit, assistere alle gare e conoscere di persona le leggende delle Road Race,come  farsi autografare  e  stringere  la mano alla  leggenda John Mc Guinness, ma il tutto vestito di sociale e consegnando donazioni economiche a 3 missions benefiche li sull'isola: 1000 euro al Rest Old Horses(pensione  di cavalli), 600 euro al Manx Cats Sanctuary(gattile) e altri 600 al Ron Vine Fund(reparto soccorso piloti). Ogni esperienza accomuna le moto e gli animali, entrambi per me  emblemi ed espressioni massime di libertà, e sono tutte racchiuse nei documentari che realizzo condividendoli nelle mie  pagine  social con l'intento di sensibilizzare  le  persone alla  causa  animale e alla  voglia  di  vivere  incredibili avventure in moto. Tutti i viaggi in moto a scopo benefico sono stati realizzati , studiati e fondi ricercati ,tutto completamente  da  solo !!!!!!!! a partire dalla ricerca degli sponsors, fino ad arrivare alle vere e proprie raccolte fondi da donare per  mezzo  vendita  delle  magliette  del mio format o donazioni libere.



- Quali nuovi progetti di questo tipo hai in serbo?
Da maggio a Settembre partecipero' insieme al mio amico e  grandissimo " manico" , Andrea Ciarma al C.I.V.S.  campionato italiano velocita' salita, e ad ogni tappa raccogliero'  fondi offrendo magliette da me create; e a fine campionato tutti i proventi verranno consegnati al canile di Pescara. Attaverso le mie pagine social,  raccontero' ogni gara e la vita del paddock dal punto di vista di un amatore "compulsivo ", realizzando infine un nuovo documentario con un'enfasi sulla sensibilizzazione alla causa animale e sullo spiegare ai giovani, motociclisti e non, cosa sia la cronoclimbing e cosa significhi andare veloci su strada, ma in sicurezza. Il 20 Febbraio , giorno del mio compleanno annuncero' il mio nuovo progetto Road Race For Charity scrivendo anche  che  saro' alla ricerda  di sponsors e  di donazioni  per la mission benefica 2018 e  successivamente daro' indicazioni  sul come contribuire per chi volo volesse .



- Cesare, com'è per te il mondo visto da dietro la visiera?
il mio mondo dietro la  visiera , bella  domanda . questo mondo  voglio vederlo sempre  con gli occhi da  bambino , con occhi di  chi sogna e  voglio  che  la moto per me sia una  vera  e propia  compagna nella  vita futura , forse  che mi faccia  trovar anche  moglie e  chi lo sa' incontrarla  tra  le ombrelline di qualche  gara in salita :).



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CHRISTIAN, IL VIAGGIATORE VEGANO, ALLA CONQUISTA DELL'AUSTRALIA!



La passione per la cucina, quella vegana, la passione per i viaggi, il coast to coast dell'Australia in moto, compiuto quasi "per caso". Christian ci racconta come ha coniugato al meglio ciò che più gli piace, dando il via al suo modo di viaggiare, quello del "viaggiatore vegano". In moto.



- Ciao Christian, hai da poco portato a termine il coast to coast dell'Australia. Come definiresti questa esperienza?
La definirei inaspettata. Infatti sono volato in Australia, a Brisbane, per una opportunità di lavoro e ho portato con me il casco e la giacca da moto pensando che magari, per un week end, avrei noleggiato una moto, e invece è diventato un coast to coast di 15 mila km. Me ne sono accorto quando sono arrivato a Perth.



- Da quanto tempo manchi da casa e cosa ha fatto nascere in te la voglia di cimentarti con un viaggio così lungo ed impegnativo?
Manco da circa sette mesi, anche se il mio concetto di "casa" è molto esteso. Mi sento a casa ogni volta che pianto la tenda o nella camerata di qualche buon ostello o quando trovo ospitalità in alcune famiglie locali dove vado a fare volontariato in cambio di un letto dove dormire. 
La voglia del viaggio è nata dalla curiosità di scoprire l'Australia, questo continente lontano di cui non conoscevo molto. Comperare una moto di seconda mano è stato estremamente facile, qui la burocrazie è molto snella. C'ho caricato sopra la tenda, il sacco a pelo, poche altre cose di scarso valore ma a cui ci tenevo e mi sono messo on the road scoprendo di giorno in giorno dove mi portavano le strade.

- La tua Kawasaki si sta dimostrando una compagna di viaggi affidabile? Come l'hai attrezzata per l'occasione?
Affidabilissima! All'inizio non mi piaceva, forse perché a casa ho un GS1200 del 2009, che si chiama Fiocco di Neve per via del colore white alpine e che saluto se mi sta leggendo: ciao Fiocco di Neve, mi manchi moltissimo ma tornerò! Se pensi che sia pazzo non hai mai letto quelli che scrivono che cambiano le "scarpette" alla loro "bimba" :) La Kawasaki, invece, si chiama Borbotto, che altro nome ti potevi aspettare per un monocilindro rumoroso e pieno di vibrazioni? Ad ogni modo, strada facendo, abbiamo cominciato ad essere amici e il viaggio assieme è stato piacevole. Ho equipaggiato la moto aggiungendo le valige laterali da 27 lt ciascuna, le barre di protezione laterale che non si sa mai e una sella diversa da quella originale sulla quale era impossibile stare seduti già dopo 50 km. 



- Viaggiare in solitaria: pro e contro?
Pro: vai dove vuoi, non hai vincoli o orari da rispettare, piena libertà di movimento. Contro: non saprei, a volte mi sarebbe piaciuto condividere alcuni momenti con gli amici, ma al giorno d'oggi i social network tendono a limare questa distanza, anche se comunque rappresentano un surrogato delle relazioni umane. Tuttavia quando viaggi in solitaria non sei mai solo, ho incontrato un sacco di persone che hanno arricchito il viaggio, con alcune sono ancora in contatto e chissà se ci incontreremo di nuovo. Forse si, i viaggiatori non si perdono mai di vista.

- Ti definisci "viaggiatore vegano", quanto sta arricchendo la tua cultura culinaria il tuo viaggiare per il mondo?
Ho creato la pagina de "Il Viaggiatore Vegano" su Facebook (www.fb.com/ilviaggiatorevegano) mettendo assieme due delle cose che mi piacciono di più: viaggiare e mangiare. La pagina ha avuto inaspettatamente un buon successo tanto che oggi credo di aver superato i 7 mila follower, di cui mi ritengo molto soddisfatto perché la pagina è cresciuta spontaneamente, non ho mai invitato a condividere, a mettere like, o scritto post con la sola intenzione di attirare internauti (clickbaiting). I contenuti sono reali e autentici. Non ho sponsor e non vendo nulla, voglio solo dare il mio piccolo contributo nel far conoscere il veganismo, una filosofia di vita che si basa sulla non violenza e sul rispetto delle persone, degli animali e dell'ambiente e che vede uno dei sui pilastri nell'antispecismo, ovvero ogni animale merita di essere rispettato al di là della specie di appartenenza.
A volte resto piacevolmente sorpreso nel trovare piatti vegani nei miei viaggi. Ho trovato ristoranti o fast food vegan da Kiev, in Ucraina, al Marocco, passando per la Colombia. Una delle sorprese è stata trovare la versione veg dell’haggis, un piatto tipico scozzese. Originariamente l’haggis sarebbe un insaccato di interiora di pecora (cuore, polmone, fegato), macinate insieme a cipolla, grasso di rognone e sale, mescolati con brodo e bollite nello stomaco dell’animale morto per circa tre ore. Della serie che poi siamo noi quelli strani perché mangiamo il tofu!



- Hai incontrato altri vegani durante il tuo percorso?
Si! Spesso negli ostelli, in cucina, si tende a buttare un occhio nelle pentole altrui e più di qualche volta ho conosciuto altri vegani e siamo finiti a cenare assieme condividendo i nostri pasti. 

- Quale il luogo che ha fatto breccia nel tuo cuore finora?
La Tasmania è un gioiello, avrei voluto rimanere nell'isola di più. C'è così tanto da esplorare in "poco" spazio se comparata all'Australia dove le distanze di centinai di chilometri separano le attrattive. Nell'Australia Occidentale, una delle più belle spiagge che abbia mai visto si trova ad Esperance e la città dove non mi dispiacerebbe una esperienza di vita è Melbourne. Sarà forse perché è vicina alle montagne dove poter andare in moto.



- Christian è cambiato dopo tutti questi km passati in sella? Se si, in cosa?
Non mi considero un vero e proprio motociclista, per me la moto rappresenta l'estensione dell'idea che ho di viaggiare. I km in sella ti aiutano a scoprire il mondo, a metterti in discussione, a pensare che non per forza quello che pensi sia giusto o sbagliato, ma che ci sono altri punti di vista. Viaggiando impari a diventare più tollerante e ti rendi conto che il mondo non è così brutto come ci vogliono far credere, anzi!

- Adesso dove sei diretto? Progetti di viaggio futuri?
Per ora sono a Perth, alla conclusione del viaggio australiano. Vorrei proseguire verso nord, ma non è la stagione giusta. Quindi credo che mi fermerò in Australia ancora qualche mese per lavorare e poi volerò in Nuova Zelanda, visto che è qua "vicino". Il mio sogno resta però quello di raggiungere il Nepal in moto.



- Christian, com'è il mondo per te visto da dietro alla visiera?
E' fatto di strade, persone, incontri, fascino e avventura! Credo che quando sei un motoviaggiatore non riesci più ad immaginare un viaggio in un'altra maniera se non in sella ad una moto!

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PAOLO E LINDSAY: CINQUE ANNI DI VITA NOMADE IN SELLA AD UNA STAR.

- Ciao Paolo, ciao Lindsay. Siete da poco rientrati in Italia dopo 5 anni trascorsi in giro per il mondo in sella alla vostra LML STAR 125, percorrendo la bellezza di 95.000 Km. Cosa vi ha spinto a lasciare quel che avevate qui in Italia e a partire?

Piccolo preambolo: ci siamo conosciuti nell’ormai lontano 2011 mentre stavamo viaggiando nel Sud-est asiatico, a quel tempo senza un mezzo di locomozione proprio. Lì scoccò la scintilla delle due ruote motorizzate, sotto forma di noleggi prolungati in Thailandia, Cambogia, Laos e Vietnam.  Diciamo che la nostra relazione è nata in viaggio e questo ha senza ombra di dubbio influito sulle scelte che abbiamo preso più avanti. I viaggi sono 3. Dal Settembre 2012 a Novembre 2013 abbiamo portato a termine il “Budoia (PN) - Melbourne”, 40.500 km e 14 mesi di viaggio attraversando Grecia, Turchia, Iran, Pakistan, India, Nepal, Thailandia, Malesia, Singapore, Indonesia, Timor-Est e Australia. Il secondo viaggio tra il Settembre 2014 e Maggio 2015 ci ha visto percorrere le strade di Messico e Centro America. Otto mesi, 23.000 km tra Messico, Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Honduras, Belize. L’ultima tranche è iniziata nel Dicembre 2016 dagli Emirati Arabi Uniti. Dopo 11 mesi e 30.200 km tra Oman, Kirghizistan, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Azerbaigian, Georgia, Turchia, Grecia e la splendida Italia. La passione per i viaggi con l’indipendenza data dalle due ruote, è ciò che ci ha spinto ad organizzare la nostra esistenza attorno al movimento. Persone diverse, culture diverse, paesaggi in costante mutamento. E’ la gioia del viaggio quella che, siamo sicuri, molti motociclisti conoscono in prima persona. A conti fatti non abbiamo “lasciato” nulla né in Italia né in Canada (paese di provenienza di Lindsay), abbiamo invece trovato moltissime cose tra cui spiccano gli incontri con le persone dai più svariati background culturali. 




- Da cosa è scaturita la scelta della Star come mezzo di trasporto? 

Prima di conoscere Lindsay avevo come sogno il viaggiare in bicicletta. Avendo viaggiato parecchio con i mezzi pubblici ero alla ricerca di un salto dal punto di vista dell’indipendenza di movimento. Il tentativo con la bicicletta è naufragato miseramente ma è rimasto il desiderio di autonomia. Della bicicletta non mi garbava l’eccessiva lentezza, avevo bisogno di qualche cosa che mi facesse muovere 20-30 km all’ora più in fretta. Se a questo si aggiunge la mia attrazione verso le forme della Vespa (quella vera ed originale che purtroppo non sono riuscito a rimediare), si arriva alla soluzione LML Star 125 4T (non me ne vogliano i veri vespisti). 

- Come l'avete equipaggiata per affrontare questo viaggio?

Non abbiamo apportato alcuna modifica a parte i due portapacchi (anteriore e posteriore). Con il portapacchi posteriore che a causa del peso eccessivo è stato oggetto di diverse saldature in diverse nazioni. 




- Qual è stato il momento più difficile durante questi 5 anni, mai pensato di voler tornare al vostro "porto sicuro" in Italia abbandonando le idee di vagabondaggio?

Momenti cosi difficili da farci abbandonare l’idea di “vagabondaggio” non ne abbiamo vissuti. Rimanendo a zonzo per periodi lunghi ovviamente capitano imprevisti. Se devo indicare alcune rogne direi: burocrazia sotto forma di visti , qualche guaio tecnico che la mia totale ignoranza in meccanica non mi consente di riparare, giornate con condizioni climatiche avverse. Ma nulla può scalfire ciò che l’emozione del viaggio ti regala.

- Quale il luogo che vi è particolarmente rimasto impresso in mente per la sua bellezza?

La lista rischia di essere molto lunga e di variare in base al momento in cui questa domanda viene posta. In questo preciso istante io (Paolo) dico: Varanasi in India, i monti del Pamir in Tajikistan e le isole di Sumbawa e Flores in Indonesia. Per Lindsay invece le mandrie di cavalli in alcune zone del Kazakistan, le zone di montagna con i villaggi e gli abitanti in Guatemala e la vitalità e l’energia di Città del Messico. 




- Quale la cultura che più vi ha affascinato?

Senza ombra di dubbio i mesi immersi nella cultura indiana (generalizzo in realtà si tratta di un insieme di culture) con le sue mille sfaccettature, sono stati di un’intensità eccezionale. E’ un mondo a sé stante che rapisce il viaggiatore. Riesce a farti infuriare, emozionare, innamorare nel giro di poche ore. 

- Quali i pro ed i contro di affrontare un'avventura del genere in coppia? 

Noi vediamo solo pro. La nostra storia è nata in viaggio e si è sviluppata viaggiando. Pur avendo entrambi viaggiato individualmente prima di incontrarci, abbiamo sviluppato insieme alcune dinamiche che rendono le nostre avventure compatibili con le esigenze di coppia. 




- Qual è la sensazione del rientro in patria, dopo così tanto tempo passato con uno stile di vita nomade, mai sedentario?

C’è un mix di felicità e tristezza. Rivedere parenti e amici dopo tanto tempo è senz’altro una cosa che riempie di gioia. Il rovescio della medaglia è la fine del viaggio; niente più tappe da percorrere, niente paesaggi che variano, fine degli incontri con persone diverse, niente più notti in luoghi sempre diversi ed il taccuino per raccogliere storie e conversazioni che diventa superfluo. La mentalità del nomade, privata delle esperienze/esigenze sopra menzionate, inizia subito a lavorare affinché il movimento torni a fare capolino nella vita di una persona girovaga.

- Progetti futuri di viaggio ce ne sono?

Abbiamo una serie di progetti di diversa lunghezza da gestire in base a come andranno le cose nell’immediato futuro canadese ed ovviamente in base alle stagioni. Taiwan, Russia, Giappone, Balcani, Nuova Zelanda. Una lista in cui ciascun elemento è svincolato agli altri.


  

- Da questa esperienza è nato anche un libro, volete dirmi qualcosa di più a proposito?


Il libro, “Inseguendo le ombre dei colibrì”, narra di parte del secondo viaggio: Messico, Guatemala e El Salvador. E’ un reportage di viaggio che mette al centro le persone che abbiamo incontrato. Le loro vite, i problemi sociali (narcos, emigrazione, gang), la storia delle nazioni con il passato coloniale ed i tumultuosi anni post-indipendenza. Un lavoro che ha richiesto parecchio tempo e che ha dato al viaggio centroamericano una seconda vita.

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GIULIO ROMITO: "LASCIO TUTTO, PRENDO LA MACCHINA FOTOGRAFICA E VADO A FARE IL MONGOL RALLY."

- ciao Giulio, come è maturata in te l'idea di partecipare al "Mongol Rally"?




Ciao! Ho sentito nominare per la prima volta il Mongol Rally qualche anno fa da un mio amico che lo ha percorso in vespa e mi sono incuriosito. Con un paio di amici era nata l’idea di farlo nel 2016 con una vecchia Samurai ma alla fine mi sono defilato per questioni lavorative mentre loro sono andati avanti…ma continuavo a covare il desiderio di partecipare! Quando sono tornati ed hanno iniziato a raccontare tutto quello che avevano visto e vissuto, dentro di me si è riacceso il fuoco dell’avventura. Da sempre amo imbracciare la mia macchina fotografica e partire in solitaria, credo che sia l’unico modo per addentrarsi in culture nuove e molto diverse dalla nostra. Questa però è stata anche la prima volta che ho affrontato il viaggio per così tanti km e così tante nazioni in sella alla mia moto. Era una nuova sfida per me e la trovavo molto stimolante. Come avrei affrontato i problemi che un viaggio del genere può metterti davanti? In Stati in cui non parlano né la tua lingua né, spesso, l’inglese? L’organizzazione del Mongol Rally, poi, richiede anche una quota d’iscrizione ed una raccolta di 1000£ da dare in beneficenza, 500€ a CoolEarth e 500£ ad un’associazione individuata dal team, nel mio caso GVC-Italia. Io però non volevo fermarmi a quella cifra ed ho cercato di raccogliere più fondi possibili attraverso delle serate ed una campagna di crowdfunding per la quale ho messo a disposizione dei gadget (magliette, felpe, spillette, cartoline, etc), delle foto che avevo già realizzato ed altre che avrei scattato durante il viaggio, ho messo la mia professione a servizio della causa. 

- Hai raggiunto il tuo obiettivo di contribuire al progetto "Gocciaagoccia di GVC"? 

Mi ritengo abbastanza soddisfatto di quanto abbiamo raccolto per il progetto di gocciaagoccia (uso il plurale perché moltissime persone hanno donato). Siamo arrivati ad una cifra di 4340€ per GVC ed altri 560€ per CoolEarth, non male dai…Anche se avrei voluto sfondare la quota di 5000€, ci siamo andati moooolto vicini.

- Mi parli di questo progetto, quale scopo ha?

L’acqua è un bisogno primario, un diritto che non può essere contrattato, perché l’acqua è necessaria per la vita, l’educazione, lo sviluppo e la crescita di ogni essere umano. Da anni, GVC si batte per rendere l’acqua accessibile a tutti. Soprattutto ai più deboli. GVC è presente in Siria da prima della guerra e con l’intensificarsi del conflitto assiste la popolazione con progetti di emergenza legati all’acqua e all’educazione. GVC garantisce l’acqua a migliaia di persone attraverso l’installazione di cisterne per lo stoccaggio e la distribuzione di taniche in diversi dipartimenti di Aleppo, Quneitra, Sweida, Daraa e Damasco. La percentuale di scolarizzazione in Siria oggi è la seconda peggiore al mondo: 2,1 milioni di bambini non possono andare a scuola. Ci sono bambini di 10 anni che non ricordano più cosa significhi vivere senza la guerra, mentre quelli di 5 anni non lo hanno mai saputo. Per questo motivo, ad Aleppo GVC ha riattivato 8 scuole, realizzato 7 aule prefabbricate e distribuito 10.000 kit scolastici, permettendo il rientro a scuola a 12.000 studenti. Anche a scuola, acqua e servizi igienico-sanitari sono una condizione imprescindibile per riportare i bambini in classe. Perché avere accesso all’acqua pulita significa anche avere accesso all’istruzione, alla salute, al cibo, e allo sviluppo, sia economico che sociale. Capito perché ho scelto loro? :)




- Con quale moto hai affrontato questa avventura e come l'hai "agghindata" per l'occasione?

L’ho affrontato con una Honda Transalp 650 del 2006, la prima moto che ho avuto…ed anche l’unica per ora. La preparazione è stata abbastanza frenetica perché ho deciso tardi di partecipare ed avevo una quantità infinita di documenti da preparare per i visti miei e della moto. Ho mandato un po’ di mail in giro per richiedere un aiuto con materiale tecnico a diversi brand legati al mondo delle due ruote. C’è chi ha risposto con entusiasmo (vedi OJ ed LS2) e chi invece non mi ha degnato neanche di risposta, ma me lo aspettavo. La Transalp di per se si presta a questo genere di viaggi, io ho dovuto aggiungere delle valige laterali in alluminio (più resistenti e comode per il carico), un paracarene su cui montare dei faretti aggiuntivi (sarei finito in posti in cui non avrei visto la luce dei lampioni neanche pagando) ed una comunissima presa da 12v. Ho portato con me degli pneumatici tassellati da montare prima del Pamir e qualche pezzo di ricambio per l’evenienza. - Hai riscontrato problematiche particolari lungo il tuo viaggio? Il viaggio è andato relativamente liscio sino a quando non ho spaccato l’albero secondario del cambio alle 18 nel bel mezzo del deserto kazako. Non vi dico che sensazione ho provato quando mi sono guardato intorno ed ho visto una distesa vuota per km e km…prima avevo avuto delle noie alla ventola di raffreddamento in Serbia ed alla centralina in Iran. In entrambi i casi ho trovato due meccanici che mi hanno sistemato il problema e non hanno voluto niente perché volevano contribuire al mio viaggio, gliene sarò per sempre grato e mai li dimenticherò! Il meccanico iraniano mi ha persino ospitato a casa sua per la notte, mi ha dato da mangiare ed i vestiti per dormire…Noi l’avremmo fatto con un perfetto sconosciuto? Ho dei dubbi.


 - La fotografia che più ti è rimasta nel cuore?

Ecco, una sfiga che mi ha condizionato per tutto il viaggio è stata questa: ho rotto l’obiettivo con il quale fotografo di più due giorni dopo essere partito! Sono dovuto correre ai ripari acquistando in Turchia una compattina ma non ho avuto lo stesso feeling che ho con la mia macchina fotografica. Detto questo, che suona un po’ come una scusa :), non ho una fotografia in particolare. Ho visto tanti di quei posti (ne avrei voluti vedere ancora di più, non mi bastano mai) che sarebbe riduttivo, per me, legare il ricordo ad una singola foto… Ce ne sono alcune che mi legano alle persone ed altre solo a me ed alla moto. Nel primo caso direi che quella più rappresentativa l’ho scattata a Shirvan in casa di una famiglia che mi ha ospitato. Mi hanno aperto le porte della loro casa come se fossi stato un amico di vecchia data. Tutta la famiglia si era raccolta a cena perché c’ero io. Nel secondo caso invece, mi piace quella in cui fotografo da dietro il cupolino della moto la strada che mi sto accingendo a percorrere sul Pamir, tutta sterrata ed in mezzo alle montagne. C’era una pace indescrivibile! Pensandoci bene ce n’è un’altra che chi mi conosce direbbe subito che l’ho scattata io. Per caso mi sono ritrovato nel bel mezzo di uno dei raduni mussulmani più sentiti in Medio Oriente, a Masshad, Iran. C’erano tantissime persone in processione e ad un certo punto ho visto una bambina accovacciata e circondata da una moltitudine di donne vestite di nero che mi fissava. Non potevo non fotografarla…




- Il momento che ti ha più emozionato durante questa "missione"?

Ne ricordo due. Il primo è stato quando ho rotto per la prima volta la catena, appena partito da Osh. Era domenica, avevo percorso 50 km ed avevo già dovuto pagare una mazzetta da 50$ perché avevo superato una linea bianca continua. Mentre sorpassavo, nonostante stessi accelerando, la moto saliva di giri ma rallentava facendo dei rumori metallici per nulla rassicuranti. Mi sono fermato di corsa in una piazzola di sosta. Due uomini si sono avvicinati per chiedermi se avevo bisogno di aiuto. Mi serviva un saldatore a tutti i costi. Mi hanno fatto entrare nel loro giardino, mi hanno offerto il pranzo e due parole di conforto mentre aspettavamo un loro amico che avrebbe sistemato tutto. Una volta ultimata la riparazione, mi sono messo in moto pronto per partire ma il proprietario di casa (un uomo modestissimo) mi blocca, corre in casa e ritorna con una forma di pane:” tieni, per il viaggio”. L’altra è stata in Iran, sempre “grazie” ad un problema della moto. Il meccanico che mi aveva ospitato a casa, al momento di pagare mi dice:” Solitamente per questo servizio prendo 300$ ma tu sei mio ospite e quindi sono 150$”. Muovo la mano per portarla al portafoglio ma lui mi blocca:”Non me li dare ora, me li darai al tuo ritorno dal viaggio, potrebbero servirti mentre sei in giro”. Capito? Capito che gente ho incontrato per strada? E tutto perché la moto si è presa un paio di pause…

- Progetti futuri che uniscano la tua passione per la moto e per la fotografia ad uno scopo benefico?

Ad oggi sto aspettando ancora di rimettere la moto in sesto. In testa ho già qualcosa ma non posso svelartela…non perché si tratta di chissà che, ma perché i diretti interessati ancora non lo sanno ahahah. Spero che quest’idea sarà accolta perché sarebbe la realizzazione di un sogno!

- Giulio, com'è per te il mondo visto da dietro alla visiera?


Spesso appannato, in altri casi polveroso, ma non è così che ci piace? :)




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DAVIDE BIGA: DAL GIRO DEL MONDO IN SOLITARIA ALL'AFFASCINANTE SUDAMERICA ATTRAVERSO MILLE AVVENTURE.



- ciao Davide, il mondo visto da dietro la visiera per te ha assunto spesso vari significati: hai viaggiato per il mondo in solitaria, hai partecipato a grandi gare di regolarità - come l'Hard Alpitour e l'Over 2000, solo per citarne alcune - ti sei cimentato nell'Athens - Gibraltar. Quale di queste versioni rispecchia meglio il tuo modo di essere motociclista e di vivere la moto?

- ciao Cristina, per me la moto e' da sempre molto piu' di un mezzo di trasporto o uno strumento per raggiungere dei luoghi o degli obiettivi, per me la moto e' uno "stile di vita", uno strumento per realizzare i propri sogni avventurosi nel migliore dei modi. Le gare, tipo rally, regolarita' ecc, mi hanno affascinato da sempre, fin da bambino ho sempre seguito il piu' possibile quella che un tempo era la Paris-Dakar e che oggi e' la Rally Dakar, mi affascina moltissimo il fatto di essere in moto in spazi immensi e di scoprire il mondo attraverso il casco molto a contatto con la natura che ci circonda, mi piace l'idea di essere in moto con me stesso e anche in mezzo agli altri motociclisti che nella maggior parte dei casi vivono la passione e la moto nel mio stesso modo, diciamo che quando sono in moto mi sento nel mio habitat naturale, nel mio mondo, e se sono con altri motociclisti molto meglio perche' come tu sai c'e' una atmosfera che lega tutti i motociclisti e che li differenzia, siamo una grande famiglia speciale. Sia la HardAlpiTour che la GibraltarRace suscitano in me un fascino molto particolare, principalmente perche' sono gare in off-road in mezzo alla natura, e poi perche' sono "imprese", la HAT sono 24 ore in moto praticamente non stop immersi nei boschi e sulle montagne, il fatto di vedere tramontare il sole, pilotare tutta la notte e poi il mattino vedere l'alba ha un fascino indescrivibile, il tutto in mezzo a tanti amici, e io in piu' ho avuto la fortuna di partecipare alla HAT nel migliore dei modi e con il mio migliore amico con il quale ho condiviso tantissime bellissime esperienze motociclistiche e che purtroppo oggi non e' piu' con noi, percio' la HAT resta per me il top nei miei ricordi e nel suo genere, la GibraltarRace non e' un po' diversa ma non e' da meno, si attraversa l'Europa, e' meno "tirata", ma dura 2 settimane, percio' anche li' e' importante gestire al meglio moto ed energie, entrambe estremamente affascinati.




- Una delle tue più importanti avventure è stato il giro del mondo compiuto in solitaria tra il 2011 ed il 2012: com'è nata l'idea di cimentarti in questo viaggio?

Quella del giro del mondo in moto in solitaria e' stata e penso che restera' per me la mia piu' grande impresa personale, ci ho pensato per anni, mi sono documentato molto, ho letto libri, esperienze di altri, ma sempre e solo per trarre piu' informazioni possibili, poi un giorno ne ho parlato con un paio di amici e ho detto loro che nel giro di 18 mesi sarei voluto partire...c'era moltissimo da fare, studiare un percorso di massima, trovare sponsor, trovare la moto, riuscire a trasmettere le proprie motivazioni ed emozioni, il mio progetto era quello di "unire" Capo Nord e Ushuaia, due mete cult per moltissimi motociclisti, volevo fare il tutto e tornare "a casa" in un tempo di un anno, partire senza un limite di tempo non avrebbe avuto per me molto senso perche' lo avrei reso meno affascinante e meno impegnativo, io volevo pormi un obiettivo, raggiungerlo e dimostrare che la passione e la determinazione ti permettono cose incredibili. Non e' stato facile me alla fine ce la abbiamo fatta. Io il mio giro del mondo l'ho fatto in tenda e sacco a pelo, vivendo molto border-line e senza paure, e' andata molto bene ed e' stata una esperienza meravigliosa, unica e credo per me irripetibile, nel senso che potendo un giorno mi piacerebbe rifarlo, ma con qualche amico, e con al posto di tanti bagagli una carta di credito che ci permetta di stare tranquilli.  




- Con quale moto hai affrontato questa avventura, si è rivelata un'affidabile compagna di viaggi? 

Ho fatto il giro del mondo con una Yamaha XT1200 Super Ténéré, era appena uscita, la moto era una incognita per me perche' appunto era un modello nuovo e nessuno si era ancora cimentato in grandi imprese con questa moto, l'avevo provata e mi era piaciuta subito, mi aveva trasmesso da subito sicurezza e robustezza. In viaggio avevo con me pochissimi ricambi che non ho mai dovuto utilizzare se non per via di una rovinosa caduta in Bolivia, la scelta di questa moto e' stata azzeccatissima e non poteva essere una compagna migliore. Diciamo pure che una buona parte della riuscita del mio progetto nei tempi stabiliti e' stato merito della moto per via della sua affidabilita' e per via della sicurezza che mi trasmetteva sempre.

- Avevi un itinerario ben preciso o ti sei mosso in base alle esigenze del momento?
Avevo un itinerario di massima, come ti dicevo le 2 mete principali erano Capo Nord e Ushuaia, volevo percorrere tutta la transiberiana e le Americhe da Nord a Sud, poi per ragioni di sponsor si sono aggiunte Iwata in Giappone e molti meeting negli USA che mi hanno permesso cosi' di fare due meravigliosi coast to coast e di scoprire piu' di quanto mi ero prefissato. Oltre a questi appuntamenti, tutto il resto e anche i percorsi per raggiungere queste localita' li ho studiati giorno per giorno in base a miei interessi o ispirazioni, e' stato fantastico.
- Hai mai pensato di mollare?
Ho avuto un po' di momenti difficili, e' normale, ma ho pensato di mollare e c'e' mancato davvero pochissimo solo in una occasione, in Bolivia, erano gia' 6 mesi che ero in viaggio, e anche se mi sentivo invincibile una brutta caduta nel deserto nei pressi del salar di Uyuni mi ha fatto tornare con i piedi per terra. Stavo andando veloce su una pista sterrata di terra e sabbia e una brutta caduta mi ha fatto prendere una brutta botta in testa, mi ha fratturato lo scafoide del polso destro, e mi ha semidistrutto la moto. Ero da solo, nel mezzo di una pista del deserto, alle 12, sotto il sole, e con l'impossibilita' di rialzare la moto e di permettermi di tentare di proseguire perche' con lo scafoide fratturato non riuscivo a rialzare la moto. Ho passato una brutta ora da solo, poi per fortuna e' passato un ragazzo in moto e mi ha aiutato a rialzare la moto, abbiamo ricaricato i bagagli alla meno peggio e ho percorso a ritroso i 50 km di pista per arrivare a Oruro, li ho cercato un hotel con WiFi e ho comunicato cio' che mi era accaduto, mi ero reso conto di aver danneggiato molto la moto, e anche di essermi procurato una frattura, ho pensato che tutto era finito, che non mi restava altro che cercare un volo per tornare in Italia. Nella notte non riuscivo a dormire, un po' per il dolore e un po' per il nervoso per dover mollare, ho deciso che no, che avrei dovuto continuare si o si, che il tema di rinunciare non era una alternativa perche' me ne sarei pentito per il resto della mia vita, mi sono cosi' alzato e sono sceso nel parcheggio dalla moto, ho chiamato il guardiano del parcheggio e ho passato con lui l'intera notte per sistemare nel miglior dei modi la moto, al mattino quando sono risalito in camera ho trovato centinaia di mail e di messaggi di amici e di persone a me totalmente sconosciute che mi incitavano a non mollare, mi hanno dato una forza incredibile. Ho chiesto cosi' a Yamaha di inviarmi i ricambi necessari a Santiago Del Cile, dove un gruppo di followers mi stavano aspettando da mesi, ci ho messo 15 giorni per percorrere i 2300 km che mi separavano da Oruro a Santiago e sono stati i piu' dolorosi di sempre con il polso fratturato e la moto semidistrutta, ma e' stata sicuramente la scelta giusta. A Santiago mi sono fermato un mese, ho sistemato moto e polso e poi sono ripartito. Mai mollare.

- La popolazione ed il luogo che più ti sono rimasti nel cuore?
A dire il vero un po' tutte le popolazioni per diversi motivi, in particolare i Sudamericani e i Senegalesi, perche' in questi due luoghi ci sono dovuto restare piu' tempo percio' piu' a contatto. In Sudamerica oltre al tempo fermo dopo la caduta, perche' e' immensa da attraversare, in Senegal perche' sono rimasto un mese a Dakar ad aspettare che arrivasse la mia moto con la nave che aveva avuto un problema e percio' tutto questo ritardo, diciamo percio' che Sudamericani e Senegalesi mi sono rimasti particolarmente nel cuore.
- Qual'è il primo consiglio che ti sentiresti di dare a chi volesse accingersi ad affrontare un viaggio del genere?
Di stare tranquillo, calmo e sereno, prepararsi al meglio prima di partire ma poi di pensare sempre positivo, senza paure, vivendo un sogno. Non sempre tutto filera' liscio, ma guardando sempre avanti tutto si risolvera'. Il 90% del tempo vissuto in una esperienza del genere sara' stupendo, il restante 10% sara' duro e mettera' a dura prova, specie se da soli, ma i momenti difficili si supereranno con passione e determinazione, l'importante e' pensarci bene prima di partire e sentirsi veramente pronto, senza forzature. Tutto verra' da se e sara' in ogni caso una esperienza di vita incredibile.

- Quali nuove avventure motociclistiche hai in serbo attualmente?
Attualmente sono in Sudamerica, ritengo che il Sudamerica sia il continente migliore e piu' affascinante per viaggiare in moto e non  solo perche' offre tantissimo sotto tutti gli aspetti, ho una ditta in Cile che si chiama "Davide Biga Adventure Dream" (www.davidebiga.com) e organizzo viaggi in moto in Cile, Bolivia, Peru' e Argentina, ho sia moto mie per chi desidera vivere una vacanza e fare un viaggio con la formula "fly&drive", sia la possibilita' di far spedire le moto dei clienti dall'Italia, metto a disposizione di tutti, tutta la mia esperienza e tutta la logistica necessaria per permettere di realizzare il proprio viaggio da sogno in Sudamerica nel migliore dei modi possibile in base alle richieste e alle esigenze di tutti. Sono a disposizione di chiunque abbia bisogno di qualsiasi consiglio, ciao a tutti!

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COSA NE PENSANO I GRANDI VIAGGIATORI DEL MONDO VISTO DA DIETRO LA VISIERA?

Ecco qui di seguito la raccolta delle risposte dei motoviaggiatori che ho avuto il piacere di intervistare durante questa stagione di appuntamenti settimanali con "i giovedì della zavorrina" alla domanda: cosa ne pensi del mondo visto da dietro la visiera? Vediamo quante sfumature possono esserci del mondo visto a modo nostro.. quello dei viaggiatori sulle due ruote!

Alessandro Manoni: Per come la vedo io "il mondo visto da dietro la visiera" è forse l'unica cosa che conta. Non sto parlando solamente di viaggi in moto: puoi decidere di partire per il Giappone o per un weekend in una città a pochi chilometri,  il mondo dietro la visiera è ogni volta che decidi di dare un taglio con la vita quotidiana, ogni volta che ti incammini in un nuovo percorso ed anche quando decidi di affrontare un problema da un altro punto di vista. La visiera è il tuo mezzo per raggiungere la felicità. 



Danielle Murdoch: L'aspetto più bello di guardare e scoprire il mondo da dietro la visiera è che si è più a contatto con le popolazioni che si incontrano lungo il proprio viaggio. Senza la barriera metallica di una macchina, è tutto più vicino a noi. Come guidando attraverso i villaggi, arrivano subito gli odori, i sapori; sarebbe diverso guidando con un camper con l'aria condizionata. In definitiva ci si immerge nel vero ambiente.

Chantal Simons: E’ una domanda alla quale faccio fatica a rispondere. Per me l'aspetto più bello di scoprire il mondo da dietro la visiera è il collegamento della persona con l'ambiente circostante. Non si è solo di passaggio attraverso la terra, ma si diventa parte di essa. È possibile sentire l'odore degli alberi o la pioggia fresca in estate. Se la strada è polverosa, se ne sarà presto ricoperti. Se fa caldo, si è caldi, se è bagnato, si è bagnati. C'è poca barriera tra noi ed il mondo. La stessa cosa accade con la gente. Soprattutto nei paesi in cui le moto sono la principale forma di trasporto. Su di una grande moto a pieno carico ci sembrerà sempre di essere come alieni. Eppure sei un alieno che è semplicemente parte del mondo che sta attraversando e la gente ti accoglierà per questo motivo.

Marco Giurin: Penso che sia un mondo fantastico, io ci sono in mezzo da pochi anni. A me piace il viaggiare lento, godermi il paesaggio e riuscire a sentire gli odori. Ricordo l'estate scorsa ero a Lione in francia, alle 6 di mattina mi metto in marcia verso casa. Siccome era Domenica non cerano auto e nell'aria cera un profumo da croissant. Potrà essere una cavolata ma per me questi sono ricordi di viaggio bellissimi. Poi avvolte mi dicono che sono matto perché viaggio in vespa perché in garage ho un'Africa Twin rd04 che uso solo per muovermi in città... di solito la gente normale viaggia in moto e si muove in città in Vespa 😉

Totò le motò: Mi stupisco lucidamente. La moto é sempre stato strumento di conoscenza e passpartout per incontrare nuove culture. Purchè si viaggi va bene in qualunque modo, ma farlo su due ruote è il modo che preferisco a tutt’oggi. E spero di poterlo fare per tanto tempo ancora.

Alessandro Wizz: Quando indosso il casco e chiudo la visiera mi trasferisco in un altro mondo dove siamo soli, io la moto e nient’altro, pronti a spostarci sulle strade del mondo per assaporarne le bellezze fino a oltre la sazietà. Il mio mondo dietro la visiera è fatto di libertà: di correre tra le curve o rallentare su di un rettilineo a strapiombo sul mare, di guidare tutta notte o campeggiare in mezzo al nulla.

Sebastiano Coco: Sicuramente il mondo è davvero migliore di quello che ci viene descritto dai giornali e dalle televisioni, la gente che si incontra ha la tua stessa umanità e per noi averla ricercata ed apprezzata è stato un qualcosa di veramente prezioso che ha arricchito le nostre esistenze e ci ha permesso a nostra volta di essere più umani e più consapevoli delle bellezze del mondo.

Marta Brambilla: È una sensazione quasi indescrivibile a parole, ma per una volta mi sono sentita al posto giusto, ho sentito come se tutto di me fosse giusto. Senza barriere, a contatto con il “dentro” e il “fuori” di me: dopo alcuni giorni di viaggio in effetti le due cose coincidono. Ricordo ancora in maniera molto vivida come avessi l’impressione che il mio Io si espandesse a perdita d’occhio una volta arrivata in Siberia. Era come se finalmente avessi trovato il mio spazio – l’infinito.

Sherri Jo Wilkins: Io non sono sicura del perché sia diverso di vedere il mondo da dietro la visiera invece che da dietro il finestrino della macchina, ma è così. La parte più bella è la libertà e l'esperienza selvaggia che solo la strada aperta ti sa dare. Non si può paragonare alla sensazione che si ha stando seduti in una macchina. Per me ci si sente più autentici e reali, come se si fosse realmente un "esploratore", pronto a scoprire il mondo con gli occhi spalancati, tutti gli odori, e tutti i momenti. Mentre in una macchina, non riesco ad avere questa sensazione.

Un ringraziamento a tutti i viaggiatori per aver condiviso la loro esperienza ed un ringraziamento a chi ha speso un po' del proprio tempo a leggere le loro parole tramite questo blog!
Lamps a tutti!
Cry
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STEFANIA GNOATO ED IL GRANDE VIAGGIO IN SOLITARIA IN SUD AMERICA. PARTE 2/2.

Stefania, donna e madre 52enne, decide di mettere alla prova sè stessa e le sue capacità partendo per un viaggio in solitaria sulla sua due ruote, in direzione Sud America, con grande incoraggiamento anche da parte dei suoi figli. Si rivelerà un'esperienza stravolgente, intensa il viaggio di una vita. Ecco come Stefania stessa ci racconta la sua avventura, durante una delle sue soste serali. Lasciatevi coinvolgere dalle parole di questa intraprendente motociclista, non vi resta che sognare ad occhi aperti e viaggiare insieme a lei..


..il mio viaggio continua, parto da Uyuni felice in direzione La Paz sempre in strada comincio a sentirmi male, vedo la strada muoversi e continuo a sentirmi peggio tengo d occhio il contachilometri e cerco di resistere fino a Oruru. Trovo subito un hotel con garage, chiedo che mi aiutino con i bagagli che mi sento male, infatti il termometro dice che ho febbre a 39,5! Mi faccio fare un the e mi addormento, mi risveglio il mattino sana come un pesce ma decido di dar tregua al mio fisico così decido di girare per la città, carina e tranquilla. Il giorno
dopo riparto direzione La Paz! Arrivo il primo pomeriggio, giro e trovo una guida che venga con me sulla caretera de la muerte, mi accordo, ma poi nel momento di partire ci sorprende un temporale con tanto di grandine che ci becca per strada però insisto con me stessa che voglio farlo! Mi fermo, rifletto e mi ritrovo a pensare nuovamente al destino, sono furiosa, il destino non vuole che lo faccia cosi! Giro la moto e decido di scendere in costa fregandomene di tutta la rabbia che sento. In questo viaggio ho imparato una cosa molto importante: la strada ti libera la mente ed accentua le sensazioni , percepisci il pericolo da semplici immotivate sensazioni, percepisci di fidarti sempre di esse e da queste alcune volte cambi rotta e il destino ti fa incontrare o vedere cose meravigliose! Sono nella strada che attraversa il deserto dell'Uyuni e trovo un motociclista fermo, senza benzina (lo aiuto io) e che cerca la strada per il Cile, gli dico perciò
di venire con me. Per ringraziarmi si toglie il casco e.. o mio Dio! Ha gli occhi tatuati (proprio il bianco degli occhi!!!) di un blu elettrico! Ride e mi mostra la lingua tagliata in due come quella di un serpente ....scoppio a ridere e dico a me stessa "non è possibile, in mezzo al deserto ho trovato  l'unico motociclista - vampiro!!!!!" Rido a crepapelle e lui con me, si chiama Gustavo e diventa il mio secondo compagno di viaggio. Arriviamo alla dogana tra Bolivia e Cile e la Bolivia non mi fa passare perchè all'altra dogana boliviana hanno sbagliato a compilarmi la carta!! Io sbotto ma Gustavo mi dice di stare tranquilla; il vampiro dal cuore grande parla con tutti e convince la dogana cilena ad accettarmi e ci riesce! Il paesaggio qui è fantastico: il vulcano con il lago sembrano disegnati. Facciamo un pezzo di strada non asfaltata, poi si comincia a correre, diamo gas alle moto fino a che non arriviamo ad Arica.
Io e Gustavo ci lasciamo due giorni dopo, io continuo il viaggio sulla costa: il rosso delle rocce con l'azzurro del mare ed il bianco spumeggiante delle onde è fantastico, una miriade di uccelli si annidano fra gli scogli, estasiata li filmo con la speranza che si senta il loro canto! La mia direzione ora è l'osservatorio astronomico nel deserto. Dopo km di deserto mi ritrovo sassi giganteschi disegnati al lato della strada. Arrivo all'ossevatorio e mi dicono che senza il permesso governativo non si entra, che delusione! Scatto qualche foto e riparto per Los Andes dove il mio amico Gustavo Oporto (1) mi mi ospita a casa sua, lì ho l'occasione di capire meglio i cileni.
Imparo quanto il volontariato sia parte della loro cultura, imparo che tutte quelle macchine e camion che sventolavano la bandiera cilena come da noi fanno quando vinciamo i mondiali di pallone, erano non un gioco, non un segno patriotico, bensì simbolo di gente comune che riempiono le loro macchine per portare aiuti! Mi commuovo quando la sera vedo arrivare i vigili del fuoco con le pompe sfigurati dalla stanchezza ed il paese fa loro festa perchè son tornati vivi. Mi avvicino ad uno di loro e mi racconta che la loro sede e stata donata da un italiano, so che vanno avanti con offerte e gli dico posso farne una pure io così gli metto i soldi in mano e scappo via. Lascio dopo qualche giorno vissuto in grande armonia la casa di Gustavo per visitare Santiago e mi fermo a casa mate (un ostello esclusivamente per motociclisti) dove c'è un'officina a disposizione. Faccio altre conoscenze con moto viaggiatori: una coppia in pensione australiani che gira il mondo con i soldi della pensione ormai da dieci anni. Non hanno una pensione astronomica ma hanno imparato come risparmiare! Sono felici ed ancora innamorati e li invidio tantissimo! Santiago è una città sorprendente; assisto ad un concerto in cattedrale di pianoforte e violino gratuito, bellissimo. Riparto presto per Val Paraiso, devo riconsegnare la moto. Ecco, questa è stata la mia esperienza, un'avventura che mi ha cambiata. Una promessa fatta di ritorno per vivere nuove sensazioni. In questo racconto ho tralasciato di moltissime conoscenze fatte molto interessanti ma non potevo scrivere di tutte! Persone belle, altre meno, persone che ti fan riflettere ed altre che ti fanno arrabbiare ...ma sei tu che decidi se vuoi sentire ed ascoltare .....nella vita di tutti i giorni non hai nemmeno il tempo di pensarci sei preso solo dalle cose futili.
A giovedì prossimo,
lamps a tutti!
Cry

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ALESSANDRO ED I SUOI DIARI DELL'AFRICA TWIN.

Intervista ad Alessandro Manoni, motoviaggiatore, che ci racconta della sua avventura in Marocco in solitaria e del suo rapporto speciale con la sua Honda Africa Twin.


Ciao Alessandro, cosa rappresentano per te "i diari dell'Africa Twin"?

Il progetto I diari dell’Africa Twin nasce il 15 Luglio 2016 per condividere le mie esperienze di viaggio. Vengono pubblicati quotidianamente aggiornamenti relativi sia al motoviaggio sia alla quotidianità di un motoviaggiatore. L’idea iniziale era di creare una raccolta, un diario di bordo, con tutte le mie esperienze in tema diviaggi. Con il passare dei mesi il progetto si è tramutato in una carta carbone virtuale della mia vita, un impegno a tempo pieno che richiede passione e dedizione. Pubblico materiale di ogni tipo, dalle foto ai video, dalle curiosità alle news, in questo modo riesco a dispensare consigli sulla moto e sul viaggio.

Parlami del tuo ultimo viaggio in Marocco in solitaria, che tipo di esperienza è stata per te?

E' da molto tempo che viaggio sia in compagnia che in solitaria. Ho fatto viaggi in auto stando via anche per mesi e viaggiato in moto in lungo ed in largo per l'Europa ma questa è stata senza dubbio un’esperienza nuova in quanto per la prima volta ho potuto guidare ed esplorare una parte, anche se piccolissima, di un nuovo continente: l’Africa.


La tua AT si è comportata bene? Come l'hai equipaggiata per affrontare questo viaggio?

Allestimento: 
-valigie alluminio
-sacche a rotolo impermeabili 
- gomme tassellate
-2 taniche di benzina

L'Africa si è sempre comportata bene ma vorrei raccontare un aneddoto:
Al porto di Genova, dopo una pausa sigaretta, giro la chiave e la moto non da segni di vita. Inizio ad interpellare il calendario ecclesiastico ma nessuno risponde, continuo a spinta verso la nave, porto a termine il rituale burocratico e mi fermo in uno spiazzo.
Giro e rigiro la chiave nella speranza che qualcosa cambi, nulla.
"Cavolo, ma se non da alcun segno di vita provo a controllare i morsetti della batteria".
Smonto la fiancatina e guardo la batteria come si guarda una piscina piena di vinavil (cit) : COMPLETAMENTE SECCA nonostante manutenzione minuziosa e mai segni di cedimento! Devo inventarmi qualcosa. Mi avvicino con fare disinvolto a 2 operai del porto a bordo del loro furgoncino, faccio il ruffiano e li convinco (soldi cash) a portarmi al più vicino motoricambi aperto di sabato pomeriggio.

IO: "Salve, ho la nave che parte tra 1 ora e ho bisogno assolutamente di una batteria per la mia moto!"
NEGOZIANTE: "Ho questa ma dopo aver messo l'acido devi caricarla per una decina di ore"
IO:"Al litio hai niente?"
NEGOZIANTE: "No, mi dispiace, per la tua non ho niente"
IO: "Dammene una a caso basta che sia più piccola"
NEGOZIANTE: "Sicuro?"
IO: "SI!"
Torno, monto la nuova batteria ed entro in nave.


Come descriveresti il popolo marocchino, che tipo di accoglienza ti ha riservato?

Si ha sempre un po’ paura di ciò che non si conosce ed ammetto di essere partito dall’Italia con un po’ di pregiudizi. Ho però trovato un popolo estremamente accogliente e disponibile ad aiutarti in qualsiasi modo, una terra che ha tantissimo da offrire a livello paesaggistico e umano.
Viaggiare serve anche ad aprire la mente, conoscere i popoli, capire le loro tradizioni ed arricchirsi culturalmente. 

Quali sono i pensieri che affollano la mente di un motociclista, mentre ci si ritrova nel bel mezzo di quei paesaggi infiniti africani?

Libertà, pace e felicità: questo era quello che provavo guidando nel bel mezzo del deserto roccioso del Marocco. 
Tutto il resto non conta, non conta che sei a digiuno dal giorno prima, non conta quel problema che ti angosciava a casa, ti lasci semplicemente alle spalle la vita quotidiana godendo di ciò che è intorno a te. Certo, ogni tanto mi preoccupavo guardando l'inesorabile scorrere del contachilometri senza aver ancora incrociato un benzinaio, ma avevo comunque 10 litri di benzina nelle taniche.  


Quale la località che ti ha incantato lungo la tua strada?

Il mio obiettivo principale era di oltrepassare le montagne dell’Atlante per raggiungere Merzouga ed il deserto. Sono rimasto letteralmente stregato dal primo incontro con l'Erg Chebbi e le sue maestose dune che si stagliano orgogliose ed imponenti. Ho partecipato ad un tour con i dromedari, dormito in un accampamento berbero nel deserto ed ammirato un infinito cielo stellato che è impossibile da raccontare. Un'esperienza unica!  

Hai incontrato particolari difficoltà?

No è tutto filato liscio senza particolari problemi. Un fattore che però mi ha colto impreparato è stata la neve. Si, la neve. Attraversando le montagne dell'Atlante si sale molto di quota ed inevitabilmente ci si confronta con le temperature rigide ma mai avrei pensato di guidare per un'intera giornata solo ed esclusivamente in paesaggi innevati! Ad Azrou, ai lati della strada, c'era 1 metro abbondante di neve! Ovviamente ero preparato sia al caldo che al freddo quindi non è stato un problema. 


Come ti sei organizzato per i pernottamenti?

Come al solito: tenda e fornellino. Non prenoto mai nulla e decido giorno per giorno dove dormire e se dormire in tenda o andare al caldo in un hotel. La scelta dipende dal tipo di giornata che ho affrontato: ad esempio se ho affrontato un tratto molto impegnativo, ho sudato e quindi necessito di una doccia ed un buon riposo non ci penso due volte a pernottare in un hotel o ostello. Altrimenti scelgo un posto dove piantare la tenda e cucinarmi la cena.

Viaggiare in solitaria è una limitazione o un vantaggio per te?

E’ uno dei tanti modi di viaggiare.  C’è chi viaggia in aereo, chi in auto, chi in bicicletta piedi, chi in compagnia e chi in solitaria… ci sono pro e contro. In solitaria sai che potrai contare solo ed unicamente su te stesso: guasti, malintenzionati o incidenti saranno dei problemi che dovrai risolvere da solo e contando solo sulle tue forze. L’altra faccia della medaglia è che non hai alcun genere di vincolo e non dipendi da nessuno riguardo ad esempio la scelta di dove andare, quanto restare, dove dormire o semplicemente cosa fare.   


Quale il tuo prossimo progetto di viaggio?

Vivo alla giornata, non pianifico né tanto meno progetto da ora i futuri viaggi. Sostanzialmente funziona così: Appena mi rendo conto che di lì ad 1 mese potrò partire, vado in libreria, mi piazzo avanti gli scaffali delle guide e scelgo emotivamente quella che più mi attira. Sfogliando la guida ho un’idea generale dei posti che meritano essere visitati e creo una bozza di itinerario. Non per questo lascio che l’itinerario diventi una gabbia: in viaggio mi lascio tentare da deviazioni improbabili o consigli della gente del luogo e non sono rari i casi in cui i fuori programma si rivelano talmente appaganti da meritare uno o due giorni di permanenza in più. 

Cambieresti la tua "Africona" per un'altra moto? 

Per ora no, sono un tipo sentimentale e mi affeziono facilmente. La mia Africa Twin, nonostante la veneranda età di 29 anni, durante il mio viaggio in Marocco si è comportata egregiamente, come sempre del resto. Spesso mi viene rivolta la domanda “ma non hai paura sapendo di partire partire con una moto così vecchia, che può abbandonarti da un momento all’altro?” la mia risposta è sempre la stessa “pompa benzina, regolatore di tensione e centralina di riserva sempre con me”. Sono infatti questi i punti deboli dell’Africa Twin, altro non può fermarla (sgrat sgrat!)


Alessandro, cosa  pensi del "mondo visto da dietro la visiera"?

Per come la vedo io "il mondo visto da dietro la visiera" è forse l'unica cosa che conta. Non sto parlando solamente di viaggi in moto: puoi decidere di partire per il Giappone o per un weekend in una città a pochi chilometri,  il mondo dietro la visiera è ogni volta che decidi di dare un taglio con la vita quotidiana, ogni volta che ti incammini in un nuovo percorso ed anche quando decidi di affrontare un problema da un altro punto di vista. La visiera è il tuo mezzo per raggiungere la felicità. 


A giovedì prossimo,
lamps a tutti!

Cry
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DANIELLE MURDOCH, UNA DONNA ALLA CONQUISTA DEL MONDO SULLE DUE RUOTE IN SOLITARIA.

Ecco l'intervista rilasciatami da Danielle, intraprendente donna che sta girando il globo terrestre in sella alla sua moto in solitaria. La passione per i viaggi, tramandatale dal padre sin da quando era piccola attraverso i suoi racconti, ha preso forma, non appena è diventata adulta, in un'esplorazione dei vari continenti nel ruolo protagonista di moto viaggiatrice.

Ciao Danielle, quando è nata la tua passione per la moto?

Nel 2007, dopo aver sperimentato un viaggio di due settimane moto attraverso Loas nel Sud Est asiatico come passeggero su di una Honda XR250, ho deciso di partire per l'Europa su di una moto piuttosto che fare la normale esperienza zaino in spalla. Così, sono andata a casa ed ho parcheggiato la mia XR250 davanti alla finestra della mia camera per incoraggiarmi a prendere la patente per la moto! Avevo 25 anni all'epoca.


Con la moto hai esplorato prima l'Australia e poi l'Africa, in solitaria. Quanti chilometri hai percorso ed in quanto tempo?

All'inizio del 2008 sono andata con la mia Honda XR 250 da Bangkok a Mosca, avevo $ 10.000 in tasca e sono riuscita a farli durare per esattamente 10 mesi! Quando ho raggiunto Mosca, non avevo più soldi ed ho venduto la moto per poter acquistare il biglietto aereo per tornare a casa!
Al ritorno ho passato due anni risparmiando soldi per la mia prossima avventura in motocicletta. Nel 2010 sono andata in sella alla mia moto (Suzuki DR 350) da Brisbane, Australia in Africa via terra attraverso il Sud-est asiatico, l'India, il Medio Oriente, in Egitto, dove io iniziato la mia circumnavigazione dell'Africa. Nel 2014 esattamente quattro anni dopo che ho iniziato io fermato la mia moto alla dogana a Victoria Falls, Zimbabwe.


La decisione di partire per questo importante viaggio, da cosa è nata in te?

Mio padre aveva viaggiato molto prima di venire a vivere insieme a noi, sono cresciuta ascoltando le sue storie sull'Africa e spulciando tra le pile enormi di sue diapositive. In famiglia trascorrevamo tutti i fine settimana esplorando la Nuova Zelanda in camper. Poi, quando avevo sei anni avevo messo da parte abbastanza soldi per comprare un biglietto aereo per Francoforte, in Germania, dove i miei genitori hanno portato un camper arancione fosforescente ed abbiamo trascorso sei mesi ad esplorare l'Europa durante l'inverno. Quindi, credo che viaggiare sia sempre stato nel mio sangue e mi è stato utilissimo crescere passando il mio tempo a fare l'esploratrice!




Come ti sei trovata a viaggiare in solitaria e la gente che hai incontrato come vedeva una donna che viaggia da sola?

Il ruolo di donna, viaggiando, può aprire tante opportunità. Sarete accolti nelle case della gente il più delle volte, o invitati fuori a cena con la popolazione locale o nel sancta sanctorum delle loro case (soprattutto nei paesi musulmani dove i viaggiatori maschi dovrebbero rimanere nella stanza di accoglienza degli ospiti senza parlare con la femmine presenti in casa). Nell'insieme mi sento che quando si viaggia da soli si riesce ad entrare in contatto molto meglio con la popolazione locale, che vorrà prendersi cura di voi come una sorella o una figlia.




Cosa non può mai mancare nel tuo bagaglio?

Ohhh, questa è una dura risposta da dare! Il mio kit di strumenti di fiducia per la riparazione della moto. Dopo di che, ho avuto un paio di articoli di lusso, come un libro, un blocco per disegnare ed una piccola scatola di colori ad acqua.


Qual è il luogo che più ti ha colpito?

Il Pakistan. E' un paese dove ci si perde completamente. Le cose che si leggono nei notiziari sono terribili, ma quando ci si trova all'interno del paese e ci si apre a nuove esperienze si scopre che i pakistani sono persone di buon cuore, accoglienti e disponibili. Poi come paese è così sorprendente, che ci si fermerà ad ogni angolo della strada per scattare sempre nuove foto! Io in realtà finito per vivere nel nord del Pakistan per sei mesi in attesa che la guerra siriana finisse. In quel momento ho esplorato le diverse zone ed ho imparato molto sulla loro cultura. A causa di questo, penso che il Pakistan rimarrà sempre nel mio cuore.


Hai incontrato un momento particolarmente difficile durante il viaggio?

Ognuno ha alti e bassi mentre si viaggia. Ho faticato molto in India, dove gli uomini decidevano di poterti toccare o di stare fuori dalla tua camera da letto ad aspettarti solo perchè eri un turista. Sono stata inseguita sulla spiaggia da un gruppo di giovani uomini. Mi sono bloccata spesso nel traffico folle e avuto diversi incidenti. Alcuni erano stati causati dalla gente del posto che guidava senza guardare la strada, ma osservando me! Dopo aver lasciato l'India ero una persona completamente diversa. Non interagivo con nessuno, mi ero chiusa in me stessa. Quando sono entrata in Pakistan ho deciso che per portare avanti questa avventura avrei dovuto dari una nuova possibilità e così ho fatto! 


Qual è secondo te l'aspetto più bello di guardare e scoprire il mondo da dietro la visiera? 

L'aspetto più bello di guardare e scoprire il mondo da dietro la visiera è che si è più a contatto con le popolazioni che si incontrano lungo il proprio viaggio. Senza la barriera metallica di una macchina, è tutto più vicino a noi. Come guidando attraverso i villaggi, arrivano subito gli odori, i sapori; sarebbe diverso guidando con un camper con l'aria condizionata. In definitiva ci si immerge nel vero ambiente.

Questo il link al sito di Danielle Moto Monkey Adventures.

A giovedì prossimo,
lamps a tutti!
Cry

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CHANTAL SIMONS: UNA GIOVANE OLANDESE ALLA CONQUISTA IN SOLITARIA DI AUSTRALIA ED ASIA.

Chantal si innamora delle moto sin da tenera età, da quando suo padre la portava sul sellino posteriore della sua moto per fare delle gite; crescendo aumenta sempre più in lei la passione per le moto, che userà dapprima per gli spostamenti di ogni giorno, sino a sfociare poi nell'esplorazione di ben due continenti, l'Asia e l'Australia, viaggi che compirà in solitaria. Leggiamo le interessanti parole di questa intraprendente centaura olandese nell'intervista che ha rilasciato alla Cry.



Ciao Chantal, quando è nata la tua passione per la moto?

Sono stata un’appassionata di moto probabilmente dai tempi dell'asilo, ma ho iniziato a salire in sella solo a 21 anni. Mio padre ha sempre avuto moto e lui mi ha sempre portata con sé a fare giri in moto come passeggera. Quanto mi piaceva! Per me era chiaro fin da subito che sarei stata in sella alla mia moto prima o poi. E 'stata solo questione di tempo. All'età di 10 anni avevo già capito che avrei voluto un Ducati Monster 600 giallo fiammeggiante. Ho comprato quella moto quando avevo 22 anni e la amo ancora, eppure è così poco adatta per viaggiare! Sono felice di aver lasciato il mio amore per la bellezza dietro di me e di essermi impegnata per la praticità, con l’XT!

Infatti ora guidi una Yamaha XT250, "chook Chaser". E 'una moto comoda per una donna?

Si assolutamente. Sono un po' bassa per essere un pilota, sono alta infatti poco meno di 1 metro e 60 centimetri. I miei piedi non toccano terra nella maggior parte di moto da viaggio: le KTM, Suzuki DR e le BMW GS sono letteralmente oltre la mia portata. Per molte altre donne queste moto sono anche pesanti da gestire e quasi impossibili da tirare su se cadono. L'XT250 può essere presa sulla ghiaia, sabbia, fango (si sa, tutte cose divertenti per me!), consentendo di mettere i piedi a terra e prenderla in mano facilmente. Dopo 80000 chilometri percorsi con tutti i problemi del caso, posso anche dire che è una moto incredibilmente affidabile. Anche il viaggiatore meno portato per la meccanica se la cava benissimo con questa moto. L'unica cosa che trovo meno comoda è la sua sella, è un po' troppo dura quando ci stai seduto per tanti giorni. Ma credimi, è possibile abituarsi anche a questo!



Con la tua moto hai esplorato prima l'Australia e poi l’Asia, in solitaria. Quando sei partita avevi un progetto di viaggio ben definito?

Non ho mai avuto un progetto di viaggio ben definito. Prima di andare in Australia col Chook Chaser ho fatto un paio di viaggi più brevi e lentamente mi sono spinta fino a compiere un viaggio folle in tutto il continente. Due mesi dopo aver ottenuto la patente sono partita per un viaggio in Europa con un buon amico, 9 paesi in 10 giorni. Mi sono seriamente ammalata della voglia di fare viaggi in moto. Due mesi dopo sono volata in Nuova Zelanda, ho comprato un Suzuki GS550 di 31 anni ed ho viaggiato da sola girando la metà del paese in sella ad essa, fino a quando si è rotta per la quarta volta e non ho più avuto i soldi per ripararla. Nessuno di questi viaggi erano particolarmente ben pianificati o pensati. Quando sono andata in Australia per i miei studi, inizialmente pensavo che l'Australia fosse troppo grande da esplorare su di una moto. Ma quando ho imparato che a bordo di questo mezzo di trasporto si vedono le parti migliori, la decisione è stata presa facilmente. Poi a metà strada durante il mio viaggio in Australia ho dovuto pensare a quello che volevo fare nella vita. Crescere, ottenere un lavoro vero e stabilirmi in un posto, o se continuare la vita zingara ancora per un po'. Non ero mai stata in Asia e quindi ho deciso che era tempo di andare ad esplorarla. La moto permette di marciare in un modo così unico, dopo la libertà che mi ha dato durante i miei viaggi precedenti, che non potevo tornare ad essere dipendente dai bus o a dover mercanteggiare tassisti. Il Chook Chaser doveva venire con me. Una volta deciso, mi sono messa in moto per spedirla verso l'Asia ho decidendo di rendere il viaggio più lungo guidando dai Paesi Bassi (posto da dove vengo). Posso dire che sto già pensando a più di viaggio. Ma non posso ancora rivelare ulteriori dettagli, prima il mio obiettivo è quello di scrivere e pubblicare libri sui viaggi in Australia e in Asia.

Come ti sei trovata a viaggiare in solitaria e come vedeva la gente che incontravi lungo la tua strada una donna che viaggia da sola?

Per me viaggiare da sola è il modo migliore. Poter prendere le proprie decisioni, non dover tenere conto di altro, ti dà una quantità impressionante di libertà. È inoltre davvero importante imparare a fare affidamento su se stessi e scoprire che si è capaci di molte più cose di quante non immaginiamo. A volte viaggiare da soli può far sentire un po’ di solitudine. Tuttavia, è anche un ottimo modo per entrare in contatto con gli altri. L'unico vero lato negativo di viaggiare da soli è che non mi sento a mio agio nel percorrere strade sterrate pericolose in aree remote ... ma la prossima volta mi attrezzerò con un tracker GPS, allora anche questo ostacolo sarà solo un ricordo del passato.
Credo che viaggiare da sole non sia ancora la norma per le donne, ma sempre più donne si rendono conto che possono inseguire i propri sogni viaggiando in compagnia o no. Nei paesi occidentali le persone sono di solito sorprese quando prendo in mano il mio casco. Ma mi sono sempre di supporto. In tutta l'Asia sono stata piacevolmente sorpresa dal sostegno datomi dalle persone incontrate on the road. Quando ho iniziato questo viaggio mi aspettavo un po 'di risposta negativa dalle persone nei confronti del concetto di una donna che viaggia per lunghe distanze su una moto da sola. Non avrei potuto sbagliarmi di più! Persone provenienti da tutti i paesi sono state curiose di ascoltare la mia storia e disponibili ad aiutare quando potevano. L'unico problema che ho avuto è stato quando si è trattato di dover fare manutenzione alla moto. Molti meccanici in Asia hanno mai lavorato su una due ruote come la mia. Spesso, quando dicevo loro che cosa non andava o non mi credevano o semplicemente non mi ascoltavano. Perciò ho provato a fare la maggior parte delle operazioni di manutenzione io stessa. Le persone sembrano incoraggiare i piloti di sesso femminile, ma le donne che conoscono i meccanismi delle loro moto potrebbero ancora essere un concetto troppo lontano da accettare.



Cosa non può mancare mai nel tuo bagaglio?

Ottima domanda! Posso citare tre cose? Il mio coltello Swiss Army, del nastro adesivo ed un contenitore di plastica per alimenti richiudibile. Quest'ultima cosa potrebbe sembrare un po' strana, ma è stata la mia ciotola per la prima colazione, insalatiera per il pranzo, piatto per la cena, il coperchio mi è servito come un tagliere e quando avevo cibo rimasto lo conservavo là. Prima del viaggio non avrei mai potuto immaginare quanto sarebbe diventato importante questo oggetto!

Qual è il luogo che ha più ti ha colpito lungo la tua strada?

Tantissimi posti mi hanno impressionato, ciascuno con la propria bellezza e con le proprie sfide. Se proprio ne dovessi nominare uno penso citerei l'India. E 'il più versatile nel suo paesaggio, nella ricchezza, nella sua gente, nella sua lingua e nel suo cibo! L'India ha mille versioni di sé stessa. Questo è anche il paese che mi ha insegnato più sul perché pensiamo che il nostro modo di pensare e di agire, In molti aspetti, è il più lontano da quelli della civiltà occidentale. Si tratta di un continente in sé stesso e visitarla mi è servito come un vero e proprio campanello d'allarme per quanto riguarda la mia percezione del mondo.



E quale la popolazione che hai incontrato lungo la tua marcia che ti è più rimasta nel cuore?

Il popolo iraniano. Sono le persone più accoglienti e disponibili che io abbia mai incontrato. Ho avuto la possibilità di stare con le famiglie locali ed essere trattata come loro figlia dopo pochi giorni. E’ stata una bella esperienza. Poi, mentre guidavo in autostrada, una volta un camionista mi ha lanciato dal suo abitacolo 6 pannocchie di mais e un melograno. Non parlava una parola di inglese, non riuscivo nemmeno a dirgli grazie. Poi è arrivata la domanda in me: ed ora che cosa faccio con 6 pannocchie di mais crudo?? Quando più tardi ne ho date 3 ad un venditore di strada, lui a sua volta ha rifiutato di farmi pagare del succo di frutta. Poi, mentre ero in piedi a bordo della strada, un altro autista si è fermato per bere del the con me. Ha tirato fuori il suo piccolo tappeto persiano, mi si è seduto accanto ed ha cominciato a versare il the caldo per entrambi da un thermos. Abbiamo parlato in un inglese stentato e guardato il traffico che passava. E 'un peccato che l'Iran abbia una cattiva reputazione da parte media, perché è la gente rappresenta le anime più calde e cordiali che io abbia mai incontrato.

Hai incontrato momenti particolarmente difficili durante il tuo viaggio?

Ci sono sempre momenti in cui le cose non vanno nel modo che desideri. Ma ho imparato che sorridere di solito è l'opzione migliore. La situazione non è spesso così grave come sembra!



Qual è secondo te l'aspetto più bello di guardare e scoprire il mondo dietro la visiera? 

E’ una domanda alla quale faccio fatica a rispondere. Per me l'aspetto più bello di scoprire il mondo da dietro la visiera è il collegamento della persona con l'ambiente circostante. Non si è solo di passaggio attraverso la terra, ma si diventa parte di essa. È possibile sentire l'odore degli alberi o la pioggia fresca in estate. Se la strada è polverosa, se ne sarà presto ricoperti. Se fa caldo, si è caldi, se è bagnato, si è bagnati. C'è poca barriera tra noi ed il mondo. La stessa cosa accade con la gente. Soprattutto nei paesi in cui le moto sono la principale forma di trasporto. Su di una grande moto a pieno carico ci sembrerà sempre di essere come alieni. Eppure sei un alieno che è semplicemente parte del mondo che sta attraversando e la gente ti accoglierà per questo motivo.

A giovedì prossimo,
lamps a tutti!
Cry

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STEFANIA GNOATO ED IL GRANDE VIAGGIO IN SOLITARIA IN SUD AMERICA. PARTE 1/2.

Stefania, donna e madre 52enne, decide di mettere alla prova sè stessa e le sue capacità partendo per un viaggio in solitaria sulla sua due ruote, in direzione Sud America, con grande incoraggiamento anche da parte dei suoi figli. Si rivelerà un'esperienza stravolgente, intensa il viaggio di una vita. Ecco come Stefania stessa ci racconta la sua avventura, durante una delle sue soste serali. Lasciatevi coinvolgere dalle parole di questa intraprendente motociclista, non vi resta che sognare ad occhi aperti e viaggiare insieme a lei..



Essere donna, essere mamma, essere uno spirito libero e sentire il dovere che ti chiude nella vita di tutti i giorni. A 52 anni vedi i figli che hanno la loro vita, ti fai una domanda ....e ora ?? E ti rispondi: sono stata brava! Tocca a me! Il desiderio di avventura, di libertà, di capire se sei troppo vecchia per imparare a vivere avventure che ti sorprendono! Apri internet e vedi luoghi magici che fan sognare e pensi son tutti maschi pratici di meccanica e di sterrato.. "
beh, dai, mi aggrego!" Trovo un gruppo che fa il Sud America e mi dice di si. Non voglio pesare su di loro e faccio il primo corso con istruttore off (Stefano Sacchini che non smetterò mai di ringraziare), chiedo a Gabrielli (che oltre avermi venduto le moto, sono amici) di insegnarmi come comportarmi per eventuali forature gomme e individuare problemi che potrebbero capitarmi. Arriva luglio, dopo 3 mesi che sogno, io sono pronta ed un bel giorno ricevo una telefonata: non mi vogliono nel gruppo (credo perchè non pensano ci riesca ma mi addolciscono la pillola). La mia faccia cambia colore, mio figlio mi guarda, gli dico cosa è successo e lui: "mamma vacci da sola che tu ci riesci!" Mia figlia ha la stessa reazione!!Ok gambe in spalla e diamoci da fare! Prima cosa trovare
come portare la moto; chiamo, telefono e fra internet ed amici riesco ad aver la dritta giusta che non costa troppo! Mi aggrego a gruppi di motoviaggiatori che si raccontano i viaggi e condividono con me informazioni (Rosario Sala,  Fiorenza Mode, suo marito William e una grandiosa Miriam Orlandi ..) Passano i mesi,faccio un altro corso off ..comincio sentirmi più sicura ed esco in solitaria per esercitarmi. I miei figli mi aiutano a preparare la moto per il ritiro ..parte ... ora comincio rendermi conto che lo farò veramente! I parenti scoprono solo all'ultimo momento che andrò da sola, dandomi della pazza ..."se ti se cadi" ..."son gente pericolosa" ...i figli ridono e mi incoraggiano. Prendo Spot, un attrezzo elettronico (che mio figlio mi attiva e fa funzionare), manda segnali satellitari ogni 30 minuti, così mi vedono, sanno sempre dove sono e alla sera o quando mi fermo mando messaggi di ok, tutto a posto! Sempre mio figlio (sta vecchietta girava con le cartine!) mi scarica mappe sul TomTom, mia figlia mi aiuta a valutare il bagaglio, in modo da essere pronta per qualsiasi evenienza!

Parto, so già che mi cambierà questo viaggio...arrivo a Santiago del Cile. Un contatto datomi da un motoviaggiatore viene pure a prendermi all'aeroporto, Evangilina, meravigliosa donna con un cuore immenso che mi ospita a casa sua mi porta anche a ritirare la moto. 
Ad appena 1 km fuori dalla dogana terrore puro: hanno dimenticato di fissare le viti del freno anteriore,si toglie mentre frenavo! Riflessi pronti, evito la caduta e chiamo in Italia dove mi spiegano come fare. Sistemo alla meno peggio ed arrivo ad un concessionario Benelli dove mi montano la vite e fissano il tutto (per il caricare la moto tolgono la ruota anteriore..adesso ho imparato pure questa!). Ok comincio il viaggio! Città caotiche, auto che intasano tutto, fra me, bagagli e moto son 430 kg. Sudo a districarmi nel caos ma poco dopo sono finalmente fuori. Ora guido tranquilla! Prima tappa "la serena" ...si si "la serena": 380 km - pochi mi dico - distributori li trovi, ma quasi mai nella strada principale
,che strano mi dico ..."la serena" era 1425 km!!!! mi ero sbagliata cliccando un punto in più! Non importa, mi fermo ad un distributore e chiedo informazioni su dove far tappa ad un motociclista cileno e mi dice che pure lui va al nord mi consiglia Baia Inglese a Caldera e ci accordiamo di far la strada assieme. Comincio a vedere il deserto, il nulla per km; arriva la notte e siamo in pieno deserto, percorriamo una strada che con il freddo della notte misto alla sabbia fa scivolare la moto. Ci fermiamo, sono le 21,30, tiriamo su la moto sua ci fumiamo una sigaretta e ascoltiamo il deserto: il vento e le stelle sono così luminose che grido "wow" più volte! Lui ride, poi cala il silenzio e si assapora il piacere di esserci! Siamo entrambi stanchi ma non da fermarci e piantare la tenda. Arriviamo a Caldera e dividiamo l'unica stanza che abbiamo trovato. Tiro fuori il sacco a pelo e lo butto sul letto dopo una doccia con acqua fredda (non era nemmeno allacciato il tubo di quella calda!) e sprofondo nel  sonno. Al mattino colazione cilena: uova, pesce, cose strane che assaggio e il mio stomaco mi grida "caffè" ! Si riparte. Pieno di benzina: approfittare sempre anche se hai consumato solo una tacca, l'ho imparato da Gustavo il cileno, poi deserto.. i colori del deserto..
cimiteri che compaiono nel nulla e ti chiedi "perchè vengono a seppellirli qui?" Mi spiega che erano li che lavoravamo ad estrarre zolfo e altro materiale che son morti tutti giovani e di tumori ai polmoni. Son cimiteri alla memoria del progresso! Continuano a sorprendermi le distanze immense e per tutto questo viaggio mi accompagna l' immenso. Siamo diretti ad Antofagasta, strada asfaltata facilissima. A Gustavo si rompe la pompa del freno posteriore ..sti freni!! Rattoppiamo alla meno peggio e ripartiamo. Ed eccola la mano nel deserto, sembra mi saluti, l'avevo vista molte volte fra le foto dei motoviaggiatori, sorrido è la conferma che pure io ci arrivo! Arriviamo ad Antogafasta alle 7 di sera ed e sabato il meccanico sta chiudendo con grande delusione di Gustavo  (aveva solo 7 giorni per andare al salar dello uyuni a vedere la Dakar) si gira e mi dice destino. Il destino decide pure di bloccargli la carta di credito (scopriamo poi il lunedi che han tentato di clonarla), io gli dico che avrei fatto un giro così intanto lui avrebbe sistemato la moto!
Porca miseria, gli ho fatto pure guidare la mia moto ...da non credere ...sabato sera e domenica passati a mangiare bere e vedere la città e la magnifica scogliera della porta! Non so lo spagnolo, non so l'inglese, eppure non abbiamo mai smesso di chiacchierare e ridere! Lunedi mattina facciamo un giro infinito con il meccanico alla ricerca della pompa freno, una persona onestissima, Gustavo intanto sistema il problema con la sua carta di credito e arriva un messaggio da un suo amico: "lo uyuny è allagato, sospesa la Dakar!" ....mi guarda, ride e dice "destino"! Guardiamo la mappa e concordiamo di fare il passo Sico ...un tratto completamente sterrato. Fermandoci a San Pedro de Atacama, una delle città più belle incontrate finora, non ha strada pavimentata; è mantenuta rigorosamente originale: niente palazzi, niente cemento ed ha uno dei più bei paesaggi che io abbia mai visto ...il tramonto con la luna e il sole che si incontrano nel cielo, il rosso ed il rosa, il colore magico che creano, ti senti rapire da vortici di emozioni.... giri giri giri..... sorridi come una bambina dentro ad una giostra dai mille colori .....piccola e meravigliata ...il cuore batte cosi forte che sembra esplodere! Un turista vede la moto, si avvicina, sorride e mi dice: "da dove sito? mi so da Rossan (5km da casa mia)". Mi riporta con i piedi per terra, rido e scambiamo quattro chiacchiere! Non lo so se e stato un bene o un male, detta alla cilena "destino"! Dormiamo sotto le stelle in un campeggio con la testa fuori dalla tenda a guardare le stelle.
Ok, si riparte, prima prova di sterrato........

A giovedì prossimo,
lamps!

Cry
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ANDARE A CAPO NORD IN VESPA ED AIUTARE DEI BAMBINI A SORRIDERE: OBIETTIVI RAGGIUNTI! 

Nel 2014 Marco Giurin parte dal Veneto alla volta di Capo Nord, non con una comoda moto da viaggio ma a bordo della sua amata Vespa. L'obiettivo era quello di raggiungere Caponord, si, ma il vero obiettivo, ancor più grande, era quello di scrivere al ritorno un libro che raccontasse quest'avventura, donando tutto il ricavato ad associazioni che aiutassero dei bambini in difficoltà. Sentiamo cosa racconta Marco in questa intervista rilasciata alla Cry. 



- ciao Marco, "Obiettivo Capo Nord in Vespa": obiettivo raggiunto con successo?

Certamente, obiettivo raggiunto con grande successo! Ma il vero obiettivo non è stato raggiunto il 26/7/2014, ma il 22/01/2016 dopo aver donato all’associazione famiglie e abilità onlus il ricavato della vendita del mio “diario di viaggio”

- Hai messo a dura prova la tua Vespa quindi. Si è sempre comportata bene o ti ha dato problemi?

Ho messo veramente a dura prova la Vespa, il motore restava accesso moltissime ore senza mai essere spento. La vespa è famosa soprattutto per la sua affidabilità, infatti la vespa e l’ape hanno lo stesso motore,e negli anni 60/70 la maggior parte della gente usava questi mezzi soprattutto per lavoro.
Tornando a me, fortunatamente il motore ha retto benissimo, l’unico problema che ho avuto e che ho forato ben 4 volte. Ma riparare una ruota di una Vespa ci si mette 30 minuti al massimo.



- Come l'hai preparata ed equipaggiata per affrontare una tratta di così lungo chilometraggio?

A dire il vero, alla Vespa non ho apportato nessuna importante modifica, il motore rigorosamente originale.
Le uniche modifiche sono state, sostituire la spugna della sella originale con uno strato in gel (che mi ha letteralmente salvato le chiappe!) e mi sono costruito con un trittico di bauletti Givi un portapacchi posteriore dove riporre ordinatamente tutte le mie cose. Questo portapacchi e talmente ben riuscito che tantissimi vespisti mi chiedono consigli e info su come realizzarlo.

- Che emozione hai provato all'avvistamento del famoso globo di Nordkapp?

L’emozione è stata veramente tanta, in quel momento mi sono veramente sentito appagato, sia come vespista viaggiatore che ancor di più come uomo. In quel momento avevo tutto ciò che mi serviva veramente!!!
Mi ricordo ancora chiaramente come fosse ieri il momento in cui ho visto il “globo”. Sono arrivato in cima all’Europa con un vento gelido e una nebbia fissa che la si poteva tagliare col coltello. Mi sono detto da solo: “Bravo Marco, ti sei conquistato la meta!” 



- Da questo viaggio ne è nato un libro intitolato "Obiettivo Capo Nord in Vespa" i cui proventi sono devoluti totalmente alla fondazione Marco Simoncelli onlus ed all'associazione Famiglie & Abilità onlus. Mi vuoi parlare di quest'iniziativa?

Il libro “Obiettivo capo nord in Vespa” è stata una grandissima soddisfazione, soprattutto personale, perché scrivere un libro non è da tutti i giorni. Il libro l’ho scritto, pubblicato e pubblicizzato tutto interamente a mie spese senza sponsor o casa editrice a sostenermi. Senza minimamente nessun guadagno, ma solo la volontà di aiutare due associazioni. Una è quella di Marco Simoncelli, e l’altra è Famiglie & Abilità onlus. Con quest’ultima essendo un’associazione del mio territorio si è creato un legame speciale. Attualmente il mio libro ha dato la possibilità d’essere aiutati 5 bambini con difficoltà motorie e non solo con 10 terapie. E spero di riuscire a vendere molti altri libri per aiutare ancor di più queste associazioni.

- Quello a Capo Nord è stato un viaggio in solitaria; so che ne sono seguiti altri, sempre con lo stesso mezzo, ma in due. Come ha vissuto queste avventure la tua "zavorrina"?

A Capo Nord ci sono stato nel 2014, mentre l’anno scorso sono stato con la mia zavorrina Ylenia in Irlanda. Anche questo è stato un viaggio spettacolare, che ci ha legato ancor di più e ci ha fatto capire i nostri limiti. E’ stato un viaggio all’insegna della risata, viaggiavamo per tantissime ore e con gli auricolari ci facevamo certe risate… Ylenia tornati a casa mi ha detto; esperienza fantastica, ma non farei più un altro viaggio. D’altronde la capisco, viaggiare in Vespa in 2 montati a una velocità massima di 80km/h non è facile.



- Come vi organizzate a viaggiare in coppia a bordo di una Vespa, per quanto riguarda il bagaglio?

Lo spazio in una Vespa è veramente limitato, tenendo conto che il portapacchi anteriore è occupato da tutto il materiale da campeggio (tenda, sacchi a pelo e materassini), ci restavano a disposizione solo i tre bauletti da 20 litri cada uno. Io non ho problemi, una maglietta, una paio di mutande e di calzini, uno spazzolino e via… inizialmente è stato più duro per Ylenia doversi accontentare di cosi poco spazio. Ma alla fine anche lei ha capito che in viaggio minimo il 50% delle cose comuni che usiamo tutti i giorni sono superflue.

- Progetti futuri di viaggio? 

Si, tanti, forse anche troppi. Comunque il prossimo viaggio sicuramente sarà l’Africa, sarà lei  la mia prossima meta. Ho voglia di sabbia. Mi piacerebbe fare la costa ovest, Marocco, Mauritania e Senegal. Ma non vorrei sbilanciarmi troppo nel raccontare un viaggio che attualmente è concreto solo nella mia testa. Comunque potete seguirmi sulla mia pagina Facebook “Il mondo in Vespa – Marco Giurin”.



- Cosa ne pensi del mondo visto da dietro la visiera?

Penso che sia un mondo fantastico, io ci sono in mezzo da pochi anni. A me piace il viaggiare lento, godermi il paesaggio e riuscire a sentire gli odori. Ricordo l'estate scorsa ero a Lione in francia, alle 6 di mattina mi metto in marcia verso casa. Siccome era Domenica non cerano auto e nell'aria cera un profumo da croissant. Potrà essere una cavolata ma per me questi sono ricordi di viaggio bellissimi. Poi avvolte mi dicono che sono matto perché viaggio in vespa perché in garage ho un'Africa Twin rd04 che uso solo per muovermi in città... di solito la gente normale viaggia in moto e si muove in città in Vespa 😉





A giovedì prossimo,
lamps a tutti!
Cry

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TOTO' LE MOTO': AVANTI TUTTA IN DIREZIONE EST (ma non solo..)!!!

Totò le Motò - al secolo Antonio Femia - scopre la sua passione per le due ruote dopo i 30 anni. Da questo momento in poi è un crescendo che, km dopo km, lo porterà anche a girare il mondo insieme a sua moglie in un viaggio durato un anno e durante il quale hanno toccato tre continenti. Ed oltre a questo, molti altri viaggi, prevalentemente verso est, mosso da quella spinta che Totò definisce "zingaritudine". .. perchè, come dice lui: "il Viaggio è cosa trovi per strada". 




Antonio, hai scoperto la moto dopo i 30 anni. Qualcuno ti ha fatto avvicinare a questo mondo o è stata una casualità?

È stato il traffico infernale di Roma e la sua annosa carenza di mezzi pubblici. Ci arrivai con un Pandino euro 0 che giá ai tempi era illegale dal punto di vista delle emissioni. Nei primi tre mesi collezionai un bel pacchetto di multe per parcheggio sulle strisce blu e, a prescindere da questo, spostarsi su quattro ruote era impossibile. Appena trovato un lavoro vero comprai uno scooter e, una volta capito che non ero ancora vecchio, lo vendetti per una moto vera.

La passione per i grandi viaggi invece risale a prima di quel dì?

Dipende da cosa intendiamo per grandi viaggi. Ogni volta che ci si spinge un po’ piú in lá si fa un’esperienza nuova che cambia i tuoi punti di vista. E non è una questione di distanza, quanto di cose che si vivono durante l’esperienza. Il primo viaggio fuori dall’Italia l’ho fatto a trent’anni: Portogallo zaino in spalla insieme alla fidanzata di allora. Ma ancora non mi era presa ‘sta smania maledetta. Peró non ti ho dato ancora una risposta. Credo sia nata sull’espresso notturno Reggio Calabria-Roma quando, una volta al mese, andavamo a trovare mio fratello a Napoli. Mia madre e mia sorella dormivano sui sedili allungati a mo’ di letto, mio padre vegliava e io dal finestrino assaporavo i paesini addormentati che scorrevano via, chiedendomi sempre chi ci abitasse, che vita potessero mai condurre.




Hai cominciato a fare viaggi in moto che ti hanno portato spesso verso est, sentivi il richiamo di quelle terre?

Ho iniziato a girare da quelle parti nel pieno della campagna xenofoba della Lega Nord contro i rumeni,  che nelle notizie di cronaca nera avevano da poco surclassato gli albanesi in quanto a presunte efferatezze. Non mi convinceva la discrepanza tra il sentire comune e gli immigrati che conoscevo casualmente e la realtà che volevo vedere con i miei occhi, convinto del fatto che l’essenza di un popolo la si possa trovare nel suo paese e non all’estero in condizioni difficili e con un pregiudizio che chiude ogni porta. Ero anche molto incuriosito da cosa fossero diventati i Balcani, devastati da una guerra sanguinosa della quale ci siamo mediamente disinteressati. C’era un po’ di senso di colpa, forse, ma mi sono anche detto che se c’era stato un conflitto allora dev’essere un altro mondo davvero. Col tempo mi sono accorto che il territorio che va dall’Adriatico al mar giallo è stata terra di battaglie e migrazioni che hanno mescolato culture e genti e volevo vedere fin dove arriva il mediterraneo. Ho scoperto che a sud dell’Himalaya finisce sull’Indo.

Nel 2012 la decisione di fare un viaggio a Samarcanda da solo, che racconti anche nel tuo e-book "Questa non è una guida". Talvolta parli di questo viaggio come di un "viaggio interiore": che tipo di esperienza è stata questa per te?

E che ti devo dire? Credo che se adesso siamo qui a parlare di queste cose, sia anche per quello che mi è passato per la testa durante quel viaggio. Non era il primo in solitaria su lunga distanza: l’anno prima ero stato nel Caucaso attraversando la Turchia che, per quanto vasta, è abbastanza popolata. Cado anch’io nella trappola dell’identificare un viaggio con la destinazione finale, ed è per questo che parliamo del viaggio  a Samarcanda. Peró Prima di arrivarci ci sono stati gli incontri in Romania, la sbronza Ucraina, I russi dalla scorza dura e dal cuore d’oro, il nulla popoloso del Kazakhstan. C’è stata la fiducia riposta negli sconosciuti, il comportamento illogico di chi mi ha aiutato contrariamente alle apparenze, il senso d’onnipotenza e l’autostima ai minimi storici. E dopo c’è il ritorno, il secondo round da affrontare con la metá delle forze e controvoglia. Sono stati solo trentacinque giorni ma è come aver vissuto un’altra vita durante la quale, fiaccato nel fisico  e sereno nell’animo, ho preso consapevolezza di quanto mi sentissi a mio agio nell’incertezza del momento. La molla per il giro lungo di due anni dopo è stata quella.




Spesso però non viaggi in solitaria, ma con la tua compagna, Peppina. Con lei hai intrapreso il viaggio di un anno che vi ha fatto attraversare tre continenti. Come definiresti a posteriori questa avventura?

Non so se la definirla avventura. Ne abbiamo parlato a lungo ma la possibilità si è concretizzata solo all’ultimo momento. Se per avventura intendiamo non sapere cosa succederá l’indomani o tra due ore allora lo è stata. Tenderei peró a chiamarla zingarata, piú che avventura.

Viaggiare per così tanto tempo insieme al proprio partner, è anche un test di coppia, un testarsi in situazioni particolari e talvolta "estreme".  E' così?

Sí, era la scommessa di partenza: se superavamo un anno insieme cosí allora potevamo superare la monotonia della vita di coppia in una casetta nel nebbioso nord. Finora pare che ha funzionato. La nostra forza è stata quella di rimanere calmi e lucidi quando le difficoltà si presentavano, lasciando battibecchi e scazzi a quando tutto era tranquillo. Una delle situazioni piú difficili é stata il malore da altitudine che colse Peppina sul Kunjerab Pass a 4700m sul confine cinese. Sono stati una ventina di minuti abbastanza difficili, ma un camionista cinese l’ha presa a bordo riportandola a valle molto lentamente e tutto è andato bene.




E poi godersi insieme i momenti più belli che un viaggio sa regalare, è stata sicuramente un'esperienza unica che avete vissuto insieme. Quale il momento più bello che avete condiviso?

Sono stati tanti senza dubbio, anche se non necessariamente c’era sincronia nell’apprezzare la bellezza delle cose. Ad esempio la lunga giornata di guadi nel Bolaven Plateau in Laos per me è stato come attraversare un immenso luna park, per lei un incubo interminabile. Peró due giorni dopo a Si Phang Dong, le quattromila isole, lo spettacolo dei pescatori all’alba è stato per entrambi qualcosa di magnifico almeno quanto percorrere, sempre all’alba, il deserto del Balochistan, nel sud del Pakistan.

Le maggiori difficoltà che avete incontrato? Avete mai pensato di abbandonare?

Sicuramente il poco tempo in alcune situazioni. Per me in alcuni momenti è stato impegnativo tenere a bada il carattere fumantino della mia signora. Per lei la maggiore difficoltà è stata il caldo e la stanchezza che hanno cominciato a farsi sentire in Cambogia, che hanno cominciato a fiaccarla anche nello spirito. Alla fine dei giorni insieme, in Patagonia, non riusciva piú a salire in sella. Peró l’idea di abbandonare non è mai stata contemplata.




E quale, chiudendo gli occhi, il posto più bello incontrato on the road che ti torna in mente?

Eh, piú di uno. Se proprio devo dire, forse la giungla thailandese o uno dei fiumi in Laos dove abbiamo passato una notte di wild camping.


Le differenze culturali incontrate nei vari angoli del globo hanno mai costituito un ostacolo o per la maggior parte sono state un arricchimento personale?

L’arricchimento culturale c’è se quando sei disposto ad aprirti e lasciare da parte il tuo bagaglio personale che deriva dall’educazione e dall’ambiente in cui hai sempre vissuto. La cosa ci è sempre venuta bene tranne in un paio di occasioni. Peppina ha avuto grosse difficoltà a digerire l’imposizione del velo in Iran, mettendoci un po’ ad elaborare la complessità della cultura islamica. Entrambi abbiamo avuto grandi difficoltà in India del Nord, dove la cultura diffusa è lontana anni luce dalla nostra. L’induismo poggia su basi etiche completamente diverse dal monoteismo cristiano o islamico e l’India è tutt’altra cosa rispetto all’immaginario che ne abbiamo in occidente. Diciamo che ci ho messo due anni a fare pace con l’esperienza indiana.




Affrontare un viaggio così importante in due, comporta anche la divisione degli spazi e dei bagagli. Come eravate organizzati da questo punto di vista?

Se mai riuscirò a tirare fuori il libro di questo viaggio, quello dei bagagli sará un capitolo sostanzioso. L’appalto dei bagagli era suo, senza se e senza ma, cosí come quello della gestione della cucina, ovvero un fornello a benzina e un set di stoviglie Quechua. A me spettava la manutenzione della moto e tutte le cose tecniche.

Il fatto di viaggiare col passeggero ti ha limitato nella percorrenza di tratti sterrati? Hai deciso di fare tratti diversi rispetto che se fossi stato da solo?

Piú o meno. DI fatto siamo riusciti ad andare un po’ ovunque e Peppina è stata una passeggera eccezionale: attenta a come collocare il suo peso, attiva nel fare foto e video, nel tenere d’occhio la strada. Non chiamatela zavorrina nel modo piú assoluto.  L’unico punto in cui mi sono dovuto arrendere e stato in Nepal, sulla strada per Jomsom costellata di pietroni e speroni di roccia dura e viscida. Sarebbe stato un grosso problema essere in due in Bolivia, nella riserva Avaroa con i suoi sentieri di sabbia sciolta.




Hai consigli da dare a chi volesse intraprendere un viaggio di questo genere?

Boh? Se sei in buona salute e hai spirito d’adattamento parti anche se non hai molti soldi. Non ti serve una moto pesante e con 150 cavalli, se ce l’hai vendila e con i soldi che ricavi compri un monocilindrico e stai in giro un anno. Non credere a chi ti parla di imprese eroiche: di eroico non c’è proprio nulla in tutto questo. Considera che il costo vero di un viaggio cosí non è il denaro che impieghi ma le cose che scegli di lasciare con il rischio di non trovare piú al tuo ritorno. Ogni stile di vita ha il suo perché e non credo ai guru del “viaggiare è fico, il posto fisso non è vita degna”, ché ognuno sa i cazzi suoi e cosa vuole dalla vita. Peró se proprio non ci dormi la notte allora vai e vedi cosa succede.

Quale il tuo prossimo progetto on the road?

Sto cercando di far diventare questa cosa un lavoro. Ho da poco presentato un paio di tour guidati che condurrò tra Romania, Balcani e Turchia, e altri ne arriveranno. Sono tour ben strutturati grazie alla collaborazione con Off Road Passion che da anni porta gente in giro su due ruote e con la direzione tecnica di Moto Rendez Vous, tour operator specializzato nei viaggi in moto. Poi c’è sempre il chiodo fisso dell’est in solitaria ma quello richiede ancora un po’ di impegno prima di vedere luce.




Antonio, com'è il tuo modo di vedere il mondo da dietro la visiera?

Mi stupisco lucidamente.
La moto é sempre stato strumento di conoscenza e passpartout per incontrare nuove culture. Purchè si viaggi  va bene in qualunque modo, ma farlo su due ruote è il modo che preferisco a tutt’oggi. E spero di poterlo fare per tanto tempo ancora.

A giovedì prossimo,

lamps a tutti!
Cry

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CAPODANNO A CAPONORD (IN MOTO) - WIZZ ED IL SUO FREDDO ED EMOZIONANTE VIAGGIO.

Un viaggio a Caponord, sogno di molti motociclisti, anche di Alessandrosoprannome "Wizz", che decide di avventurarsi verso la mitica meta nordica. Nulla di strano fin qui, se non fosse che Wizz fissa come data di partenza il giorno 4 dicembre 2015, inoltrandosi verso il nord estremo dell'Europa nella stagione più fredda, ritrovandosi a viaggiare su strade innevate, circondato da bellissimi scenari, ma con temperature anche di - 20°.
Leggiamo in questa intervista cosa racconta a proposito di questo emozionante viaggio, il suo protagonista. 


Wizz, perchè Capodanno a Caponord (in moto)?

Perché ero stato in Norvegia e a Capo Nord già nel 2013, ma a Luglio. Appena giunto sulla rupe dove trova posto il celebre monumento del globo d’acciaio mi chiesi quanto avrebbero dovuto esser belli quei posti, visti nella stagione invernale. Il pensiero iniziale non prevedeva di tornarci in moto a dicembre… Ma in breve tempo le cose si sono evolute così, iniziando dal Capodanno a Mosca di dicembre dello stesso anno.

Il freddo non ti spaventa quindi.

Ho sempre usato la moto tutto l’anno, da quando, a 16 anni, era l’unico mezzo a disposizione per andare ad agli allenamenti di atletica leggera nel pomeriggio dopo scuola. Anche quando ho iniziato a lavorare e quindi acquistato un’automobile, non mi sono mai privato dei giri in moto nemmeno in inverno, seppur inizialmente fosse “doloroso” girare con guanti da sci, scarpe da ginnastica e abbigliamento multistrato economico. Col passare del tempo mi sono equipaggiato sempre meglio, e ora posso dirti che è vero, il freddo non mi spaventa.



Come hai equipaggiato la moto per affrontare neve e strade ghiacciate?

Nei primi giri più estremi, usavo delle catene da macchina modificate. Poi ho costruito, con l’aiuto di amici, degli sci retrattili, integrati alla mia Honda CBF 600 S, che mi aiutassero a stare in piedi anche nelle condizioni peggiori. Per il viaggio a Capo Nord, dove prevedevo avrei incontrato condizioni pesanti per diverse migliaia di chilometri, ho equipaggiato le mie gomme con dei chiodi Best Grip, prodotti in Italia, che si sono rivelati la miglior soluzione applicabile, dimostrato dal fatto che non sono mai caduto nonostante viaggiassi anche a più di centro chilometri all’ora sulle strade ghiacciate, con la moto carica. I video presenti sul mio canale youtube riportano su schermo l’esperienza che ho vissuto.

Ed il tuo equipaggiamento personale per resistere alle basse temperature?

Sinceramente, dopo questo viaggio, ho capito di non essere ancora equipaggiato alla perfezione per temperature così basse: per quanto utilizzi un completo quattro stagioni di ottima qualità, credo di dover migliorare la sotto-vestizione, ovvero pantacalze e maglie. Al momento uso per lo più abbigliamento da corsa, visto il mio passato da atleta, unito ad alcuni capi riscaldabili elettronicamente, ovvero calze e gilet, che però non sono stati sufficienti ad avere una buona protezione quando la temperatura è scesa oltre i venti gradi sottozero.


Cosa si prova una volta avvistato il famoso globo a Capo Nord?

Quello che più mi affascinò la prima volta non fu tanto la vista del globo, ma la bellissima strada che divide i trenta chilometri dall’ultima città fino in cima alla rupe. In quei trenta chilometri di pieghe, accentuato dal vento spinto dal mare, si concentrano i pensieri di tutte le migliaia di chilometri percorsi per giungere fin lì. Infatti, il racconto di questo passaggio apre il mio libro come prefazione, perché è grazie alle emozioni provate in quel momento che ho deciso avrei dovuto raccogliere il tutto in qualcosa di scritto, disponibile per chiunque.

Parlami dei tuoi pernottamenti, hai optato per la tenda o altre soluzioni?

Sono un amante del campeggio, soprattutto quando posso preparare il mio bivacco libero da chiunque in free camping, ma in questo caso non era la miglior soluzione attuabile, a causa del freddo (a parte nella prima parte del viaggio, fino a Bergen) ma soprattutto a causa dell’ingombro dell’attrezzatura da campeggio, che si sarebbe aggiunto a quello delle gomme chiodate che trasportavo insieme ai bagagli. Questo mi ha permesso di conoscere una nuova soluzione di pernottamento, ovvero essere ospitato da gente del luogo. È stata un’esperienza bellissima perché ogni giorno conoscevo persone nuove, e invece di stare in albergo e cenare da solo potevo fare tante belle chiacchierate con gente dalla mentalità molto aperta, come me! Da queste persone ho anche ricevuto spesso grandi aiuti o forti incoraggiamenti!



Qual'è il luogo più bello che hai incontrato lungo il tuo percorso?

Durante l’esperienza estiva, i paesaggi più belli li avevo visti sulle isole Lofoten, che questa volta ho dovuto saltare. Questa volta invece, potrà sembrare scontato, ma ho goduto delle viste più suggestive proprio negli ultimi chilometri, perché le strade erano completamente ghiacciate e ricoperte di neve. Complice la luna piena, nonostante il buio il terreno era illuminato di una luce incredibile, come se la notte si animasse di una vita diversa, a tratti tetra ma affascinante.

C'è stato un momento particolarmente difficile durante questo viaggio?

Sì, in Russia, sulla strada del rientro: le temperature si sono abbassate drasticamente, e ho percorso più di 1.000 chilometri anche a meno di venti gradi sottozero. Per fortuna avevo realizzato una visiera riscaldabile, così che riuscivo a sciogliere il ghiaccio generato dall’appannamento interno della condensa sulla visiera del casco, così da riuscire a guidare con un problema in meno.


Hai sempre viaggiato in solitaria? 

Mi c’è voluto un po’ per “lanciarmi” nei viaggi da solo, che ormai erano l’abitudine per quanto riguarda il mio lavoro, fin quando mi sono chiesto “Perché non farlo anche in moto?” – Non è facile trovare compagni di viaggio per mete insolite e lontane, anche per questo a me sembra più semplice viaggiare da solo che organizzare un gruppo.

E' un viaggio che ti ha cambiato? 

Credo che qualsiasi viaggio ti cambi: ma questo ha cambiato in maniera radicale il mio modo di percepire le mie abitudini quotidiane e il rapporto con le persone. Non tanto per l’avventura glaciale o per il viaggio in se, ma per le relazioni che sono riuscito a stringere con persone sconosciute nel giro di poche ore, e che non dimenticherò mai.



Consigli a chi volesse cimentarsi con un viaggio simile al tuo nello stesso periodo?

La cosa più importante è non avere fretta, se possibile bisognerebbe partire senza aver stabilito una data di arrivo, né una di rientro. Così, se nevica troppo, ci si può fermare in un’area di servizio per qualche ora; se non smette, allora si può dormire nei dintorni. Se si trova un posto o una persona speciale, ci si può passare insieme qualche giorno invece di ripartire con frenesia, presi dall’ansia della propria “prestazione di viaggio”. Allo stesso modo, se inizia a fare troppo freddo, ci si può prendere il viaggio con più calma, senza rischiare per la propria incolumità. Godetevi ogni momento.

Qual'è il tuo prossimo progetto di viaggio?

È da quando sono stato in Turchia e Armenia a giugno 2014 che sogno di spingermi ancora più a Est: verso l’Iran, l’Uzbekistan, la Pamir Highway. Posti stupendi, di cui ho letto molto, ma dei quali mi rifiuto di guardare fotografie, perché voglio godermeli con gli occhi appena riuscirò ad arrivarci, spero presto.



Che idea associ al tuo modo di vedere "il mondo dietro la visiera"? 

Quando indosso il casco e chiudo la visiera mi trasferisco in un altro mondo dove siamo soli, io la moto e nient’altro, pronti a spostarci sulle strade del mondo per assaporarne le bellezze fino a oltre la sazietà. Il mio mondo dietro la visiera è fatto di libertà: di correre tra le curve o rallentare su di un rettilineo a strapiombo sul mare, di guidare tutta notte o campeggiare in mezzo al nulla.



A questo link potete trovare il libro scritto da Wizz a proposito di questo viaggio: Capodanno a Caponord (in moto).

A giovedì prossimo,
lamps a tutti!
Cry

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UNA MOTO GUZZI CALIFORNIA, UN PELUCHE ED UNA MACCHINA FOTOGRAFICA: CLAUDIO GIOVENZANA E LA SUA VITA NOMADE ALLA SCOPERTA DELLE AMERICHE.

Claudio Giovenzana parte nel 2008 alla volta delle Americhe ed è tuttora in giro per il continente in un'esplorazione che ancora non vede fine. Attualmente ha percorso 92.000 Km, ha trasformato durante questi anni la sua passione per la fotografia in una professione, ha scritto un libro intitolato "Quante strade", ha incontrato l'amore, Olga. Il tutto senza mai abbandonare la sua Moto Guzzi California di terza mano ed il suo inseparabile amico, un orso di peluche.



Quando sei partito dall'Italia alla volta delle Americhe, avevi ben chiaro in mente dove saresti voluto andare in sella alla tua California, e per quanto tempo, oppure ti sei lasciato guidare dall'istinto e dagli avvenimenti?
L’unica cosa che avevo in testa era fare le tre Americhe in moto, ma presto ho capito che il vero obiettivo era raggiungere uno stile di vita più che una meta. Quindi ho iniziato a fare meno ore in moto e molte di più a costruirmi una professione che mi permettesse di vivere la strada, raccontare il mondo, guadagnare soldi e continuare a viaggiare sino a quanto ne avevo voglia. Quindi l’istinto e molti avvenimenti hanno ridato forma al viaggio togliendomi ogni premura di arrivare a un destino geografico.
Esiste per te una linea che separa l'essere fotografo globetrotter per pura passione, dal praticarlo per professione?
Nessuna, mi piaceva la foto prima che diventasse un lavoro e questo secondo me determina un successo sul lungo termine. Il ritorno economico è stata soltanto un’ulteriore spinta a migliorarmi. Per altri invece il ritorno economico è la prima motivazione per avvicinarsi alla fotografia e spesso il motivo del fallimento.



Ti definisci un motociclista che viaggia in modo "lento". Quindi alle grandi cavalcate macina - Km, preferisci gustare a fondo i posti che incontri lungo il tuo percorso?
Certamente, sono un motoviaggiatore molto più “viaggiatore” e molto meno “moto”. Preferisco un sano mototurista che usa il mezzo “moto” per conoscere il mondo invece che un “motocentrista” che usa il mondo come pista per fare andare la moto. Quindi viaggio lento, assaporo, mi fermo, torno indietro, parcheggio la moto anche per un mese e scrivo, conosco, cammino, fotografo. La lentezza, se hai il lusso di permettertela, è un tempo migliore per vivere e conoscere.
Che compagna di viaggio si è rivelata essere la tua Moto Guzzi California?
È stata proprio come me: ingenua, inadatta, nata forse per altro, un po’ sovrappeso, un po’ antieroica. Eppure ha fatto 9 anni senza un meccanico, con tutti i suoi limiti di pneumatici, sospensioni e peso ci ha portato da 0 metri e 40 gradi a 5000 e meno 10 gradi passando per giungla steppa deserto montagna foresta. Che posso dire, un domani sicuramente sceglierò un veicolo più leggero e multi-proposito ma sarò sempre felice di aver fatto un viaggio “DonChiciottiano” con una moto vecchia, strausata e forse l’unica Guzzi che ha viaggiato così a lungo nella storia del marchio. È stata una scelta anti-razionale, spettacolarmente naif, totalmente fuori dai criteri eppure ha funzionato, è come una di quelle vincite contro ogni pronostico, come una guarigione impossibile o una rivincita di perdenti conclamati.



Quali sono gli oggetti dei quali, nei 160 litri massimi di bagaglio che puoi portarti dietro, reputi indispensabili? E di quali invece ti sei reso conto, con l'esperienza, che puoi fare a meno?
Gli strumenti di lavoro sono stati cambiati un milione di volte, non entro nel dettaglio ma ho imparato quanto realmente mi serve per fare foto/video di un certo livello e con un certo stile. Il vestiario è stato ridotto a pochi litri, molte cose sono sostituibili in viaggio tranne forse certi tessuti tecnici che vanno dal semplice Dry Fit della Nike a indumenti termorsicaldati di un mio sponsor, la Ravean. Ho qualche maglietta, intimo, calzini, due pile un piumino comprimibile un girocollo che tengo quasi sempre addosso e la notte uso per bendarmi gli occhi. Anche tenda e sacco a pelo sono abbastanza tecnici e leggeri, difficili da reperire nel terzo mondo. Ci portiamo dietro anche condimenti, foglie di stevia, sale e olio d’oliva, due gavette di plastica collassabili e due tazze di alluminio con una utilissima resistenza elettrica che ci permette di scaldare l’acqua ovunque ci sia una presa. Circa i pezzi di ricambio della moto ne portavo dietro parecchi all’inizio, poi la notte di natale del 2008 qualcuno ha pensato di alleggerirmi fottendoseli. Da allora ho qualche pastiglia dei freni, qualche vite, il classico regolatore di tensione, un filtro olio, qualche guarnizione e fascetta e un set di chiavi a bussola, qualche fusibile e relé, un cavo frizione e qualche altro dettagliuccio. Posso fare ancora di meglio ma un buon guzzista è sempre preoccupato da quello che può succedere al mezzo…sopratutto quando ha 20 anni.Che posso dire… il trend è sicuramente tagliare e ridurre, alleggerire e rinunciare. Trovare pochi oggetti tecnici che veramente riducono spazio e peso.Non potrei fare a meno di certi capi tecnici, degli strumenti di lavoro ridotti all’osso, della resistenza per cucinare, del girocollo, di una buona prolunga, di un efficiente e piccolo caricatore usb, dei cubi che uso per tenere dentro i vestiti, della crema solare protezione 50 e di un grande asciugamano in microfilma che uso anche per fare alcuni esercizi a corpo libero.Potrei fare a meno di qualche vestito ancora, forse e in extremis anche di uno dei due pile, magari potrei togliere un pannello led per le riprese video che sto usando poco.



Come ti hanno cambiato interiormente questi anni trascorsi on the road?
Bella domanda. Sono una persona felice, ho imparato a dichiararlo senza aggiungere “ma” o “però”. Ho imparato anche a sorridere molto ma fidarmi poco. Sono più sicuro delle mie capacità imprenditoriali e anche se mi avvicino ai 40 continuo ad avere sogni e desideri in abbondanza. Ho ristretto così tanto il mondo materiale da diventare un pessimo consumista ma ho trovato nelle esperienze, nelle storie altrui, nelle relazioni, nel mio mestiere, nello sport e nella lettura tutto quello che mi serve per essere felice. Questi anni on the road mi hanno reso un “minimalista” molto focalizzato sulla libertà e l’intraprendenza. Entro molto in sintonia con persone che hanno veramente deciso di cambiare vita e non vuol dire prendere la moto e andar lontano. Intendo dire rifondare il proprio stile di vita sulla libertà, non soltanto sulla “liberazione”, mi spiego: persone che realmente stanno usando il loro cuore e il loro cervello per costruire un’esistenza che metta al vertice la libertà e l’esperienza, la formazione continua e la progettualità, le relazioni umane e la qualità di vita. Forse questi anni on the road mi hanno avvicinato a questo stile di vita, mi sento molto diverso dai miei genitori e da molti amici che si sono imborghesiti (e impoveriti ultimamente) seguendo le solite tracce consumistiche, imparando la rassegnazione di chi tanto non crede più che si possa cambiare. Nel 2008, quando sono partito, ero decisamente un coglione agli occhi di molti. Oggi i “molti” che in questi anni hanno perso libertà mentre io la conquistavo, soldi mentre io imparavo a farli, soddisfazioni mentre io pian piano crescevo… hanno imparato a ridimensionare certi preconcetti e rivalutare la mia “pazzia”.
Cosa cerchi, in fondo, col tuo continuo viaggiare: qualcosa al di fuori o all'interno di te? 
Non andavo molto bene in geografia da piccolo, girare il mondo mi aiuta in questo senso :-) Il “di fuori” e il “di dentro” sono due strade che devo percorrere allo stesso tempo durante il viaggio. Altrimenti sono perduto oppure divento incazzoso, annoiato, insoddisfatto, lamentoso. Un viaggio solo interiore prima o poi mi da asfissia, ho bisogno di sentire spazi aperti, il mio corpo che si muove, un mondo esterno che mi prende e mi scuote. Viceversa un viaggio solo esterno, tutto costruito su teatrini per visitanti, confort per gente “bene” e tour che vendono emozionanti falsità… dopo un po’ diventa vuoto, una giostra di roba che non m’interessa più. Se non riesco ad emozionarmi, a toccare l’anima di qualcosa o farmi toccare la mia…non me ne frega più niente di nulla, mi chiudo a riccio sul mio computer e scrivo o faccio foto. Non ho più interesse per il mondo esterno. Recentemente ho scritto un post “la stanchezza di viaggiare, voglio tornare a casa!” in cui, fermo per alcuni giorni in una cloaca turistica, ho perso proprio la curiosità e il desiderio di esplorare.



Viaggiare significa anche fare nuovi incontri, nuove conoscenze: qualcuna di queste ti ha particolarmente segnato ed arricchito?
Molte, sopratutto chi mi ha accolto inaspettatamente nella sua casa e mi ha proiettato in stili di vita lontanissimi dai nostri “metropolitani”. Ho incontrato gente nelle riserve indiane del canada, nel deserto del “peyote” del messico, nelle foreste di panama. Contadini, rivoluzionari, eremiti. Ci sono stati incontri che rimarranno per sempre nel mio cuore e che mi hanno fatto strappare una promessa di ritorno…
Senti mai la mancanza dell'Italia e della persona che eri prima di partire per quest'avventura?
La persona che ero è partita con me e si è trasformata, se devo parlare di un “Claudio di prima” e di un “Claudio di dopo” lo faccio solo per ragioni letterarie quando scrivo. In realtà c’è stata una trasformazione, non una rottura. Nessuno può far finte di diventare Altro da sé quando semplicemente cambia terra o stile di vita. Si trasforma.Parlando dell’Italia invece, a parte qualche luogo di memorie antiche e gli affetti non ho proprio nessuna nostalgia. Anzi più sono passati gli anni, più ho conosciuto il mondo e più sono diventato un detrattore dell’Italia.Un paese con una favolosa storia, un presente di merda e futuro che non oso immaginare se andiamo avanti così… mi deprime ogni volta che cerco di farci qualcosa, dall’esperienza con Feltrinelli, alle collaborazioni con riviste a certe modalità di pensiero antidiluviane. Ho recentemente redatto una proposta a due redazioni offrendo gratis 10 anni di esperienza, articoli, libri e foto che vendo in tutto il mondo, il tutto corredato da lettere di raccomandazione di NatGeo, Shutterstock (la agenzia di immagini più grande del mondo), due governi e la croce rossa del Messico. Sai quale è stata la risposta? Nessuna. Esattamente come nel 2008 quando non ero capaci di fare un cazzo. Non è cambiato niente, la gente si evolve, cresce in entusiasmo e qualifiche, intraprendenza e professionalità e il risultato è sempre lo stesso: NIENTE.È proprio “il Niente” il motore del cambiamento nel nostro paese. E veramente rimpiango di non essere nato madre lingua inglese per separare anche la mia scrittura, come è successo per fotografia e video, dal mercato umiliante di questa terra. Come rimpiango chi non ha avuto il coraggio o le condizioni per andarsene, costruire qualcosa di meraviglioso e poi tornare indietro per condividere e arricchire gli altri. Quasi tutti quelli che sono cresciuti insieme a me sono fermi in un’impasse creativa, economica e professionale. Uno stallo generale dove quantomeno hanno re-imparato a gustarsi il tempo libero, gli hobby, le relazioni e hanno imparato, anche e purtroppo, che su questa terra secca non cresce nient’altro. Sono molto pessimista e non m’importa, le statistiche e i numeri parlano da soli, senza bisogno delle mie lamentele. Magari cambierò idea quando vedrò più sorrisi e più persone intorno che riescono a combinare qualcosa di stupendo oltre che fare un figlio e trascinarsi alla pensione.Per ora lo vedo come un paese per farci vacanze o forse per impiantare qualcosa di buono, come atto d’amore, di resistenza e di volontariato.



Ci sono similitudini nel tuo modo di vedere il mondo da dietro una visiera e dal vederlo da dietro la lente di una macchina fotografica?
No, purtroppo la visione fotografica ha preso il sopravvento su tutto, sulla mia normale da essere umano e su quella da motociclista che guarda da dietro la visiera. Vedo il mondo per inquadrature! Anche quando vado in moto. Mi piace molto andare piano, come se la moto fosse un’estensione del mio corpo che privandomi della fatica muscolare mi lascia abbandonare solo all’atto di osservare. In passato avevo la macchina al collo mentre guidavo e avevo imparato a cambiare i settaggi e scattare con la sinistra… oggi Olga è dietro e con un cenno capisce subito dove puntare la macchina. Spesso quando andiamo in moto stiamo facendo un raccolto d’immagini e bellezza.
Dove ti trovi attualmente e che progetti di viaggio hai, a breve termine?

Sono in Bolivia, prima o poi mi prendo un paio di mesi per stare in Italia con la mia famiglia, poi riprenderò dall’Argentina per finire quest’Odissea di 10 anni. Ho bisogno di stare più vicino ai miei che invecchiano e di dedicarmi, stando un po’ più fermo, ad alcuni progetti tra cui probabilmente aprire un nuovo Blog, scrivere un altro libro, tradurre il mio in inglese, forse un documentario… etc..




Se volete seguire Claudio tramite il suo sito internet, questo è il link: Longwalk.it - La vita è un viaggio.

A giovedì prossimo,
lamps!

Cry

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DA MILANO A SAIGON A BORDO DI UNA STELLA? SI PUO' FARE!!

Un progetto coraggioso ed ambizioso quello di due ragazzi, Pietro ed Andrea: quello di affrontare un lungo percorso, da Milano sino in Vietnam, sulle orme del viaggio in Vespa compiuto tempi addietro da Giorgio Bettinelli in Vespa, non a bordo di comodi mezzi a due ruote studiati per affrontare tratte simili, bensì cavalcando due Star! Scopriamo di più a proposito di questa meravigliosa avventura, ancora nel pieno del suo compiersi giorno dopo giorno, da parte di Pietro, intervistato dalla Cry.



ciao Pietro, da dov'è nata in te ed in Andrea l'idea di affrontare questa grande impresa?

L'idea è nata una notte di fine estate 20016 nella località di Montaretto in Liguria dopo un breve tour in moto. Bevendo vino e parlando del futuro imminente, la quotidianità che da li a poco sarebbe reiniziata con i suoi soliti riti, il lavoro, insomma la “solita vita”.. si sentiva la necessità di cambiare qualcosa. In tasca il libro in Vespa da Roma a Saigon di Giorgio Bettinelli.. questa è stata l'ispirazione per iniziare a fantasticare su un viaggio verso est in Star..
Di solito questo tipo di discorsi viene archiviato dopo poche ore.. quando si rientra, quando si recupera la lucidità..quella volta invece fu diverso..ci prendemmo sul serio e qualche giorno dopo stavamo mettendo nero su bianco un progetto di viaggio. Poi è stato un passo dopo passo fino al 17 luglio..giorno della nostra partenza.

Come mai la scelta delle Star come mezzo di trasporto?

Semplicemente perchè quelli erano i nostri mezzi. Avevamo passato l'estate girovagando appena possibile in scooter ed è venuto naturale pensare ad un viaggio con le Star. Credo inoltre che viaggiare con una moto cosi piccola ti tenga vicino alla trada e quello che ci sta attorno.. chi si muove con i classici enduroni da viaggio..quando si ferma in un villaggio, sembra un atterraggio di astronave e quelle armature trasformano i piloti in veri e propri alieni..il viaggio in scooter diciamo che è “più umano”...se me lo concedete.



Attualmente stai viaggiando da solo, da cos'è derivata questa scissione?

Questa scissione è nata da una volontà di Andrea, che ha deciso di non proseguire con me questo viaggio per motivi personali che ha spiegato bene in un post sulla nostra pagina. È stata una scissione graduale, ponderata e condivisa, quindi senza una rottura violenta.. una decisione difficile, ma che ha preservato i buoni rapporti. Quello che posso dire è che viaggiare con altra persona a stretto contatto 24 ore su 24 per mesi è complesso, sopratutto se si hanno ritmi diversi. Due caratteri differenti possono essere complementari e quindi bilanciarsi perfettamente, come all'opposto non riuscire ad allinearsi e diventare conflittuali. Non è stato questo l'unico motivo della scissione, ma sicuramente ha contribuito. Credo che quando si viaggia assieme a qualcuno è importante avere delle affinità riguardo alla capacità di emozionarsi per ciò che si incontra sulla strada.. se si perde questo, non c'è condivisione e diventano viaggi paralleli, diversi.

Parlami della tua star. Come l'hai equipaggiata per affrontare un viaggio
del genere?

La Star è entrata in officina alla Scooteria di Milano è l'ho ribaltata per bene nelle lezioni pratiche di meccanica di maestro Gino. Ho cambiato il gruppo termico montando un Pinasco 177cc per avere più potenza, ma anche affidabilità. un portapacchi posteriore e uno anteriore da Bicasbia..c'è da dire che durante il viaggio, per sostenere il peso del bagaglio posteriore, che era pronto a portare 4 kg e sottoposto ad un peso di quasi 10 volte tanto, ha dovuto subire parecchi interventi di saldatura e rinforzo.. studiando anche le vecchie foto di Bettinelli e le sue vespe disponibili in rete. Una presa accendisigari x ricarica usb nel vano portaoggetti e un faro basso a led per illuminare l'ombra prodotta da bagaglio anteriore nel fascio del faro principale. Ed infine una sella nuova regalatami dagli amici qualche giorno prima del viaggio al mio compleanno...una sella vecchio stile Vespa, con molle di metallo e spazio per qualche straccio nel sotto sella.. niente di più.. un check up generale e ricambi di piccole parti di consumo. Ah, un porta borraccia che si è rotto il primo mese..



E per quanto riguarda il bagaglio come sei organizzato?

Ho una borsa anteriore di 40 litri semi impermeabile con laptop, sacco a pelo, materassino gonfiabile, documenti ecc...
sul posteriore una sacca impermeabile Touratech da 89 litri dove all'interno c'è uno zaino da trekking da 36 l con i vestiti, una borsa con attrezzatura varia, una tenda da un paio di kg un fornelletto a benzina e appeso fuori dalla sacca un cavalletto per foto avvolto in un materassino in neoprene. Attrezzi vari. Appesa alla sella la mia inseparabile Nikon.

Quale, fino ad ora, la maggior difficoltà incontrata on the road?

La maggiore difficoltà è in questo periodo organizzare il viaggio per attraversare Myanmar e Thailandia.
Per attraversare il Myanmar con un proprio mezzo registrato all'estero è necessario partecipare ad un tour organizzato spendendo circa 100 usd al giorno. Non è possibile prevedere la traversata in Italia per una questione di tempistiche. Trovare un'agenzia che formi un gruppo esattamente nel periodo in cui si è scelto di attraversare la Birmania non è semplice..questo è necessario per abbattere i costi. Se si aggiunge il fatto che la Thailandia dopo la mia partenza ha deciso di chiudere anch'essa le frontiere per i free riders come me..diventa una corsa contro il tempo.. da febbraio 2017 la Thailandia come il Myanmar accetterà solo ingressi con guida.. e questo vuol dire innalzamento esponenziale dei costi e quindi potrebbe portare anche alla rinuncia del viaggio. In questo momento ho chiesto un permesso speciale per attraversare la Thailandia senza guida entrando il 28 di febbraio e nel frattempo cercare una agenzia che mi faccia attraversare il Myanmar entro quella data senza un costo proibitivo.. spesso arrivano le brutte notizie e ci si fa prendere dallo sconforto, po si riparte.
Cercare di risolvere tutto questo durante il viaggio può essere molto difficile e demoralizzante, ma anche questa è la sfida.
Altri momenti difficili sono stati legati ad alcuni periodi dove la Star dava continui problemi, risolto un problema se ne presentava un altro come in Iran o in Pakistan...o nel momento più delicato..attraversando il Baluchistan in Pakistan con la scorta armata ho dovuto anche caricare la moto per decine di km sui pickup della polizia..



Che cosa ti sta regalando questo viaggio? Ti senti la stessa persona che
è partita dall'Italia o senti che qualcosa sta cambiando in te, km dopo km?

È sempre più netta la sensazione di poter ripartire da 0 con un'altra vita e sopratutto ovunque.. sotto la visiera tutti i giorni immagino una mia vita futura...diversa ogni giorno che ci penso. Vari punti di partenza.

Qual'è la popolazione incontrata fino ad ora che più ti ha affascinato?

Gli  Iraniani e i pakistani due popoli di un calore e ospitalità incredibile.



Ed il posto che ti è rimasto nel cuore?

Credo sempre l'Iran per il medesimo motivo. La città invece che mi ha emozionato di più per interesse e bellezza è stata Hassankeyf in Kurdistan \Turchia..una bellissima città ricca di storia che verrà sommersa dal governo turco per costruire una diga. Mangiando sulle palafitte su Tigri mi sono emozionato veramente, pensando a quel luogo magico che stava per morire.

Come ti organizzi nel trovare i luoghi nei quali fermarti ad alloggiare la notte?

Non ho mai prenotato un hotel nè un ostello. Di solito arrivo e cerco cercando la sistemazione più economica senza preoccuparmi della qualità. Talvolta trovo ospitalità a casa di famiglie. In Iran era facilissimo! Credo che spesso basti un letto, un bagno nei dintorni..una volta spenta la luce cambia poco ad essere in grande hotel o in una stamberga o nella mia tenda. Anzi credo che dormire negli hotel di un certo livello ti allontani troppo dal contesto ..preferisco dormire in posti che non tolgono la prossimità con il luogo che mi circonda.



Qual'è lo scopo di questo tuo viaggio?

Lo scopo è staccare gli ormeggi e permettermi di reiniziare una vita diversa imprevedibile adesso..ambizioso eh?
Mi piacerebbe raccontare il mio viaggio un giorno dando omaggio alle realtà e alle persone incontrate su questa lunga strada. L'obiettivo pre partenza di raccontare il lavoro di associazioni, ong , persone..questo lavoro purtroppo è stato un po' in stand by per dei problemi tecnici al sito..ora rimane la volontà, ma è difficile lavorare su questo aspetto con tutte le difficoltà e la fatica del viaggio, ma non voglio abbandonare, mi piacerebbe riuscire a recuperarlo.
Inoltre mi piace seguire le orme di Bettinelli e ogni tanto sentirmi nei suoi panni negli stessi luoghi 24 anni dopo.

Consigli pratici e tecnici da dare a chi volesse cimentarsi in un'impresa simile alla tua?

Armatevi di pazienza, coraggio perchè tutti i giorni potrebbe esserci un bastone tra le ruote e quando lo avrete tolto, ne entrerà un altro.. quindi partite solo se siete fortemente motivati..altrimenti vi perderete per strada..altri consigli non sento di darli..ad ognuno il suo viaggio.


Nessuno ferma le stelle.. quindi la tua star non si fermerà dopo questo viaggio. E' troppo presto per parlare di progetti futuri?

Mi piacerebbe ritornare in Italia seguendo le orme di un altro scrittore..ci sto pensando..la moto seguirebbe un altro percorse e ci rincontreremo a ovest.

Quando tornerai a casa pensi sarà semplice riprendere la vita di ogni giorno o ti mancherà il mondo visto da dietro la visiera?

Non credo riprenderò la mia vita di tutti i giorni...magari un'altra , magari altrove.. ma la vita da dietro la visiera non la abbandonerò presto..

A giovedì prossimo,
lamps!
Cry

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UNA COPPIA DI SICILIANI ALLA CONQUISTA DEL MONDO, SULLE DUE RUOTE.

"Tra pochi mesi avrò compiuto 57 anni e mi accorgo che il tempo passa inesorabilmente senza aspettare nessuno. I giorni si sommano ai mesi e questi agli anni.
Ed io sono stanco. Stanco di avere un milione di impegni da portare a termine, stanco di dover assolvere a tutti i compiti che mi sono imposto, pensando sempre di avere molto tempo a disposizione, stanco di dover rimandare. Lo studio, il lavoro, la famiglia vengono sempre prima di tutto e di tutti, anche di sé stessi, e si pensa sempre che ci sia la possibilità di poter fare quello che si desidera in un altro momento, il mese successivo o l’anno che verrà…
A 56 anni ho girato la clessidra e ho deciso di riprendermi il mio tempo...

Voglio evitare che i giorni diventino maledettamente tutti uguali e noiosi, non voglio cercare più un motivo bugiardo per svegliarmi la mattina alla ricerca di obblighi ed impegni.." Così Sebastiano Coco inizia a spiegare il perchè della sua decisione di girare in sella ad un Bmw GS il mondo intero, per gran parte insieme alla sua compagna di vita, oltre che di viaggi. Sentiamo dalle sue parole, qualche aneddoto e curiosità riguardo questa grande impresa ed avventura. 


Ciao Sebastiano, parlami del tuo progetto di giro del mondo in moto. Da cosa è nata questa idea?

Il progetto del mio giro del mondo in moto è diviso in tre fasi. La prima fase, che si è conclusa da poco ha visto l'attraversamento di tutta l'Asia, dal porto di Igoumenitza a quello di Vladivostok e successivamente la visita della Korea del Sud e della parte orientale dell'Australia, per un totale di 31.000 Km. La seconda fase prevede un viaggio in Africa ed infine l'ultima fase l'attraversamento del continente Americano da Ushuaia a New York. Questi ultimi due viaggi sono in fase di studio. L'idea parte dalla necessità di vivere la propria vita in un modo diverso, riappropriandomi del mio tempo e soprattutto di dare importanza semplicemente al grado di felicità che le azioni della propria esistenza possono procurare a sè o agli altri. Il tempo quindi diventa davvero prezioso soprattutto alla mia età.  A 57 anni ho deciso di girare la clessidra del mio tempo e far scorrere la sabbia che mi resta seguendo i miei sogni.



Viaggi con tua moglie. È facile organizzare un viaggio del genere per due persone? Siete sempre stati concordi su questo progetto?

Ho sempre viaggiato con mia moglie, ma in questo viaggio non è stato  sempre possibile per via dei suoi impegni lavorativi. Lei mi ha accompagnato  per tutta la via della seta, fino a Taskhent, da dove è tornata in Italia, mentre io ho proseguito il viaggio in Kazakistan e poi in Russia, Mongolia, Korea ed Australia.In Australia sono stato di nuovo raggiunto da mia moglie con cui abbiamo condiviso l'esperienza australiana. Organizzare un viaggio di queste dimensioni e di tale durata non è certo cosa facile. Prevedere il tempo di permanenza in ogni paese in modo da far coincidere l'inizio e la fine dei relativi visti di ingresso già da solo implica un notevole impegno. E ancora tutta la logistica relativa all'attraversamento delle diverse parti del mondo, quindi con diverse condizioni climatiche, ambientali e culturali. Gli aspetti tecnici legati alla moto, quali cambio gomme, servizi ed eventuali guasti. Il viaggio è stato e sarà condotto in assoluta autonomia, in solitaria e senza nessuna assistenza esterna. In linea di massima mi occupo io di tutto ciò che riguarda itinerari, tempistica e quant'altro, ma sempre con il conforto e l'assistenza di mia moglie.   

  

Con che moto viaggi e come l'hai attrezzata per questa grande avventura?

La moto impiegata in questo primo tratto è stata una BMW GS 1200 adventure del 2013, di mia proprietà. La moto è praticamente di serie e non ho voluto apportare nessuna modifica perchè penso che si tratti di uno dei migliori modelli usciti dalle fabbriche BMW. E' stata attrezzata con le valigie laterali in alluminio BMW e un bauletto centrale da 52 litri (GIVI) e una borsa serbatoio (sempre GIVI) molto piccola. Inoltre è dotata delle due borsette laterali montate sui tubi di protezione del serbatoio. Infine ho aggiunto al telaio, e all'altezza del bauletto centrale, una specie di prolunga che mi ha permesso di portare al seguito i pneumatici di ricambio senza far gravare il loro peso sul bauletto stesso. 



Per quanto riguarda il bagaglio, come vi siete divisi gli spazi tu e tua moglie?

Da quando andiamo in moto la divisione degli spazi è sempre stata la stessa. Il bauletto posteriore per tutto ciò che riguarda la moto (utensili, chiavi, oli ed eventuali ricambi) con l'aggiunta nello spazio rimante di oggetti non di uso comune, come ad esempio il sacco a pelo, teli da bagno, zainetto per le escursioni, cappellini, ecc. La valigia più grande è destinata agli effetti personali di mia moglie, mentre io mi sono sempre organizzato con la valigia più piccola, che tra l'altro contiene il computer portatile e tutte le attrezzature elettriche ed elettroniche di supporto ai telefoni, telecamere, macchine fotografiche e navigatore. La borsa serbatoio è destinata a contenere le attrezzature fotografiche, il navigatore ed ancora guide e cartine, nonchè creme solari e per le punture di insetti e qualche cerotto per il pronto intervento in caso di piccole ferite. Infine nelle due borsette laterali ho stivato le due tute anti pioggia e qualche cinghia o "ragno" che in moto sono sempre utilizzati. 

Per ora avete percorso la prima metà di giro del mondo. Quale il posto incontrato on the road che vi ha lasciato a bocca aperta?

Durante questa prima fase del viaggio il posto che letteralmente ci ha lasciato senza parole è stato sicuramente la città di Khiva in Uzbekistan perchè è rimasta esattamente com'è da secoli, la case, i vicoli, le moschee e le madrase sono perfettamente conservate e sembra proprio di essere stati catapultati nel passato. La migliore visione della città è certamente la sera quando i vari monumenti sono illuminati e riescono ad emanare un fascino davvero coinvolgente. 



E quale il popolo che più vi è rimasto nel cuore?

Certamente gli iraniani. In Iran mi hanno invitato nelle loro case offrendomi pranzo e cena, mi chiamavano  “fratello”. È il posto più bello che esista al mondo per l’affetto, la cordialità e la gioia nel mettere a proprio agio lo <<straniero>>. Una terra in cui non esistono differenze date dal colore della pelle o dalla religione professata, e dove lo straniero è un uomo da rispettare e accudire. 

La più grande difficoltà che avete incontrato in questa avventura?

Le più grandi difficoltà che si affrontano in un viaggio del genere, al di là delle difficoltà proprie del viaggio, strade dissestate o inesistenti, difficoltà di comunicare, cambio di alimentazione, ecc sono di certo legate alle spedizioni della moto da un continente all'altro ed alla burocrazia legata al trasporto. Le spese per un volo aereo o per un passaggio nave per la moto sono a volte notevoli ed ancora occorre smontare e rimontare la moto, toglierne i liquidi ed altro.



Che peso hanno gli sponsor quando si decide di cimentarsi in un'impresa del genere?

Avere chi in qualche modo supporta la tua iniziativa fa davvero piacere, perchè il solo sapere che qualcuno crede in te e in quello che hai immaginato di fare ti aiuta molto nella realizzazione del tuo progetto. Purtroppo gli "sponsor"  si limitano ad offrire solo materiali e quindi di scarso peso nella gestione finanziaria del viaggio. I miei sponsor, a parte molte ditte di moto della mia città che hanno contribuito ciascuna con qualcosa, sono stati MOTOAIRBAG, che mi ha fornito i gilet gonfiabili in caso di caduta e la MTECH, che mi ha fornito l'abbigliamento tecnico per me e mia moglie. In particolare i responsabili  MTECH sono stati davvero straordinari riuscendo a recapitarmi a Taskhent un completo invernale che mi ha permesso di superare agevolmente le rigide temperature della Siberia o dell' Est Russo. 



Un consiglio per chi volesse affrontare un viaggio del genere?

Non so esattamente cosa consiglierei, se non la precisa volontà di dare seguito ai propri sogni e di liberarsi di tutte le paure del "partire". Prendere il proprio mezzo, qualunque mezzo, e andare. Ho sempre detto che non è il "ferro" che ti porta lontano, ma il cuore. Gettare il cuore oltre ogni possibile ostacolo è l'unico consiglio che possa dare, per qualsisi cosa si intraprenda.

Cosa pensano le vostre figlie dei loro genitori in veste di grandi viaggiatori?

Le mie figlie sono sempre state entusiaste dei viaggi che abbiamo intrapreso e in particolare in quest'ultimo hanno avuto un ruolo importantissimo nel gestire la pagina FB (https://www.facebook.com/cocoontheroad/)  e il sito che ci riguarda (www.cocoontheroad.it) e non ultimo sono state, con il loro contributo e supporto, condizione essenziale per la buona riuscita del viaggio, incoraggiandomi e sostenendomi nelle fasi più difficili del percorso-

Cosa pensate entrambi del mondo visto da dietro la visiera?

Sicuramente il mondo è davvero migliore di quello che ci viene descritto dai giornali e dalle televisioni, la gente che si incontra ha la tua stessa umanità e per noi averla ricercata ed apprezzata è stato un qualcosa di veramente prezioso che ha arricchito le nostre esistenze e ci ha permesso a nostra volta di essere più umani e più consapevoli delle bellezze del mondo



A giovedì prossimo,
lamps!
Cry

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MARCELLO CARUCCI, L'INSEGNANTE DI EDUCAZIONE FISICA CHE GIRA IL MONDO PORTANDO SORRISI.

Marcello Carucci è un insegnante di educazione fisica con una grande passione, i viaggi in moto. Negli ultimi 33 anni ha percorso oltre 1.400.000 km a cavallo delle sue moto, esplorando l'intera Europa, il Medio Oriente, Nord Africa, Asia.
Il continuo apprezzamento delle prestazioni delle moto ed il desiderio di conoscere le potenzialità di impiego nelle situazioni più difficili, lo spingono ad affrontare ogni anno viaggi più avventurosi. Tutto ciò anche con uno scopo benefico: portare giocattoli e sorrisi ai bambini bisognosi.



Ciao Marcello, com'è nata la tua passione per i viaggi in moto?

Già all'età di 14 anni avevo una grande passione per le moto, volevo fare il pilota in pista, a 23 anni ho preso finalmente la prima moto e con questa ho fatto un viaggio in Jugoslavia Spagna Turchia e avevo il sogno di fare un viaggio in Russia che all'epoca mi sembrava una cosa impossibile poi invece la attraversai tutta in una sola volta. Ho cercato di abbinare la mia passione tra la geografia e la moto facendo dei grandi viaggi. Poi viaggiando ho cominciato a conoscere le differenti culture, ho incontrato fame, povertà e da qui l'idea di fare delle piccole azioni umanitarie. Anche quest'anno sono andato in Tunisia ed ho portato diversi oggetti ai bambini nelle scuole, si cerca di fare quello che si può per portare qualche sorriso nei bambini che ne hanno bisogno. 

Hai mai incontrato delle difficoltà durante questi tuoi grandi viaggi?

Si, in particolar modo ricordo due episodi: il primo durante il quale viaggiavo di notte da solo in Georgia e sono stato aggredito per ben due volte, poi nel 2005 quando viaggiavo con una Suzuki Hayabusa e sono rimasto senza benzina nel Sahara, con una temperatura di 60° e soli 3 litri d'acqua al seguito. Nelle volte successive mi sono attrezzato meglio, portandomi al seguito delle taniche di benzina in più, ma quella volta è stata drammatica.



Come scegli le tue destinazioni di viaggio?

Guardo il mappamondo... e scelgo! L'Europa l'ho visitata in lungo ed in largo, l'Asia l'ho esplorata per gran parte e l'Africa la sto visitando a tappe. Quest'anno ad esempio sarei dovuto andare in Nigeria ma poi ho trovavo bruttissimo tempo, quindi ho cambiato programma. Poi bisogna tenere anche presente della situazione mondiale che è in continua evoluzione, bisogna valutare di volta in volta anche se ci sono posti considerati poco sicuri o meno. Proprio pochi giorni fa hanno ucciso un motociclista italiano in Brasile, si è ritrovato per sbaglio in una zona che era considerata off-limits, bisogna prestare molta attenzione a certe situazioni che purtroppo sono risapute. Inoltre bisogna sempre rispettare le varie popolazioni e le varie culture che si incontrano. Ad esempio nel mondo islamico è sempre meglio chiedere se si possono scattare foto. Quest'anno in Tunisia ho scoperto solo dopo di essere passato molto vicino a zone dove poi sono nate delle rivolte e dove si sparava ad altezza uomo, insomma in questa occasione sono stato fortunato, anche quando si viaggia si è nelle mani di Dio.



C'è un posto che hai incontrato viaggiando del quale ti sei innamorato?

Io ho pianto quando ho lasciato l'Iran, lì ho incontrato e conosciuto delle persone splendide. Anche la Siria e la Giordania mi sono rimaste nel cuore. In Kazakistan ho incontrato delle bellissime persone veramente umili, che mi hanno offerto da mangiare, che mi hanno ospitato. Anche in Russia ho trovato grandissima ospitalità, addirittura mi salutavano alla loro maniera, col pugno in alto e se lo portavano sul cuore.

Insomma, viaggiando si impara ad essere cittadini del mondo.

Io penso proprio di si, anche se questo dipende anche dal proprio carattere. Io, come si dice a Roma, "non ho la puzza sotto al naso", quindi questo aiuta molto nello spirito di adattamento che ci vuole se si vuole viaggiare per il mondo. Inoltre mi fa molto piacere essere un'ispirazione e dare consigli a tanti altri motociclisti che vogliono intraprendere dei viaggi sulle orme dei miei, questa è una grande soddisfazione. 



Ti pesa il fatto di viaggiare da solo?

No perchè da solo riesco a gestire meglio i miei ritmi e le mie esigenze. Poi andando in giro conosco tantissima gente quindi in realtà non sono mai davvero solo! Molti mi hanno chiesto anche di fare loro da guida e di organizzare dei gruppi di moto che vadano in tour, ma io amo avere la mia libertà ed ho ancora molto da vedere, cose che magari ad altri possono non interessare o magari loro vorrebbero visitare luoghi che io ho già visto. Insomma per ora preferisco viaggiare così nel modo in cui lo faccio ora. In ogni caso ho moltissime persone che mi seguono, con le quali intrattengo rapporti grazie ai viaggi in moto e questa è una delle più grandi soddisfazioni del mio viaggiare.

Il tuo prossimo viaggio?

E' una sorpresa, ho in mente un grande progetto per luglio - agosto, state connessi e lo scoprirete!



A giovedì prossimo,
lamps!

Cry

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MARTA BRAMBILLA, UNA DONNA E LA SUA YAMAHA TENERE' DALLA SVIZZERA AL GIAPPONE, CON TENACIA.

Marta Brambilla, di professione traduttrice, grande appassionata di viaggi, si ritrova nel 2013 alle prese con grandi e profondi cambiamenti nella sua vita. Molte domande dentro di sè, la voglia di riscoprirsi e di mettersi in gioco la portano alla decisione di affrontare un grande viaggio la cui meta sarebbe stata il Giappone, terra che da sempre ha esercitato un grande fascino su di lei. Viaggio che ha affrontato a bordo della sua inseparabile Yamaha Ténéré 660XTZ. Scopriamo di più a proposito di questa avventura leggendo le parole della sua protagonista.



- Marta, da cosa è scaturita in te l'idea di voler affrontare il viaggio Svizzera - Giappone in moto?

Questo genere di viaggi non nasce dall’oggi al domani, e io non faccio eccezione. Ovviamente, con il senno di poi mi è molto più semplice mettere insieme i pezzi del puzzle che mi hanno portato a partire. Ce ne sono alcuni fondamentali: mio padre e la sua contagiosa curiosità, il suo amore per il viaggio su strada e la passione per le moto; input vari ricevuti nel corso della mia vita che mi hanno portato ad amare il Giappone e la sua cultura e non da ultimo altre viaggiatrici, in particolare Doris Wiedmann e il suo libro-resoconto sul suo viaggio dalla Germania al Giappone in moto in solitaria. Diciamo che questi sono i capisaldi su cui poggia l’idea. Ma non sono sufficienti: la vera spinta a partire è arrivata dal fatto che tra il 2012 e il 2013, nel giro di pochi mesi, ho lasciato il mio compagno e a un mio carissimo amico hanno diagnosticato un cancro allo stadio terminale. In questa fase mi sono posta un sacco di domande sulla mia vita e su quanto ne fossi o meno soddisfatta. Le risposte non mi sono sempre piaciute: da qui la decisione di partire.

- Hai viaggiato in solitaria, ti è mai pesata questa condizione?

No, non posso dire che mi sia mai veramente pesata la condizione di viaggiatrice solitaria. Naturalmente, in due o più persone sarebbe stato tutto molto diverso. A volte sono stata, e sono ancora, curiosa: mi piacerebbe fare un viaggio del genere con qualcuno, ma è davvero difficile trovare la persona giusta. 




- Come eri vista dalle persone che hai incontrato lungo il tuo cammino in quanto donna che viaggiava da sola?

Dipende. Le reazioni sono state molto varie. Dalla più totale ammirazione e grande entusiasmo fino all’esatto opposto: addirittura c’è stato chi ha negato il fatto che io avessi davvero fatto il viaggio. In Giappone, una collega di lavoro di un amico a cui lui aveva raccontato il mio viaggio ha risposto che appunto non era possibile che io avessi fatto un viaggio del genere. E non c’è stato verso di farle cambiare idea.

- Come hai attrezzato la tua moto? Che tipo di bagaglio avevi?

Per quanto riguarda la moto, avevo fendinebbia, paramotore e cavalletto centrale. Questi gli accessori montati dopo l’acquisto (prima e in previsione del viaggio). Per quanto riguarda il bagaglio: sapendo di non avere esperienza in merito (o davvero molto poca), ho cercato di usare il buon senso prevedendo che le cose sarebbero cambiate per strada. E così fu! In ogni caso, ho sempre tenuto bene a mente uno dei consigli datomi da un amico francese esperto di viaggi in moto: ricorda che, se non sei in pieno deserto, di solito abbigliamento di base lo trovi ovunque a prezzi anche stracciati (dipende ovviamente da che Paesi attraversi). Quindi mi sono ritrovata ad abbandonare cose inutili lungo il percorso e a comprarne altre. Ovviamente, dovessi partire ora sarebbe tutto un po’ diverso.



- La tua è stata una cavalcata per raggiungere quanto prima la meta che ti eri prefissata o hai dedicato tempo a visitare i luoghi incontrati lungo il tuo cammino?

Ho cercato una buona via di mezzo. Alla fine, per non ridurmi alla sola cavalcata per raggiungere la meta e, quindi, a mio modesto avviso per non perdermi la parte migliore del viaggio, sono giunta alla decisione di spedire la moto e continuare con altri mezzi. Ma questa è una storia lunga e complicata, che per altro sto cercando di raccontare nel mio secondo libro.

- Qual è il luogo più bello incontrato on the road?

Potrei banalmente rispondere tutti, o nessuno. Sicuramente, il Lago Bajkal resta uno dei punti centrali del mio viaggio – anche per la bellezza incontaminata del luogo. Ma di cose bellissime in viaggio ne ho viste tantissime.



- Hai mai pensato di abbandonare il tuo progetto e di tornare indietro prima del tempo?

No. Tornare indietro non è mai stata un’opzione che ho considerato, anche perché avevo già pagato in anticipo 3 mesi di affitto in Giappone! Infatti, verso metà Russia decido di spedire la moto e proseguire con mezzi alternativi: a dimostrazione del fatto che di tornare indietro non se ne è parlato mai.

- Qual'è stata la sensazione una volta arrivata al tuo traguardo, in Giappone?

Strana. Stranissima. Grande confusione, mi ci sono volute alcune ore prima di decidermi a credere davvero di essere arrivata in Giappone. È stato uno dei due o tre momenti più intensi di tutto il viaggio.



- Poi la decisione di vivere per un po' di tempo on the road. Che tipo di esperienza è stata per te?

In realtà non ho proprio vissuto on the road. Io sono traduttrice freelance di professione e ho ripreso la mia attività da Fukuoka, in Giappone, dove ho vissuto per 6 mesi. Dopo di che, per ragioni di visto, mi sono trasferita a vivere in un tempio Zen nei pressi di Oita. Per cui vagabondavo solo ogni tanto nei fine settimana. Per il resto, i miei 9 mesi in Giappone sono stati piuttosto stanziali.

- Come ti ha accolto il popolo giapponese? Hai apprezzato le differenze culturali che hai incontrato?

Il popolo giapponese mi ha accolto praticamente sempre bene, per questioni culturali sono quasi obbligati in realtà ad essere gentili con gli stranieri – pur non apprezzandoli particolarmente. Per quanto riguarda le differenze culturali, sì mi sono trovata molto bene e ne apprezzo ancora oggi la maggior parte. Complessivamente, posso dire di essere stata davvero bene in quei 9 mesi.



- Ed ora il ritorno in Svizzera. Hai sentito il richiamo di casa?

In realtà no, avevo un’operazione chirurgica in sospeso e sono dovuta rientrare. Sinceramente, ne avrei fatto a meno. Per il momento sono ancora qui, ma conto di ripartire nel 2017.

- Progetti futuri di viaggio?

Come detto, nel 2017. Probabilmente questa volta verso nord: Irlanda e Islanda sono in programma. Ma non ho ancora progetti precisi e devo ammettere che l’Oriente continua a chiamarmi. Mi piacerebbe tornare verso Est, magari passando da un’altra parte. Ci sono ancora un sacco di cose che non ho visto in quella direzione. E poi mi piace viaggiare col sole in faccia al mattino!



- Cosa si prova a vedere il mondo da dietro la visiera?

È una sensazione quasi indescrivibile a parole, ma per una volta mi sono sentita al posto giusto, ho sentito come se tutto di me fosse giusto. Senza barriere, a contatto con il “dentro” e il “fuori” di me: dopo alcuni giorni di viaggio in effetti le due cose coincidono. Ricordo ancora in maniera molto vivida come avessi l’impressione che il mio Io si espandesse a perdita d’occhio una volta arrivata in Siberia. Era come se finalmente avessi trovato il mio spazio – l’infinito.

Se volete saperne di più su Marta Brambilla, questo è il suo blog Parole On The Road, qui invece la potete trovare su Facebook Parole On The Road Facebook Page ed a questo link potete comprare il suo libro Chilometri diVersi.



A giovedì prossimo,
lamps a tutti!
Cry

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INTERVISTA A SHERRI JO WILKINS. IL SUO GIRO INTORNO AL MONDO CON IL "BECAUSE I CAN WORLD TOUR": UN MOTTO, UN CREDO, UNO STILE DI VITA!

La decisione di voler fare qualcosa, ad un certo punto della sua vita, che l'avrebbe completamente cambiata. Da questa idea prende forma in pochi mesi il Viaggio con la V maiuscola: il giro del mondo in moto che lei ha chiamato "Because I can world tour". Perchè Sherri Jo poteva farcela. Perchè Sherri Jo era in grado di farlo. E Sherri Jo l'ha fatto.



Come ti ha cambiato, come donna, l'esperienza del "Because I can World Tour"? 

Ha cambiato il mio modo di vedere il mondo. Come donna ero molto impaurita di andare fuori da sola, di dormire in tenda durante la notte magari in un posto strano, conoscendo tutte le cose brutte che accadono nel mondo. Tuttavia, ho imparato che la gente è molto più attenta di quanto immaginassi. Non importava che noi non parlassimo la stessa lingua, ci si capiva l'un l'altro. E come donna, ho sentito che le persone si preoccupavano per me quando ero in giro da sola. Mi ha insegnato ad essere più compassionevole verso gli altri, ora che sono tornata a casa.

Come hai preso la decisione di fare questo tipo di avventura? 

Sono tornata a casa da una giornata di lavoro ed ho deciso che dovevo fare un cambiamento nella mia vita. Stavo iniziando una mia attività e non sono riuscita a prendere subito una decisione. Così ci ho meditato un po' su ed  è nata questa idea nella mia testa di voler viaggiare in tutto il mondo su una moto. Non volevo navigare, non volevo avere zaini in spalla, ma sapevo come guidare una moto, anche se non ne avevo mai posseduto una. L'idea è nata ed in sei mesi sono partita!



C'è mai stato un momento in cui hai pensato di rinunciare? 

Sì, mi sono sentita così all'inizio, in Russia, quando ho percorso la "strada delle ossa" e il Vilhuisky Trakt. Era così difficile, e mi è stato molto utile per imparare a guidare "fuori strada". Ho fatto allenamento di off road ogni mattina per i primi 30 minuti, ma una volta che mi sono abituata alle difficoltà ed alle sfide, ho iniziato a godermele e così mi divertivo per il resto della giornata. Uno di quei giorni ho sofferti di ipotermia. Ho faticato moltissimo, avevo i brividi, facevo fatica a respirare. Ma proprio quando stavo rinunciando, una famiglia in Russia mi ha portato nella loro casa alle 11 di sera, mi ha dato da mangiare, del tè caldo e il ragazzo ha dato il suo letto con 5 coperte per scaldarmi .. E 'stato il giorno più duro di questo viaggio, ma il più incoraggiante nel momento in cui ho incontrato questi "angeli russi".

Il miglior ricordo di questo grande viaggio? 

Le persone che ho incontrato! ;-) Credo che tutti i miei paesi preferiti sono diventati i miei preferiti proprio a causa delle esperienze particolari che ho avuto con la gente del posto.



Ora vivi in Australia e hai una nuova moto, una Triumph Tiger 800XC. Hai progetti, nuove imprese da realizzare? 

Non nel mondo motociclistico. Ora lavoro nel campo immobiliare, quindi spero di poter riprendere il discorso di un "World Tour n°2" in futuro.

Come vivi il viaggio? Pensi a percorrere più strada possibile, durante le giornate on the road, o ti godi anche il paesaggio che ti circonda e ti prendi un po 'di tempo per visitare i luoghi che incontri durante il viaggio? 

Entrambe le cose. A volte mi concentro sulla strada da fare per raggiungere un obiettivo lontano. Ma ricordo che la mia sosta preferita fu a Quito, in Ecuador. Le nostre borse erano imballate sulle moto, pronti per andare. Però ero così vicino alle isole Galapagos, era il mio sogno di tutta la vita poter visitare questo luogo. Così siamo andati a chiedere i prezzi per vedere se era possibile allungarci fin lì. Abbiamo ottenuto uno sconto del 50% per il giorno successivo così li abbiamo presi! Ed ho avuto modo di trascorrere una settimana alle Galapagos circondata dalle creature più incredibili e da tantissima bellezza, per un costo minimo. Perfetto! ;-)



Se chiudi gli occhi, qual'è il posto più bello che ti viene in mente e che hai incontrato durante i tuoi viaggi? E la strada più bella sulla quale hai mai viaggiato?

La cima delle montagne Machu Picchu.. sono davvero maestose ed accattivanti. La maggior parte delle strade più belle sono quelle in Islanda. Strade di sabbia nera con muschio verde brillante e il ghiacciaio blu e bianco con la neve tutto intorno. Bellissimi colori contrastanti, come non ne ho mai visti altrove.

Qual è secondo te l'aspetto più bello di guardare e scoprire il mondo dietro la visiera? 

Io non sono sicura del perché sia diverso di vedere il mondo da dietro la visiera invece che da dietro il finestrino della macchina, ma è così. La parte più bella è la libertà e l'esperienza selvaggia che solo la strada aperta ti sa dare. Non si può paragonare alla sensazione che si ha stando seduti in una macchina. Per me ci si sente più autentici e reali, come se si fosse realmente un "esploratore", pronto a scoprire il mondo con gli occhi spalancati, tutti gli odori, e tutti i momenti. Mentre in una macchina, non riesco ad avere questa sensazione.



A giovedì prossimo,
lamps!
Cry

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INTERVISTA A MIRIAM ORLANDI, LA DONNA CHE HA PERCORSO 52000 KM IN SOLITARIA DALL'ARGENTINA ALL'ALASKA. 

Dottoressa osteopata e fisioterapista, Miriam, dal 10 Ottobre 2008 inizia un viaggio incredibile, in 10 mesi attraverserà le Americhe da Buenos Aires all’Alaska, 36.000 Km in sella alla sua BMW R1000 GS del 1992 offrendo cure gratuite ai bambini orfani ospitati nei centri delle Suore Dorotee, delle Suore Benedettine della provvidenza e dai Frati dell’Abbazzia di Chiaravalle. La Cry l'ha intervistata per voi.



- Miriam, qual'è stata la scintilla che ha fatto accendere in te la decisione di affrontare un viaggio così importante ed impegnativo?

Non c'è stata una scintilla ..se non la consapevolezza che il tempo scorre ..ed avevo ed ho il bisogno di realizzare i miei sogni.

- Com'è stato per te vedere il mondo per 23 mesi da dietro una visiera?

La conferma che è meglio visto da dietro una visiera che da dinnanzi ad uno schermo tv .. che il mondo è meravigliosamente bello.


- Se chiudi gli occhi, qual'è il luogo più bello che hai incontrato lungo il tuo percorso che ti torna in mente?

La strada polverosa, circondata da deserto ..e poi da montagne .. poi serpeggiante attorno ad un lago ..e poi persa nel fitto di un bosco .. bhe ..non c'è un luogo ..anzi si .. l'intero pianeta!

- E l'incontro più bello, che più ti ha arricchita?

Gli indios, la gente con cui non potevo nemmeno parlare una lingua comune ..ma comunicavo a gesti: il desiderio di conoscersi era immenso.



- Ci sono stati invece momenti difficili durante i quali hai pensato di abbandonare la tua impresa?

Non l'ho mai vissuta come un'impresa ...ma si .. quando ho perso delle persone care in Italia ..li ho pensato di tornare.

- Ha mai pesato per te il fatto di viaggiare in solitaria?

No..non lo vivevo come un peso, a volte una limitazione ..quando magari avrei desiderato infilarmi in qualche stradina laterale, ma consapevole del peso della mia cocca ho dovuto limitarmi.



- Com'è vista, nei luoghi che hai visitato, una donna che viaggia in moto da sola?

Ho incontrato sempre molta stima e rispetto.

- Consiglieresti un viaggio di questo tipo alle altre donne che volessero cimentarsi in qualcosa di simile?

Qualsiasi viaggio è un buon viaggio, anche perchè ognuno di noi lo trasforma nella propria esperienza.

- Questo viaggio ti ha cambiata? In cosa?

Non sono più una disadattata sociale, e se lo sono , in realtà ormai mi sono adattata a me stessa.


- Durante le tappe che facevi, dedicavi del tempo alla visita dei luoghi che incontravi o eri più dedita a "macinare Km" con la tua moto?

Ho percorso 52.000 km in 23 mesi (circa 690 giorni) quindi una media di 75 km al giorno .. .. secondo te?

- Progetti di viaggio futuri?

Ho sempre voglia di fare un giro!!!

- "Io parto" è il titolo del tuo libro. Oltre a questo, cosa altro rappresenta per te? Un motto, uno stile di vita?

Quel che sono ... prendo una decisione e la porto fino in fondo ... io prendo ed io parto ... io faccio .. io SONO



A giovedì prossimo,
lamps a tutti!

Cry

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COSA REGALO AD UN BIKER PER NATALE??

Natale è alle porte, eccomi quindi a consigliarvi qualche regalo per il vostro amico, compagno, marito motociclista!

Guanti per la stagione fredda

E' un biker coraggioso che va in moto anche durante l'inverno? Un regalo che potrebbe apprezzare molto è un paio di Guanti Zero Degree 2.0 Acerbis, imbottiti e rinforzati ed indicati anche per le condizioni di freddo più estreme. Prezzo € 41,90.

1926-2016 Ducati. 90 anni di eccellenza italiana. 

320 pagine
ricche di foto alcune delle quali provenienti dall'archivio storico Ducati, il volume narra la storia dell'Azienda, le sue sfide per essere sempre pioniera di idee innovative, la sua visione lungimirante che sul finire degli anni Quaranta la portò alla produzione di motoveicoli. E poi gli anni Cinquanta e Sessanta, periodo in cui Ducati divenne sinonimo di moto sportive e di Azienda con una missione originale per l'epoca: produrre motociclette che fossero in grado di vincere in gara ed essere anche adatte per la produzione di massa. Giunse poi il periodo dei grandi successi quando, negli anni Novanta, arrivarono i piloti che avrebbero reso grandioso il marchio Ducati fino al trionfo in MotoGP con la vittoria del mondiale nel 2007. Nel frattempo, negli stabilimenti Ducati vennero prodotte motociclette pronte a diventare icone su 2 ruote: dal Monster alla Multistrada, dalla Panigale al Diavel fino al recente Scrambler®, una moto ricca di stile e di storia e che al tempo stesso incarna tutta la contemporaneità di Ducati. Prezzo € 46,75. 



Calze riscaldanti.

Quando si va in moto in inverno si sa che bisogna prestare particolare attenzione a mantenere caldi mani e piedi. Ecco quindi un geniale capo di abbigliamento da Klan: un sottile filo riscalda la parte superiore ed inferiore della parte anteriore del piede per mantenerli sempre ad una temperatura confortevole. La grande novità di quest’anno per le calze riscaldati Klan, è che possono essere alimentate tramite batterie portatili da inserire nel taschino predisposto sia a 7,4 volt per un riscaldamento confortevole nell’uso delle calze sia in moto che per tutte le altre attività outddor (sci, bici, etc…) sia con batterie a 12 volt che danno alla calza la potenza necessaria per affrontare in moto l’inverno più rigido. Queste calze possono essere comunque collegate direttamente alla batteria della moto per un confort lungo quanto il viaggio. Prezzo € 89,00.

Videogioco Ride 2.  

Se nei weekend freddi il vostro biker preferisce far correre le moto, si, ma muovendo il joystick, questo è il videogioco che fa per lui! E' infatti uscita la seconda saga di Ride, che include le piste testimoni delle gare più folli ed eccitanti di tutti i tempi! Country, City, GP, Road, Supermoto e Drag race per sfidare le tipologie di strada più difficili e lasciare la scia ad ogni sgommata! Prezzo € 49,99.


Bracciale a forma di catena. 

Un'idea a mio parere molto carina se volete regalare ad un biker un gioiello, è questo bracciale che ricorda la catena della sua amata moto. Oline ne potete trovare di ogni materiale e di ogni prezzo, in acciaio Inox se ne vedono davvero di molto cheap sui più famosi siti di vendite online (a partire dai 10 euro), ma potete trovare anche qualche esemplare importante e costoso, con inserti in oro.

Detto questo, non vi resta che sbizzarrirvi con la fantasia e di trascorrere delle serene feste con i biker che fanno parte della vostra vita!


A giovedì prossimo,
lamps!
Cry

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UN VIAGGIO IN HARLEY CHE CAMBIA LA VITA: LA STORIA DI FRANCO ED ANDREA.

Un'Harley Davidson rossa. Le strade dritte ed interminabili che si perdono nell'orizzonte infinito che fa da sfondo alla Route 66. Un padre ed un figlio a bordo, capelli lunghi spettinati dal vento e grandi, grandissimi sorrisi. Potrebbe sembrare un fotogramma tratto da un viaggio qualsiasi, che alcuni hanno già intrapreso nella propria vita. Ma questo viaggio, tanto qualunque non lo è stato. Questo padre, Franco Antonello, ha deciso di portare con sè in questa esperienza suo figlio Andrea, un bel ragazzo diciottenne affetto da autismo. Un viaggio nato come una fuga dal grande stress e dagli schemi quotidiani dettati dalla malattia, che si è trasformata strada facendo in una scommessa, vinta giorno dopo giorno, avventura dopo avventura, che li ha portati a viaggiare lungo tutte le americhe.
Ho intervistato Franco per scoprire qualcosa di più a proposito di questa grandissima esperienza vissuta nel 2010, una bellissima cavalcata in sella ad una moto, da Miami fino a Los Angeles, 123 giorni di vita vissuta on the road, e proseguita successivamente verso centro e sud America, su di un'auto presa a noleggio. Scopriamo attraverso le sue parole, com'è stato vivere questa esperienza, durante la quale lui ed Andrea hanno visto il mondo dietro la visiera. E molto altro.

Franco ed Andrea

Franco, a quando risale il tuo primo approccio con una moto?

Il primo approccio con un motorino l'ho avuto a 12 anni, con un Ciao, poi sono passato ad uno Scarabeo Aprilia 50 con cui facevo cross; successivamente ho avuto una Vespa che mi ha accompagnato per una decina d'anni e poi ho preso un Yamaha Tenerè 600 con il quale però ho fatto un brutto incidente che mi ha tenuto lontano dalle due ruote per diversi anni, fino a che un giorno sono entrato in un locale dove ho visto esposta un'Harley Davidson V Road, sono rimasto folgorato e la mattina dopo l'ho comprata. Da quel momento non mi sono più staccato da questo mondo ed attualmente ho due Harley Davidson.

Com'è maturata in te l'idea di affrontare con Andrea un viaggio in moto così importante?

Il viaggio con Andrea, contrariamente da quel che tanti pensano, è stata una fuga. Una fuga perchè quando
si ha un ragazzo in famiglia con il problema dell'autismo è un terremoto devastante, quindi la prima cosa che ho pensato di fare per liberare un po' la mamma ed il fratello di Andrea è stata quella di prendere mio figlio e di andare via, lontano da casa per tre mesi. Mi son chiesto: cosa faccio in questi tre mesi? Dove vado? Beh la risposta è stata semplice. Faccio la cosa più bella che esista al mondo: il coast to coast in Harley Davidson, Miami - Los Angeles! D'altronde avevamo in casa questa situazione grave, negativa, pesante e non sapevamo più come gestirla; allora mi son detto, perchè non affiancare alla cosa peggiore del mondo, la cosa più bella del mondo? Il mix che ne è scaturito è stato straordinario.
Siamo partiti senza sapere se saremmo stati via tre giorni, una settimana, un mese.. ed alla fine siamo tornati tre mesi dopo!

Quindi, in previsione di un'eventuale coast to coast da affrontare, hai preparato Andrea per vivere un viaggio di lungo chilometraggio o quell'Harley rossa ha rappresentato la sua prima volta?

Andrea è sempre venuto in moto con me da quando l'ho ripresa dopo quel famoso
incidente, quindi sapevo che lui non avrebbe avuto problemi nello stare sulla moto, in quanto al resto, volutamente non ho preparato niente, proprio perchè potevo pensare che anche dopo un giorno sarei potuto tornare a casa. Dall'Italia ho prenotato solo un hotel a Miami per una notte ed ho noleggiato l'Harley, il resto è stata tutta una meravigliosa sorpresa, arrivata giorno dopo giorno.

Cosa ha simboleggiato per te "la moto" in questa avventura? Il mezzo che vi avrebbe aiutato a rompere gli schemi imposti da questa malattia? A raggiungere una sorta di libertà?

Userei le parole di Andrea: "mi sentivo un uccello in volo". E questa è la stessa sensazione che ho avuto io. Ed insieme abbiamo volato praticamente sopra tutte le Americhe.

E quindi Andrea credi che abbia vissuto il suo "mondo dietro la visiera" proprio con queste parole che mi hai citato?

Si, assolutamente, ed è una sensazione della quale ancora parla
(Andrea comunica scrivendo attraverso un computer, NDR), e che ha anche raccontato nel suo libro "Baci a tutti". Ormai c'è un Andrea "prima del viaggio", ed un Andrea "dopo il viaggio". Non faceva altro che comunicare delle belle cose vissute nella nostra avventura.

Quindi questo viaggio ha cambiato Andrea.

Si, completamente, quando siamo tornati indietro era un altro Andrea. Prima era un ragazzo che probabilmente vedeva la sua vita come un "non posso fare niente", la sua vita era andare al centro e giocare con i colori, credo sentisse forte il fatto di non poter fare quel che facevano gli altri ragazzi. Poi di colpo si è trovato sopra di una moto a percorrere 22.000 Km, ad attraversare 17 paesi, in mezzo a sciamani, indiani, a persone di ogni razza ed etnìa, a sentir parlare in tre lingue diverse (perchè abbiamo parlato inglese, spagnolo e portoghese), quindi secondo me lui è tornato indietro con la consapevolezza che se vuole, questa partita se la può giocare anche lui. E questo gli ha cambiato la stima e la fiducia in
sè stesso e da lì sono iniziati tutti i suoi progressi. Andrea era un ragazzo ingestibile, adesso viene a lavorare con me. 

Quindi è un'esperienza che ti sentiresti di consigliare a chi ha un familiare autistico?

Io la proporrei come esperienza obbligatoria, ma purtroppo non per tutti è possibile, prima di tutto per una questione fisica, alcuni ragazzi non possono fare delle cose del genere a causa della loro malattia, e secondo per una questione economica. Però consiglierei come esperienza obbligatoria quella di prendere questi ragazzi, tirarli fuori dalla bruttura dove li stiamo tenendo. Tieni presente che Andrea ha girato il mondo mentre chissà quanti altri sono chiusi dentro una stanza, come possono migliorare in questo modo? Quindi il viaggio in moto è stato
un simbolo, poi è diventato un libro (Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, NDR), adesso diventerà un film (il grande regista Gabriele Salvatores inizierà le riprese nel 2017, NDR). Ma quel che dico io è: prendiamoli questi ragazzi, portiamoli fuori! Almeno un giorno al mese prendiamoli e portiamoli a fare una passeggiata al parco! Gli cambiamo la vita. Andrea è completamente trasformato. 

Quindi tu concordi nel dire che il viaggio può essere una forma di terapia.

Il viaggio è una grande terapia. Solo chi non può permettersi di farlo, purtroppo, può non capire. Siamo abituati a fare viaggi di una settimana, di quindici giorni, io invece credo che dopo le tre settimane, dopo il mese, inizi un altro tipo di viaggio, un viaggio di tipo interiore. Io ed Andrea abbiamo fatto questa estate il cammino di Santiago, in due mesi, sempre camminando con lo zaino sulle spalle e anche questo è un viaggio che paragonerei a quello fatto in moto. 

Quale sarà il vostro prossimo viaggio insieme, hai dei progetti in mente?

Ho due progetti in mente ma sono ancora delle idee. Il primo sarebbe
quello di percorrere sempre in moto tutta l'Australia, compresa anche la parte più arida e più impenetrabile, l'altro sarebbe un giro partendo da casa (Castelfranco Veneto NDR) e percorrere tutto l'est Europa arrivando sino in Grecia e Turchia, risalire percorrendo Estonia, Lituania, fino ad arrivare nei paesi nordici della penisola scandinava, ridiscendere attraverso Danimarca, Olanda, Francia, Spagna fino ad arrivare in Africa e ritornare in Italia attraverso lo stretto di Gibilterra. Ma sono ancora dei progetti, dei sogni, si vedrà.

Mi vuoi parlare dell'associazione "I bambini delle fate"?

Si, premettendo che il sociale che esiste tutt'oggi in Italia è a livelli preistorici e si può riassumere in due sole parole: elemosina e carità. I volontari per fortuna esistono, ma arrivano
fin dove possono. Le donazioni un anno ci sono, l'anno successivo chi lo sa. Io, che sono un imprenditore, ho portato gli stessi meccanismi che esistono in un'impresa nel mondo del sociale. Per cui ho creato un'associazione dove non esistono volontari, non esistono donazioni, ma esistono manager, persone che prendono uno stipendio, budget, risultati ed obiettivi.  Non accettiamo donazioni ma facciamo dei veri e propri contratti che si rinnovano di anno e ad oggi sono 700 le aziende che ci sostengono in questo modo. La stessa cosa la facciamo con più di 2500 privati. Grazie a questo stiamo finanziando con importi molto importanti delle realtà. Stiamo distribuendo infatti più di 100.000 euro all'anno ad ognuna delle 50 associazioni che stiamo seguendo. I bambini delle fate vuole essere un'associazione ben organizzata, preparata, che guarda avanti, che si occupa di questi ragazzi. Mentre in Italia solitamente le varie realtà dipendono purtroppo da un volontario, sperando che questo arrivi, e da soldi che ormai non arrivano più da nessuna parte, nè da stato, nè da regione, nè dai comuni. Da nessuno.

Per chi volesse approfondire questo tema, il sito ufficiale dell'associazione I bambini delle fate lo trovate a questo link: I bambini delle fate mentre nella pagina Facebook chiamata "Franco e Andrea" potete seguire la parte più divertente, ironica e ludica di questa attività.



Grazie Franco, di averci fatti entrare nella vostra bella realtà e di averci fatto intravedere il vostro mondo..dietro la visiera.

A giovedì prossimo,
lamps!

Cry

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17/11/2016 IN MOTO DA FOGGIA ALLA GUINEA BISSAU PER UN SORRISO!

Si fanno chiamare "Bikers for life - in moto per un sorriso".
Ed il sorriso è quello che questi motociclisti cercano di donare a chi è meno fortunato di loro, durante i loro viaggi.
Il logo del loro gruppo non a caso è raffigurato da un disegno dell’Africa come palmo di una mano, da cui partono dita protese verso il nostro mondo; e poi la figura di un motociclista, insieme al motto Bikers for Life: basta solo uno sguardo al logo per capire quanto forte sia l’impegno e l’attenzione verso il continente africano. In questo articolo vi parlerò in particolar modo del loro progetto svolto durante il 2014, il "Progetto Guinea Bissau",
ossia un viaggio da Foggia a Livorno, con conseguente sbarco a Tangeri in Marocco, attraverso Marrakech, Bojodou, Dajla, nel deserto del Sahara. Cinquemila chilometri attraverso Mauritania e Senegal sino alla Guinea Bissau, con lo scopo di portare di persona alle popolazioni di quei territori i fondi raccolti per la costruzione di un asilo all’interno della casa di accoglienza Bambaran. «L’idea è nata per caso – racconta Giulio Loporchio, anima del progetto -: alcuni amici, rientrati dalla Guinea Bissau, ci hanno mostrato delle fotografie dell’orfanotrofio di Bambaran.
I volti di quei bambini, la loro realtà così distante dal nostro frenetico quotidiano hanno suscitato in noi il pensiero di unire la passione per i viaggi in moto alla solidarietà. Abbiamo così immaginato un viaggio con tanti chilometri, capace di aprire una strada e portare una speranza, sostenendo quell'orfanotrofio».
Uno sforzo durato qualche mese, che ha raggiunto l’obiettivo prefissato di 15.000 euro grazie al coinvolgimento della community BMW, sostenuto dai gruppi del Meridione: infatti ai quattro foggiani (Giulio Loporchio, Paolo Ranieri, Giannicola Caione e Cristian D’Emilio) si aggiunge il salernitano Mario De Luca; insieme hanno viaggiato verso l’Africa su quattro BMW ed una Ducati Multistrada. 
Dopo il trasferimento in nave dall'Italia hanno percorso così circa 5.000 km per raggiungere in tre settimane Bambaran dove i caparbi motociclisti hanno portato a termine con successo il loro obiettivo ossia quello di portare in maniera diretta, i fondi raccolti per la costruzione dell’asilo all'interno della casa di accoglienza e con esso sicuramente tanti, tanti sorrisi.
 Al ritorno raccontano infatti che è stata per loro una grandissima esperienza e che sono soddisfatti di quanto sono riusciti a fare durante questa missione.
„“Uno dei medici che svolge la sua attività di volontariato in quei luoghi - sottolinea Cristian - ci ha raccontato alcune delle storie di quei bambini. Molti sono disabili, abbandonati dalle famiglie proprio per le loro patologie. Altri hanno perso entrambi i genitori o sono stati recuperati per strada dagli stessi volontari, che li hanno sottratti a un triste destino. Questo ha reso la nostra missione ancora più forte. Sono stati pochi giorni ma intensi, ricchi di emozioni”.“
L'avventura dei "Bikers for life" continua con numerosi altri nuovi progetti, se ne volete sapere di più, ecco il link al loro sito ufficiale: Bikers For Life.
.. perchè, come amano dire questo gruppo di amici centauri: «Nel corpo di un motociclista, non scorre sangue, ma solidarietà».



A giovedì prossimo,

lamps a tutti!

Cry

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PER CHI SE LI FOSSE PERSI..... 10 BUONI MOTIVI PER STARE CON UN BIKER!

Ed eccomi a parlarvi dei dieci buoni motivi, a mio parere, per stare con un motociclista!

1) Il motociclista è di per sé anche un viaggiatore, uno a cui piace esplorare il mondo in sella alla sua moto, è sicuramente dotato di spirito avventuriero e saranno molto poche, durante il corso dell'anno, le volte durante le quali lo vedrete poltrire sul divano la domenica pomeriggio! Se anche voi siete dotate dello stesso spirito.. siete a cavallo! Lui sfogherà la sua voglia irrefrenabile di pilotare la sua due ruote portandovi nel contempo a visitare posti sempre nuovi!


2) Il motociclista è solidale e dotato di uno spiccato spirito di fratellanza, infatti in qualsiasi condizione, se un motociclista ne vede un altro in difficoltà, subito si fermerà ad aiutarlo. Dote da non sottovalutare, molto apprezzabile in un uomo!


3) Il motociclista apprezza di solito le piccole cose, per vedere infatti un panorama da un passo alpino o per ammirare un tramonto in riva al mare, sarà capace di fare anche 500 Km in una sola giornata!



4) Per lo più è un risparmiatore, sa che sperperare soldi non gli permetterà di comprare quel pezzo speciale o quell'accessorio al quale ambisce da tanto!




5) Il motociclista è sexy! Quello sguardo che si intravede da dietro la visiera, che accenna ad un sorriso ammiccante da sotto al casco, è qualcosa che ci fa letteralmente sciogliere! Anche tutto bardato con l'ultimo completo Dainese o Alpinestars di turno, la sua virilità non fatica a trapelare da ogni poro!





6) Un pilota difficilmente sa rinunciare all'adrenalina ed alle emozioni forti, e questo di solito è una sua caratteristica di fondo, quindi insieme a lui non vi annoierete proprio mai!





7) Per uscire con lui in moto non dovrete mai essere perfette, tanto il casco vi scombinerà i capelli e poi ai motociclisti non piacciono le tipe perfettine.. quindi rilassatevi! Fatevi carine, ma dite pure addio alla cipria sul naso ed allo specchietto da borsetta, sentitevi libere di essere spettinate!!! parola d'ordine: libertà!!:)






8) Il motociclista a forza di girare, sviluppa anche spiccate doti di orientamento e navigazione.. quando siete in sua compagnia quindi, non vi servirà dover studiare voi per prime mappe e cartine, lasciatevi portare, rilassatevi e lasciatevi trasportare da lui!






9) Il motociclista saprà sempre scovare un posto particolare, difficilmente raggiungibile in auto, dove portarvi a fare la gira romantica, che sia la caletta sperduta, la strada alpina, lo sterrato che sulle 4 ruote vi potevate dimenticare... ed in più non dovrete passare nemmeno le vostre domeniche nel traffico per raggiungere questi luoghi da sogno, cosa che invece l'automobilista deve sempre mettere in conto!!





10) Il motociclista ha una marcia in più rispetto agli altri, le sue doti alla guida fanno di lui una persona attiva, fantasiosa, creativa, adrenalinica, attraente... devo aggiungere altro?? Questi sono gli ottimi motivi per i quali io sto con un biker!!!

Il mio biker, Max!
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19/05/2016 APPUNTAMENTO N° 29: UN VIAGGIO LUNGO IN MOTO SENZA TROPPE RINUNCE.. SI PUO'?? SI PUO', SI PUO'!!!


L'estate è ormai alle porte, voglio pertanto riprendere un discorso fatto qualche tempo fa, quando le vacanze estive erano ancora un lontano miraggio, a proposito del bagaglio per il cosiddetto viaggio lungo in moto e sul come organizzarsi per fare una vacanza sulle due ruote senza troppe rinunce. Ecco qualche semplice ma utile consiglio!

Se siete in procinto di fare il Viaggio con la "V" maiuscola in moto, ma se non vi siete mai cimentate con questa situazione (magari il massimo di tempo durante il quale siete state fuori su una due ruote è stato il classico weekend) la vostra testa sarà affollata da mille interrogativi: non sarà un viaggio con troppe rinunce? Cosa potrò portarmi? Ma soprattutto, quante cose NON mi potrò portare?
Non vi preoccupate, care zavorrine, perchè con una buona organizzazione ed ovviamente con qualche compromesso, farete il viaggio dei vostri sogni ed al ritorno dallo stesso capirete molte cose, dopo vi svelerò quali!
Si presuppone che la moto che userete per viaggiare abbia un bauletto, se poi siete super attrezzati avrete anche i due bauli laterali più la borsa da serbatoio. Se viaggiate col classico zaino allora si, qualche rinuncia in più potreste doverla mettere in conto! Altrimenti dovrete bene pensare a quanti giorni starete via, al fatto che i cambi li laverete giornalmente e quindi ne basteranno tre in tutto, per quanto riguarda l'intimo, giusto il tempo materiale di far asciugare il cambio lavato la sera precedente, magliettine che occupino poco spazio, il pantalone che avete addosso più un altro di ricambio, (se necessari) due costumi, asciugamani in microfibra che occupano poco spazio, un vestitino elegante, un paio di infradito, e da abbinare al vestito elegante un paio di piattine carine (le scarpe col tacco no, occuperebbero troppo!). Per quanto riguarda il beauty, portatevi giusto i due trucchi del quale non potete fare a meno, io sono solita portare dietro matita, ombretto, mascara e lucidalabbra, e per quanto riguarda shampoo, saponi e creme, durante l'anno fate il pieno di campioncini! Occuperanno così pochissimo spazio e faranno egregiamente il loro dovere! 
Se poi siete fortunati, ed avete un punto di riferimento dove andrete a stare (potrebbe essere il camping di turno, l'hotel, l'amico o il parente in zona) potreste addirittura pensare di poter spedire prima della vostra partenza un pacco, con le cose più ingombranti alle quali senza questo appoggio rinuncereste e prima del vostro ritorno rispedirvelo a casa, magari con l'aggiunta di qualche souvenir o qualche prelibatezza del posto!

Cosa sono le cose che capirete al ritorno dal cosiddetto viaggio lungo in moto? Prima di tutto se siete portate o meno per questo tipo di esperienza, infatti per quanto possa piacervi il giretto in moto sul lago alla domenica col vostro moroso, non è detto che abbiate la tenacia e la resistenza per affrontare tratte di 350 - 400 Km (ed oltre) al giorno, sotto condizioni atmosferiche di qualsiasi tipo. Oltre questo, capirete quanto a volte siamo davvero troppo legate al superfluo!
La nostra V caricata per il weekend
a Lignano Sabbiadoro
 Quante volte in vacanza ci siamo portate decine e decine di vestiti, scarpe, magliette, col finire per usarne nemmeno la metà? Capirete che l'apparire è la meno importante delle cose, quando si può vivere un viaggio appagante da una marea di altri punti di vista: il vivere sulla tua pelle l'emozione data dalla strada che ci scorre sotto alla sella, quando puoi sentire profumi che dalla macchina, coi finestrini chiusi e l'aria condizionata a tutto gas, mai e poi mai assaporeremmo, quando salti tutte le code per arrivare nella spiaggia rinomata del luogo e parcheggi direttamente in riva al mare, sorridendo da dietro alla visiera agli automobilisti nervosi che ti guardano dalle file interminabili sotto al sole, o meglio ancora quando raggiungi con la due ruote posti inaccessibili alle automobili, andando quindi a scovare calette e posti non affollati dal turismo di massa. Lì, capirai che avere ogni giorno addosso una maglietta di colore diverso è la cosa meno importante della vacanza, la cosa davvero importante è che tornerai da questo viaggio con un bagaglio di emozioni, ricordi, sensazioni, ed anche soddisfazioni personali, che solo un viaggio in moto ti può dare. Non da ultima, il feeling col tuo biker: se non avete litigato ogni giorno per il "carica" e "scarica" il bauletto, operazione certosina per far entrare al millimetro ogni oggetto che ti sarà necessario durante la giornata e che dopo ogni sosta matematicamente non riesce più ad entrare nel contenitore come alla mattina quando tutto si incastrava perfettamente stile tetris, se quando beccherete un acquazzone in un posto sperduto e vedrete gli altri andarsi a riparare nelle auto, mentre voi vi terrete stretti stretti riparandovi alla bell'e meglio nei vostri completi da pioggia ridendoci su, se anche dopo le centinaia di km macinati, quando vi fermate per la sosta vi guardate pensando di aver raggiunto insieme un'altra meta, stanchi ma felici e con l'adrenalina a mille, sapendo il tipo di viaggio che affronterete insieme, beh state sicure che non rimpiangerete la magliettina in più che avrete lasciato a casa, vedrete che un'esperienza del genere vissuta insieme non può che far accrescere il vostro affiatamento (o nel caso contrario... rientrerete dalla vacanza in autostop!!) Sono troppi gli elementi sul lato positivo della bilancia che vi faranno capire che un viaggio in moto, è IL grande viaggio!!

Allora buone vacanze... in moto!!!

a giovedì prossimo, lamps a tutti!

Cry

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12/05/2016 APPUNTAMENTO N° 28 CHANTAL COURNOYER E LA TRAVERSATA DELLE TRE AMERICHE.  

Chantal studiò per diventare una cuoca e lavorò per quindici anni in grandi cucine industriali. Dopo di che, passò a lavorare per dieci anni nel settore motociclistico. 
Il suo primo ricordo a proposito di moto risale a quando da studentessa si trovava in Svizzera. Stava facendo uno stage presso una scuola di cucina e conobbe la fidanzata di un suo amico svizzero che guidava una moto sportiva e si ricorda di essere stata molto colpita dal vedere una donna che si destreggiava nella guida di un bolide a due ruote. 
Cinque anni dopo comprò la sua prima moto, una Harley-Davidson Sportster che guidò per dieci anni. Poi passò ad un Harley grand touring e un anno dopo iniziò a lavorare per il più grande concessionario Harley e BMW in Quebec. Ebbe l'occasione di essere a Milwaukee per il 100 ° anniversario di Harley-Davidson e fu per lei qualcosa di enorme il fatto di essere testimone di un evento del genere. L'amicizia e l'atmosfera che si respiravano nell'aria erano incredibili, ricorda Chantal.
Dopodichè passò a guidare diverse altre moto - una Yamaha FJR1300 ed un 1200 GS al quale ha fatto fare 175.000 Km, forse questa la sua preferita. 
L'idea di base di partire per un viaggio lungo le Americhe le venne dopo aver visto Long Way Round (una serie televisiva inglese, riportata anche in DVD e da cui è stato anche ricavato un libro, che parla di un viaggio di circa 31.000 km fatto dall'attore Ewan McGregor, dall'amico Charley Boorman e dal cameraman Claudio Von Planta da Londra a New York su tre maxi-enduro BMW, NDR); prima di ciò non immaginava che fosse possibile fare un viaggio del genere. Si rese così conto che questo era ciò che voleva fare. Così iniziò a sognare e dire a tutti che un giorno avrebbe lasciato tutto per fare questo viaggio, da sola o no. Pochi anni dopo, incontrò il suo attuale ragazzo, un pilota enduro.
Quando gli parlò dei suoi piani, lui subito si mostrò disposto ad unirsi a lei. Il giorno dopo, Chantal si licenziò. Dal momento che stava lavorando per un concessionario BMW ed il suo capo era stato anche un pilota, ha capito cosa l'avesse spinta a fare quella scelta così drastica.
Ci vollero circa cinque mesi per preparare il viaggio. Decisero di attraversare le Americhe - Nord, Centro e Sud. Lei su una 1200GS e il suo ragazzo su un 1200GSA. Partirono il ​​3 luglio 2012. Quel giorno Chantal era felice e triste allo stesso tempo. Ma alla fine partire fu per lei una sensazione incredibile, stava realizzando finalmente il suo sogno, accarezzato e coltivato per così tanti anni. 
Partirono così da Vaudreuil-Dorion, una città a 40 km a ovest di Montreal, diretti a nord fino in Canada verso la Yukon, poi a Inuvik, la città più settentrionale del Canada. Si diressero poi verso l'Alaska e successivamente verso sud lungo la costa occidentale degli Stati Uniti, entrando in Messico attraverso San Diego, Baja California, per poi visitare il Centro America.
A Panama, imbarcarono le moto su una barca a vela per Cartagena, Colombia.
Il loro viaggio continuò poi attraverso l'Ecuador, Perù, Cile, Bolivia e poi in Argentina. Arrivando a Ushuaia - la meta del loro viaggio pianse come una bambina.
Un aneddoto divertente che Chantal ricorda di questo viaggio risale a quando lei ed il suo ragazzo erano accampati in Alaska prima di dirigersi a nord verso Inuvik sulla Dempster Highway, tracciato di ben 736 km di strada sterrata. Era mattina presto e Jean la svegliò e disse: - "Chantal, penso che ci siano alcuni orsi intorno alla tenda."
Sentivano che c'era qualcosa/qualcuno che annusava la tenda e che camminava intorno a loro. Intanto le scappava fortissimo la pipì, ma aveva paura di andare fuori. Sono rimasti per un tempo infinito con il fiato sospeso all'interno della tenda e senza muoversi. Infine, hanno sentito i passi che si allontanavano così Jean guardò fuori dalla tenda: erano solo due cani che vagavano nel campeggio. Fu così che finalmente lei potè uscire dalla tenda e corse per andare in bagno più veloce poteva!
La parte che preferì del suo viaggio fu incontrare e confondersi con la gente locale e conoscere i loro usi e le differenti culture. 
Un altro grandissimo viaggio fatto da un'intrepida donna, all'insegna del "volere è potere"!

A giovedì prossimo,

lamps a tutti!

Cry



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05/05/2016 APPUNTAMENTO N° 27: LAIA SANZ, LA STELLA DELLA DAKAR.

Laia ha iniziato molto presto ad andare in moto, quando aveva solo 2 anni. A quell'età suo padre la portava sopra il serbatoio della sua moto e lei poi cavalcava la sella di una bicicletta cercando di imitarlo. 


A casa tutti avevano qualcosa a che fare con le due ruote, ed anche suo fratello Joan non poteva essere da meno: da piccolo aveva una Cota 25, una moto per i bambini, ed un giorno, mentre si riposava, la prese senza che nessuno se ne accorgesse: aveva solo 4 anni ed era già chiaro ciò che le piaceva.

Imparò ad andare in moto velocemente e nel 1992 fece la sua prima gara approfittando di una prova del Campionato Catalunya bambini nel suo villaggio, Corbera de Llobregat. Sua madre la incoraggiò a partecipare; arrivò ottava ed ultima, ma fu molto felice e desiderosa di tornare a ripetere quell'esperienza. 


L'anno successivo fece fatto tutto il campionato, ma la prima vittoria nelle categorie maschili non sarebbe arrivata fino al 1997. Nello stesso anno partecipò alla sua prima prova femminile contro ragazze di tutto il mondo, un'esperienza che da lì in poi si sarebbe ripetuta più volte.

Anno dopo anno, diventò sempre più brava nelle gare  femminili e nel 1998 diventò la prima campionessa europea (non ufficiale). E 'stato in questo momento che, essendo l'unica ragazza nel campionato di Spagna, cominciò a prendere forma l'idea di fare di questo sport una professione. 


Nel 2000 visse una delle sue migliori stagioni: contro ogni previsione, vinse il campionato spagnolo nella categoria cadetta maschile. Anche in questo caso era l'unica ragazza e dato che tutti i partecipanti avevano già vinto titoli mondiali più prestigiosi, questo fu uno dei trionfi che le diede più soddisfazione.

Sempre nel 2000 corse nel campionato del mondo e nel campionato europeo femminile, dove arrivò rispettivamente prima e seconda. Nel 2001 riuscì a ripetere il risultato, ma nel tra il 2002 e il 2006 ottenne un quarto, quinto e sesto posto nel mondo juniores maschile. 


 A 24 anni aveva già vinto 10 titoli mondiali, 9 europei e 4 vittorie per le squadre Trial nazionali. A quell'età fece il suo debutto nel mondo dell'enduro femminile dove non aveva sino ad allora quasi nessuna esperienza ed arrivò terza. Questo fu uno dei requisiti che le permise di preparare la Dakar, il suo sogno d'infanzia che diventò realtà nel 2011 e non solo partecipò, ma vinse il Trofeo femminile e si posizionò 39 ° nella classifica generale assoluta.

Nella quarta tappa della Dakar 2016 Laia Sanz è stata autrice di un gesto da vera campionessa che non tutti,
al suo posto, avrebbero compiuto. La spagnola, infatti, sebbene stesse correndo un tratto cronometrato spettacolare, tra l'undicesimo e il quattordicesimo posto, non ha avuto dubbi sul da farsi quando, all'altezza del chilometro 402, si è trovata davanti il pilota Pela Renet (Husqvarna) vittima di un incidente. Laia ha sacrificato il risultato della sua tappa ed è rimasta al suo fianco fino all'arrivo dei soccorsi: “Mi sono spaventata molto quando ho visto Pela inerme. Non era cosciente e subito ho pensato al peggio.
Non reagiva e ce n'è voluto di tempo perché riprendesse conoscenza. Ho provato ad avvisare l'organizzazione ma non riuscivo, dopo vari tentativi ho chiamato il mio capo del team Alex Doringer con il mio telefono, affinché avvisasse e da lì a poco è poi arrivato l'elicottero medico, ma in tutto questo era già passata mezz'ora”. Successivamente l'organizzazione ha comunicato che il francese aveva un trauma cranico oltre ad alcune lesioni e non era in gravi condizioni. La Sanz ha continuato: “All'inizio della tappa Pela mi ha superata e mi è andata bene perché l'ho seguito, questo mi ha permesso di essere più veloce. Ho superato David Casteu e Ivan Cervantes,
ed ero sempre a un minuto o mezzo minuto da Pela, fino a quando non l'ho trovato steso per terra. Quando ho ripreso la mia gara sono stata più lenta, perché quando trovi un incidente di questo tipo rimani un po' provata”. 

La 37esima edizione della Dakar si concluse con un ottimo risultato per lei: prima tra le donne e nona nella classifica assoluta, la migliore donna motociclista di sempre in questa massacrante gara. 

E da qui in poi, siamo curiosi di vedere come e quanto si amplierà il palmares di questa grande donna che non ha di certo paura di sporcarsi di fango!!

A giovedì prossimo,

lamps a tutti!

Cry

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28/04/2016 APPUNTAMENTO N° 26: MELUSINE MALLENDER ED I SUOI VIAGGI, MIX TRA GRANDE AVVENTURA E FINE SOCIALE.

Viaggiatrice esperta, Mélusine Mallender con i suoi raid ha sempre cercato di coniugare l'avventura con il fine sociale. 


Nel suo ultimo viaggio, il filo conduttore è stato quello inerente la libertà nei paesi attraversati. 

Ma in un precedente viaggio fatto in paesi musulmani, il tema era stato l'uguaglianza dei diritti fra uomo e donna. Allora guidò per 25.000 km attraverso 19 paesi, con il suo compagno, l'esploratore Christian Clot, che dovette raggiungerla alla frontiera con l'Iran per mettersi alla guida della moto, perché in quel paese le donne non possono guidare.

La sua passione per i viaggi viene da lontano. Iniziò a cavalcare una due ruote appena diventò maggiorenne, con una Honda Varadero 125 con la quale fece il giro della Francia. Poi alcuni viaggi fece alcuni viaggi durante i quali lavorò come volontaria: 2 mesi in Togo per insegnare inglese, 2 mesi in Thailandia. Quindi Vietnam e Cambogia. E un'avventura di 6 mesi in Patagonia, a piedi ed in kayak insieme a Clot, sulle tracce di antiche tribù scomparse.

Il suo vero interesse però era la moto. Nel 2010 attraversò l'Asia Centrale, da Parigi a Vladivostok, in sella alla sua Varadero 125, che al momento della partenza aveva già 110.000 km. Dorme in tenda o presso famiglie che la ospitano, e a fine avventura il budget impegnato sarà di soli 5000 euro! 


È in questa occasione che girò il suo primo documentario: "un giorno, bisogna partire...". Poi, l'anno dopo, il già citato viaggio "Le strade persiane", che la porta fino in Kirghizistan su una Varadero 800. E qui nacque il secondo documentario. 

Il primo viaggio in solitaria lo fece proprio in sella alla Varadero (alla faccia di chi le diceva che la 125 non sarebbe stata adatta a grandi viaggi), partendo da Parigi. Destinazione? Tokio. 


A questo viaggio ne sono succeduti diversi altri, l'ultimo dei quali "I grandi laghi d'Africa", un viaggio attraverso zone tanto splendide a livello di scenari naturali e paesaggistici, tanto difficili per quanto riguarda la situazione sociale e politica. 

La sua Varadero 125 è per lei "ben più che un semplice mezzo, questa moto rappresenta l'idea semplice che posso partire quando voglio, andare dove mi piace, vivere una indipendenza che si traduce in una semplice parola: libertà".

"Difendo l'idea che ogni persona deve avere accesso alla libertà, sia di agire che d'espressione. Intendo il mio viaggio come un'ode alla libertà rappresentata da una donna sola in viaggio con una moto".

Per ulteriori informazioni, foto e documenti sui grandi viaggi effettuati da questa donna, vi rimando al suo sito internet www.melusinemallender.fr (in francese NDR).

A giovedì prossimo,

lamps a tutti!

Cry

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21/04/2016 APPUNTAMENTO N°25: VIVERE UNA PIACEVOLE SOSTA DURANTE UN GIRO IN MOTO SUL LAGO DI COMO, NELL'OASI DI PACE DI VILLA CARLOTTA A TREMEZZO!

Un classico per i motociclisti lombardi, ed in particolare per quelli milanesi, è alzarsi la domenica e decidere di andare a fare un giro domenicale sul lago di Como;
se si sceglie di percorrere la strada SS340 che corre lungo la sponda occidentale del ramo del celebre lago, vi imbatterete in paesaggi romantici e mozzafiato, percorrerete strade per lo più ben asfaltate e quindi piacevoli per chi guida una due ruote, e lungo il vostro percorso incontrerete dei deliziosi paesi, dove fermarvi per una sosta così da poter ammirare il panorama da angoli sempre diversi, in particolar modo risalendo verso nord alla volta di Menaggio, troverete Argegno, una delle località più frequentate del lago di Como sia come luogo di soggiorno che di transito. Da qui, infatti una strada percorre la Valle d'Intelvi, che congiunge il lago di Como a quello di Lugano. Spostandovi ancora più a nord, troverete la località di Tremezzina, e qui vi attireranno subito, spostando lo sguardo sul lato sinistro della statale, i colori sgargianti dei fiori che costituiscono il meraviglioso giardino di Villa Carlotta, una bellissima dimora dal colore bianco che fu fatta costruire in questo luogo alla fine del 1600 dal marchese Giorgio Clerici.


A me è bastato passare una sola volta davanti a questo trionfo di colori per decidere di voler visitare la location in modo più approfondito non appena ne avessi avuto il modo. Ed infatti è una visita che consiglio a tutti coloro che si trovassero a passare di qui.
I giardini colpiscono sin da subito per l'enorme cura ai dettagli con il quale sono tenuti, si vede che nulla è lasciato al dettaglio e l'occhio rimane piacevolmente stupefatto di fronte alla vista di aiuole, siepi, statue e giochi d'acqua. Anche l'olfatto è subito inebriato dai profumi delle differenti specie di fiori che si intrecciano tra loro nell'aria. 
Mi piace molto il fatto che questi 8 ettari di parco, siano suddivisi in diverse zone, e che passeggiando spensieratamente lungo i sentieri, ci si senta sovente catapultati in un altro mondo ed in una differente dimensione: dalle cinque terrazze all'italiana che si trovano proprio davanti alla villa, con alte siepi di camelie, con due bellissimi tunnel di agrumi profumatissimi, con le piante di papiro e le numerose rose che decorano le pareti, è un attimo ritrovarsi tra distese di azalee di differenti colori, dai più tenui ai più sgargianti, ma ancora qualche passo in avanti e si verrà sorpresi da una scenografia realizzata con materiale vegetale atta a creare un ambiente affascinante: un tracciato erboso e sinuoso che sale lungo i fianchi della montagna, delimitato da arbusti, verso un punto di fuga costituito da un fondale di alte conifere. È un autentico "teatro di verzura" in senso moderno, al cui fascino nessuno può resistere. Oltre al tappeto erboso alcune piante sono qui regine: l'azalea, i rododendri, le palme e sulla destra uno straordinario glicine secolare, vera e propria scultura naturale.
Più avanti ci si immerge in un bosco di rododendri, alberi che creano infiorescenze ad ombrella con 15-20 fiori di un bel rosso, o talvolta anche rosa o bianchi; 
l'occhio è stupefatto di fronte a tali macchie di colore intenso! Ma se la camminata prosegue, si sentirà subito sulla pelle il cambiamento di clima e l'umido che si fa più intenso, infatti ci si ritroverà nella cosiddetta "valle delle felci", dove una forra naturale è stata arricchita con l'aggiunta di platani e tigli, ma soprattutto di piante esotiche come le grandi felci arborescenti e palmiformi originarie dell'Australia; l'effetto sorpresa è assicurato, qui diverse volte mi sono chiesta com'era possibile avere intorno a me una vegetazione del genere essendo sul lago di Como, e non in un paese esotico! La stessa sensazione si ha entrando nel giardino dei bambù, qui la sensazione predominante cambia geograficamente e ci si sente in tutto e per tutto in un giardino giapponese: le alte canne di bambù, in un contesto di grande armonia tra cascatelle, ruscelli e strutture in pietra. 
La scalinata di accesso al giardino è sovrastata dal portale Torii che segna l'ingresso alla parte del giardino più tipicamente orientale, una zona strutturata a stanza su due differenti livelli; quello più interno circondato da un boschetto di bambù giganti è un'oasi di tranquillità in cui si possono apprezzare appieno luci, forme, suoni e colori che nell'armonica unione tra acqua e bambù mutano nel corso delle ore della giornata.
Questo è l'angolo di giardino ideale se si vuole lasciar spazio alla propria mente di viaggiare verso posti lontani e meditare, o per lo meno, per la sottoscritta è stato così. Oltre a questa distesa di parco, sulla sinistra di villa Carlotta, è possibile ammirare anche il giardino vecchio, dove ho apprezzato particolarmente il romantico scorcio offerto dalla fontana dei nani, costruzione fatta a scalette e cascatelle, scenograficamente concentrate in pochi metri di ripido pendio ed oltre a questo, i vasi di piante aromatiche, dove ne ho apprezzato e riconosciuto svariate qualità e talvolta anche rare. Oltre alla visita nella splendida location naturale, è possibile visitare anche la villa al suo interno ed il museo che essa ospita; alcune delle opere che è possibile ammirare al suo interno sono Amore e Psiche giacenti di Adamo Tadolini, Palamede di Antonio Canova, L’ultimo addio di Romeo e Giulietta di Francesco Hayez.
In conclusione, Villa Carlotta, con i suoi giardini, è un'oasi di pace dove poter passare qualche ora in una magica atmosfera, rilassante, rigenerante, e da dove poter ammirare scorci impagabili sul lago di Como, magari seduti su una delle numerose panchine posizionate in punti panoramici strategici, seduti sulle quali la mente vaga lontano nell'intento di lasciare alle spalle i problemi di tutti i giorni e le sensazioni negative, e con l'unico intento di catturare dentro sè la bellezza, i colori, i profumi, la magia che questo luogo è stata capace di donare anche a me. 
A giovedì prossimo,
lamps a tutti!
Cry


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14/04/2016 APPUNTAMENTO N° 24: SHERRI JO WILKINS ED IL SUO GIRO INTORNO AL MONDO CON IL "BECAUSE I CAN" TOUR! UN MOTTO, UN CREDO, UNO STILE DI VITA!

Nata ad Indianapolis, nel Midwest degli Stati Uniti, Sherri Jo è da sempre vissuta in periferia; dopo aver frequentato il college ha cominciato lavorare per la sua azienda di famiglia. Ma durante tutta la sua vita l'ha accompagnata sempre un forte desiderio di avventura che non sarebbe mai andato via. 
Sherri avrebbe da sempre voluto viaggiare per il mondo e voleva ad ogni costo trovare un modo per poterlo fare. Ha sempre creduto fortemente nel destino. Fu così che quando meno se lo sarebbe aspettato, il fato le offrì la prima opportunità di realizzare in parte questo sogno, facendole incontrare un uomo che le chiese di unirsi a lui, a bordo di uno yatch, con l'obiettivo di salpare verso le isole del Pacifico, per un periodo non specificato di tempo.
Così Sherri mise in vendita la sua casa in Indiana e con grande stupore della sua famiglia fece le valigie e fu così che iniziò la sua nuova enorme avventura da viaggiatrice. Questa decisione fatidica la portò in un viaggio intorno alle isole con una troupe cinematografica per girare un documentario ed ebbe così l'occasione di vivere quella che in molti definirebbero "il sogno di una vita".
In questo periodo si innamorò dell'Australia, in particolare delle zone del sud, e così decise di andare a vivere lì e di diventare cittadina australiana. Dopo questa lunga avventura per mari ed oceani, Sherri Jo riprese col godersi la vita personale ed i frutti del suo lavoro, quando presto tornò a chiedersi se il tran tran di ogni giorno, la solita routine insomma, fosse tutto quello che c'era da vivere o se fosse possibile per lei spingersi oltre. Dopo diversi mesi di ricerche per provare ad avviare una nuova attività, ebbe una felice intuizione: dimenticò presto le idee di business e pensò "perché non girare tutto il mondo alla guida di una moto?" Notare che Sherri ai tempi non possedeva nemmeno una moto! Piccoli dettagli. Così, nel 2010, il "because I can World Tour" prese vita. Questa grande avventura ha portato Sherri Jo in un tour in solitaria attraverso 49 paesi, 138.000 km per una durata di 3 anni e mezzo, su di una KTM 1190 Adventure R. 
Perchè cimentarsi nel viaggiare il mondo da sola su una moto?
Bene, la sua risposta a questa domanda è sempre stata: "perchè io posso"! (because I can, nome del suo tour  NDR).
Ogni volta che nella sua vita è stato il momento di voltare pagina è scattata in lei la grande voglia di cimentarsi in una nuova impresa e da lì il pensiero di come avrebbe potuto abbinare la sua passione per i viaggi con una grande nuova avventura, che sarebbe poi combaciata con un nuovo scopo di vita. 
Quando viveva negli Stati Uniti aveva posseduto e guidato una Harley per un paio di anni, ha lavorato come copilota di aerei leggeri, poi il viaggio sullo yacht badando a schivare i pirati attraverso le isole del Pacifico - sicuramente il giro del mondo su di una moto è stato per lei il successivo passo logico da fare, avrà pensato questa intraprendente donna.
Le sfide sul piatto sono state grandi: quale moto scegliere, dover pianificare i visti necessari da ottenere, oltre che scegliere e prenotare il trasporto per sè stessa, oltre che per la moto; tutte queste pratiche burocratiche l'hanno impegnata per moltissime ore sin da prima della partenza. Tuttavia, fa anche questo parte dell'avventura e sicuramente ne sarà valsa la pena. E ne è valsa davvero la pena visto che questa donna è tornata da questo viaggio arricchita, soprattutto nell'animo, come lei ama dire, e forte del suo motto "che lei può", ora più che mai, dopo aver testato le sue capacità, la sua resistenza, fisica ed emotiva, e le sue doti di centaura/avventuriera!! 
La prossima sfida che Sherri Jo sta per intraprendere è il "because I can Australia" tour, in quanto ora ha una nuova moto, una Triumph Tiger 800 XC, e dice di aver voglia di esplorare per bene il proprio paese d'adozione, del paese che l'ha fatta innamorare perdutamente di sè, questo è il suo prossimo obiettivo, il suo prossimo scopo di vita.

Una storia per chi come me la pensa "chi si ferma, è perduto!".

Per chi volesse leggere di più a proposito di questi tre anni pazzeschi in giro per il mondo, questo è il link al suo blog personale http://sherrijosbecauseicanworldtour.blogspot.it/.

A giovedì prossimo,

lamps a tutti!

Cry

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07/04/2016 APPUNTAMENTO N° 23: MIRIAM ORLANDI DUE ANNI IN MOTO LUNGO LE AMERICHE PER RISCOPRIRE SE STESSA E IL SENSO DELLA VITA.

Un viaggio durato due anni, stracolmo di avventure, belle e brutte, all'insegna del motto: «Io parto». E così ha fatto Miriam Orlandi, osteopata 38enne di Torbole che l'11 ottobre del 2008 è partita dalla sua cittadina natale per affrontare «il grande viaggio con me stessa in sella alla mia Cocca». La «Cocca» è una Bmw R 100 Gs serbatoio Parigi-Dakar che Miriam ha voluto «umanizzare», da vera compagna di viaggio. Brescia - America Latina e ritorno.
Da dove è nata in questa donna tutta questa voglia di affrontare un viaggio così lungo ed impegnativo?
Dice di essersi resa conto che, dopo dieci anni di lavoro sistemando le ossa e la vita degli altri, aveva bisogno di dedicare un po' di tempo a sè stessa. Il sogno di visitare l'America del Sud la accompagnava sin da piccola, così senza starci tanto a pensare è partita.
Dopo aver cercato uno spedizioniere che traghettasse la Cocca al di là dell'Atlantico, a Buenos Aires, Miriam ha fatto i bagagli ed è partita. Grazie al passa parola di amici e parenti, molte ditte bresciane si sono offerte di regalarle abbigliamento e accessori da viaggio. A quel punto non restava che acquistare un volo di sola andata e iniziare l'avventura. 
Dopo dieci giorni trascorsi in Argentina è partita alla volta dell'Uruguay dove ad attenderla c'erano le suore Benedettine di Cemmo che per una settimana  l'hanno ospitata in cambio di qualche ora di lavoro all'interno del loro piccolo ambulatorio medico. Da lì, la discesa verso il Brasile e le cascate di Iguazù. Dopo pochi giorni ripartite per l'Argentina, in direzione della penisola Valdez dove ha ammirato la riproduzione delle balene e lo svezzamento dei loro cuccioli.
LÌ Miriam incontra Miguel, un viaggiatore argentino, e Beto Bubas, l'uomo che sussurava alle orche selvatiche, da cui impara «che la potenza fisica può racchiudere una grande dolcezza d'animo». Il tempo di ricaricare il «karma»
e Miriam è di nuovo in sella alla Cocca per scendere verso sud, in direzione Usuaia, nella Terra del fuoco ricoperta di neve, dove festeggia il Natale in compagnia di un gruppo di viaggiatori tedeschi. Giusto il tempo di raccogliere le proprie cose e il giorno dopo, il 26 dicembre, Miriam riparte alla volta di Rio Gallego per incontrare una coppia di amici di Singapore che aveva conosciuto un mese prima a Porto Madryn. Un giorno di sosta e via verso il Cile, dove per tre giorni ha alloggiato nel giardino di Andres, un viaggiatore argentino. 
Poi lo zig zag tra Cile e Argentina per giungere a Santiago del Cile dove Miriam alloggia per una settimana a casa di Carla, una vecchia compagna di facoltà che si è trasferita lì da cinque anni. Ma Miriam ha sete d'avventura e in sella alla Cocca decide di attraversare le Ande e il loro paesaggio surreale, fatto di miniere abbandonate ed edifici decadenti per raggiungere Mendoza. Lì conosce Camilla, una 70enne di Parma che si è trasferita lì quattro anni prima per sfuggire al caro vita italiano che l'aveva messa in ginocchio. Dopo 15 giorni di «calore italiano» la motociclista bresciana decide di ripartire alla volta di Lima. Da lì il ritorno in Cile per giungere in Bolivia.
L'altitudine, 4000 metri, inizia a crearle qualche problema fisico e dopo aver attraversato quattro fiumi, la Cocca la abbandona per un guasto agli ammortizzatori che le costa una sosta forzata di tre mesi in Bolivia, in attesa del pezzo di ricambio dalla Germania. Qui le prime difficoltà nel trovare alloggio e alimentari. Ma la provvidenza, terza compagnia del suo viaggio, le fa conoscere Johnny, un medico boliviano che la ospita nella sua reggia e le offre una stanza con tanto di vasca Jacuzzi!

Ad aprile, Miriam riesce a ripartire e raggiunge il Perù. L'ospitalità degli indios di Vilcabamba, le missioni Mato Grosso e gli abiti sgargianti dei peruviani le ridanno la carica per continuare il viaggio. Per racimolare il soldi necessari a riparare la moto lavora in un hotel insegnando alla cuoca la cucina italiana. Poi un altro stop in Colombia in attesa del veliero che la accompagni a Panama, dove resta per un mese a lavorare in un ostello dipingendo ante e lavando lenzuola.  
Da lì, via verso il Costa Rica, dove un nuovo guasto ferma la Cocca per tre mesi. Sistemata la moto, Miriam riparte per il Nicaragua dove incontra un bresciano che, riconosciuta la targa, la invita a trascorrere qualche giorno di vacanza insieme alla sua famiglia. Poi arrivano l'Honduras, tre giorni, El Salvador in 24 ore, Guatemala, un mese, e Messico dove Miriam lavora come volontaria per impedire il furto delle uova di tartaruga. 
Siamo al giugno 2010 quando Miriam raggiunge gli Stati Uniti. Prima tappa: San Diego. Poi Los Angeles, San Francisco e la sfida culinaria con Jean Luc, un amico francese. Dopo 21 mesi di sole e temperature tropicali, arriva nello stato di Washington dove ad aspettarla c'era l'inverno, ma non si scoraggia e prosegue per il Canada e si addentra nel suo clima gelido. Gli alberghi erano troppo cari, così decide di alloggiare in tenda, ma una volpe le ruba il cibo durante la notte e per due giorni rimane digiuna. Da lì, la tirata verso l'Alaska e il Circolo Polare Artico, dove Miriam raggiunge il luogo limite della terra, e del suo viaggio. 
Due giorni dopo Miriam e la Cocca sono di nuovo in Europa, a Monaco. Il tempo di riposare e dopo sei ore Miriam è a Torbole, a casa, dove la mamma, il papà e il fratello la accolgono con le lacrime agli occhi e le braccia spalancate. In due anni dice di essere cresciuta come persona, di aver fatto chiarezza in sè stessa e di aver definito bene ciò che vuole da ciò che non vuole. Ora dice di essere pronta per tornare alla quotidianità, per innamorarsi e magari anche per aprire uno studio indipendente di osteopatia. Quindi un'esperienza che ha fortificato questa donna, donandole chiarezza di vedute e rigenerandola. Viaggiare è anche questo e quando lo si fa facendo affidamento esclusivamente sulle proprie forze, sulle proprie capacità, arrivare al traguardo ed a ciò che ci si era prefissati dà sensazioni immense e dona la consapevolezza che al mondo non esistono limiti, se non quelli mentali e sociali che ci diamo noi stessi o che talvolta ci vengono imposti. Un "grazie" anche a quest'altra grande donna viaggiatrice dalla quale tutte noi donne (e non solo!) possiamo trarre ispirazione.

A giovedì prossimo,

lamps a tutti!


Cry

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31/03/2016 APPUNTAMENTO N° 22: ANCHE QUESTO FA PARTE DEL MIO VIAGGIARE. UNA ZAVORRINA AL CHOCOMUSIC DI RIVA DEL GARDA.

Nelle vesti di zavorrina, finora nei miei appuntamenti del giovedì vi ho sempre raccontato della mia passione per i viaggi in moto, della passione di grandi donne 
che hanno compiuto importanti imprese sulle due ruote, questa volta ho deciso di parlarvi di un'altro tipo di passione: di quella di una ragazza che ho conosciuto durante il mio ultimo tour motociclistico "TRA IL BENACO, L'AZZURRO, L'ERIDIO E.....", il suo nome è Ilaria; in particolar modo, la passione di questa giovane donna per i territori nei  quali vive e l'amore per la sua città, Riva Del Garda, l'hanno portata ad organizzare ed a costruire l'evento "Chocomusic", che quest'anno ha raggiunto la sua terza edizione, dando modo a grandi e piccini di incontrarsi nel magnifico scenario offerto da una delle città più belle dell'alto Garda, in occasione dei giorni a cavallo della Pasqua, in un momento di aggregazione, di scoperta della cittadina, di attività dedicate alle famiglie, che ha rallegrato, ravvivato e reso ancor più dolci le festività pasquali dei turisti trovatisi a Riva durante queste giornate; infatti dal 24 al 28 marzo è stato tutto un susseguirsi di numerose attività: dai cooking show dello chef patissier Domenico Spadafora, 
Lo chef Domenico Spadafora
che io e Max abbiamo avuto la fortuna di veder creare dal vivo delle vere e proprie prelibatezze, alle varie degustazioni di cioccolato; dalle lezioni per adulti, ai laboratori per bambini. In particolar modo, una trovata a mio parere geniale, è stata quella delle associazioni Garda Outdoors e Genitori e dintorni, che hanno organizzato una caccia al tesoro; ma non la solita che tutti sicuramente conoscerete, bensì una caccia al tesoro "social"! 
Infatti, genitori e bambini, passeggiando attraverso i bellissimi scorci offerti da Riva Del Garda, dovevano tenere a portata di mano i propri smartphones, così da ricevere gli indizi, scovare quale fosse il posto di Riva del quale si trattava, scattare la foto e postarla sul proprio profilo Facebook o Instagram. Mai sentita una caccia al tesoro così al passo coi tempi? E così diverse famiglie si sono cimentate per prima cosa a scoprire angoli della cittadina che magari sino ad allora non conoscevano nemmeno, e poi col lato più tecnologico della gara. Risultato: gran divertimento di tutti, piccoli e grandi, più o meno tecnologici, e grande spirito di squadra dei componenti delle varie famiglie che hanno dovuto collaborare tra loro per cercare di raggiungere la vittoria! Ma torniamo al nostro incontro con l'organizzatrice di questo dolcissimo evento, alla ragazza che ci ha fatto da cicerone attraverso bancarelle di artigiani provenienti da tutta Italia e che offrivano bontà a base di cioccolata presentata per l'occasione in ogni sua forma, gusto, colore  e qualità e che ci hanno lasciati imbarazzati nella scelta nel dover
assegnare loro, nelle nostre menti, quale fosse la specialità dolciaria che più ci avesse colpiti: i bicchieri colmi di fragole, cioccolato fondente e decorati con panna? O le goufre cosparse di cioccolata calda alla cannella e sciroppo d'acero? Forse i coloratissimi macarons ai gusti fruttati più disparati? Ma come poter dimenticare i cioccolatini al frutto della passione?! Ammirare le delizie offerte da questi abili pasticceri è stata una gioia non solo per il palato, ma anche per gli occhi, ogni bancarella spiccava per originalità, per le forme particolari delle sculture create con la cioccolata, per i colori accesi di praline di ogni dimensione e gusto, ed il solo passeggiare attraverso la piazza così allestita ci ha messo una grande allegria addosso; in più, Ilaria ha saputo trasmetterci la grande passione, la 
dedizione e l'impegno con la quale lei, appoggiata da diverse associazioni, quali il Corpo Bandistico Riva del Garda, Ingarda Trentino, Blu Garden e col patrocinio del Comune di Riva oltre che a Chocomoments, ha creato e costruito un evento nella sua città nativa; così, gli occhi di semplici spettatori con i quali abbiamo assistito a numerosissime fiere e sagre in ogni parte d'Italia sino ad ora, si sono trasformati negli occhi del "backstage", di chi sta dietro alle quinte, e da lì abbiamo captato 

negli occhi di questa giovane ragazza, che ogni sorriso regalato da un bambino intento a mangiare un cono di cioccolata ad una bancarella, alle risate di grandi e piccoli intenti nell'ammirare le acrobazie circensi di un giocoliere qui invitato per l'occasione, lo stupore negli occhi della gente che vede crescere attorno a sè un flash mob chiedendosi cosa stia succedendo e sorridere divertita una volta capito di essere nel bel mezzo di un vero e proprio show, è la soddisfazione di chi organizza per mesi degli appuntamenti per far sì che la sua cittadina non sia "solo" la splendida e rinomata città della 
Lo splendido scenario di Riva Del Garda 
riva trentina del lago di Garda, ma che sia un piacere, per il turista e per il cittadino, ritrovarsi qui ogni anno, nei giorni intorno a Pasqua, sapendo che un golosissimo e ricco appuntamento, giovane, colorato, frizzante ed innovativo, lo aspetta. Ebbene sì, essere una zavorrina in viaggio è anche questo: tantissima moto, visitare luoghi sempre nuovi, ma anche conoscere le splendide persone che troviamo lungo la strada che percorriamo, e recepire tramite i loro occhi posti, cibi, sapori, sfumature che il turista non sempre riesce a gustare e captare fino in fondo; questo, è un altro aspetto che compone il viaggiare e che io adoro: solo immergendosi non esclusivamente con le punte dei piedi, ma con entrambe le scarpe, in un territorio, si potrà dire di averlo vissuto e conosciuto davvero! Ed in questo viaggio, grazie ad Ilaria, a tutti i fantastici ragazzi di Ingarda Trentino, ed alle persone che abbiamo conosciuto e con le quali abbiamo parlato, posso dire di aver scoperto una Riva del Garda finora a me nascosta e più dolce e viva che mai!


Max, lo chef Domenico Spadafora, Ilaria, Cry


A giovedì prossimo,

lamps a tutti!

Cry

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24/03/2016 APPUNTAMENTO N° 21: STORIA DELLA DONNA CHE PER PRIMA FECE IL GIRO DEL MONDO IN SELLA AD UNA MOTO - ELSPETH BEARD.

Questa è la storia di Elspeth Beard. Un viaggio durato 3 anni durante i quali ha macinato con la sua BMW R60/6 bicilindrico boxer la bellezza di 48mila miglia. Elspeth spese molti soldi per comprare quella moto, in quell'epoca 900 sterline non era una cifra da poco, eravamo nel 1980, ed in più la prese che segnava già 30mila miglia sul tachimetro.

La prima tappa del suo viaggio fu New York, spedì la sua moto lì per 175 sterline e ne spese 99 per il biglietto aereo: un bell'investimento iniziale. Ma aveva risparmiato più di 1000 sterline lavorando nel suo pub nel centro di Londra, in vista del suo viaggio intorno al mondo, quindi almeno per un po' avrebbe avuto liquidità a disposizione.
Da New York guidò verso il Canada, poi verso sud alla volta del Messico e da lì risalì verso la California. Da Los Angeles spedì la moto a Sidney, visitando intanto la Nuova Zelanda a piedi, mentre la moto nel frattempo era in viaggio. 
Intanto, a causa di tutte le spese che il viaggio stava comportando, i fondi diminuirono drasticamente, motivo per cui si fermò sette mesi a lavorare a Sidney, tempo durante il quale ricostruì parte del suo gruzzolo. Successivamente guidò lungo tutta l'Australia e qui ebbe un primo grande incidente, nel quale si causò un trauma cranico ma per fortuna nessuna grave conseguenza.
Uscì da questo imprevisto molto scossa, ma proseguì imperterrita nel giro dell'Australia fino a che non imbarcò nuovamente la BMW, stavolta in direzione Singapore.
Questa volta mentre la moto viaggiava, lei esplorò l'Indonesia, tutto il tempo a sua disposizione era così ottimizzato nella visita di nuovi paesi. Ma gli incidenti di percorso in un viaggio così lungo ed impegnativo non tardarono ad arrivare: a Singapore infatti fu derubata di tutti i suoi averi, documenti compresi, fu costretta così a fermarsi in quel luogo sei settimane, il tempo di rifarli tutti e di riavere tutti i visti necessari per il proseguimento nella sua impresa. Come se non bastasse ebbe un secondo incidente, in Thailandia, quando investì un cane che le attraversò d'improvviso la strada e finì contro un albero. Fortunatamente l’incidente non ebbe conseguenze fisiche rilevanti, ed Elspeth trascorse due settimane con la famiglia proprietaria dell’albero che aveva interrotto la sua corsa. Lei stessa raccontò che “Loro non parlavano una parola di inglese e io non parlavo una parola di Thailandese, ma comunicammo con il linguaggio dei segni“.
A Kathmandu Elspeth conobbe un olandese, anch'egli in sella ad una BMW R60/6 col quale fece il viaggio di ritorno verso l'Europa, passando dal Pakistan, successivamente da un Iran in fase di post-rivoluzione (infatti l'attraversò in soli sette giorni, sostando solo il minimo indispensabile). Qui usò il suo malconcio casco a mò di “burqa”, che la donna indossò anche quando non si trovava in sella.
Uscire dall'India fu un incubo in quanto pochi giorni prima aveva avuto luogo l'Assalto al Tempio d'Oro e il conseguente assassinio del primo ministro Gandhi. L’intera regione del Punjab fu quindi isolata e venne richiesto un permesso speciale per entrarvici, e quindi risultò impossibile per molti occidentali raggiungere il Pakistan. Molti turisti trascorsero lì settimane cercando di ottenere un permesso che ancora non esisteva. Sfinita, Elspeth realizzò da sé il permesso e, poiché ancora non esisteva alcun permesso ufficiale realizzato dai burocrati, le guardie di frontiera lo accettarono, semplicemente perché non ne avevano mai visto uno prima. 
Intanto, dall'inizio del suo viaggio, la donna aveva perso già più di 20 Kg, aveva contratto l'epatite e le riusciva a malapena a stare in piedi, figuratevi in quali condizioni guidasse la moto. Ma la tenacia era il suo forte e non smise un attimo di credere che avrebbe portato a termine il suo giro del mondo in moto. Sostò in Turchia qualche tempo per riprendere le forze necessarie ad affrontare il resto del viaggio, ed una volta ricaricatasi le pile si cimentò nella risalita dell'Europa, attraversando la Grecia fino a raggiungere il Regno Unito. Di tutto questo tratto ricorda in particolar modo "l'autostrada della morte" in Jugoslavia, una pericolosa strada a due corsie sporca ai lati che faceva passare a malapena due camion che si incrociavano contemporaneamente e dove finì nel fossato ai lati della strada più volte.  
Quando tornò nella sua Londra, Elspeth aveva percorso 77 mila chilometri, era stata via tre anni e aveva vissuto un’esperienza assolutamente unica. Era infatti la prima donna della storia ad aver viaggiato attraverso tutto il mondo in moto. Una volta in patria terminò i propri studi di Architettura e divenne una celebre professionista, alla quale vennero dedicati diversi programmi televisivi e numerosi servizi su riviste di architettura. Ancora oggi, l'instancabile centaura si lancia in viaggi avventurosi in tutto il globo, sempre a bordo di una motocicletta.

Un'altra donna che ci insegna che, con tenacia e volontà, nessuna impresa è impossibile!!

A giovedì prossimo,

lamps a tutti!

Cry

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17/03/2016 APPUNTAMENTO N° 20: FESTA DEL PAPA' .. COSA REGALARE AL PAPA' MOTOCICLISTA??

Ciao a tutti, la festa del papà è ormai imminente, alcuni di voi avranno il papà motociclista, ecco quindi qualche suggerimento per un regalino da fargli a tema!

"SULLE STRADE DELLA EROICA IN MOTO": il libro che raccoglie le testimonianze di chi ha partecipato alla mitica manifestazione dell'eroica, avventura turistica ed enogastronomica che si svolge sulle fantastiche strade sterrate del Chianti con da sfondo dei paesaggi davvero suggestivi. Il libro comprende anche un road book con le informazioni GPS del percorso ed è ricco di foto. Costo versione cartacea € 12, mentre la versione e-book costa € 6,99.


BORSA DA MOTO: perché non regalare una borsa per la moto al papà, così quando andrà a fare i suoi giretti avrà più spazio a disposizione per gli accessori da portar con sé? Givi ad esempio ne ha una gamma in vendita dai materiali resistenti, robusti ma soprattutto comode oltre che dal design elegante. Solitamente queste sono adattabili alla quasi totalità di moto grazie ai sistemi di fissaggio universali. E c'è solo l'imbarazzo della scelta tra borse da serbatoio, da sella, borse laterali ma anche zaini o borsoni ripiegabili waterproof. Sul sito Motorrace potete trovarne in vendita una vasta gamma!


GIUBBINO MOTO: un regalo utile per il papà che usa la moto, un nuovo giubbino tecnico. Di marche e tipologie ce n'è molte, segnalo la nuova linea di Spidi, che ha creato una linea in collaborazione con Honda, per gli appassionati dell'Africa Twin; infatti ci sono giacche, ma non solo, anche pantaloni e guanti, che si avvalgono delle più innovative tecnologie Spidi in campo di sicurezza, in particolare la tecnologia di protezione Warrior, progettata per aumentare le performance di assorbimento degli urti massimizzando il comfort di guida. Insomma, farete  capire al vostro papino che alla sua sicurezza ci tenete!!



ABBONAMENTO RIVISTA: perché non sorprenderlo regalandogli un abbonamento alla sua rivista di moto preferita? Sono sicura che sarà un regalo super apprezzato, così sarà sicuro di non perdersi nemmeno un numero! Di testate ce ne sono.. c'è solo l'imbarazzo della scelta!!

 


BIGLIETTI PER MOTO GP MUGELLO: qui si sale di budget, a questo link potete trovare tutti i costi dei biglietti, abbonamenti, e pacchetti: prezzo biglietti Mugello. Quest'anno la gara si svolgerà nel weekend del 20, 21, 22 maggio, e potrebbe essere un'occasione per vivere un'emozione dal vivo insieme ai vostri papà appassionati di motomondiale!



Auguri a tutti i papà, moticiclisti e non!

A giovedì prossimo, lamps a tutti!!

Cry
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10/03/2016 APPUNTAMENTO N°19: TIPOLOGIA DI DONNE CHE TROVIAMO ACCANTO AI BIKERS!

E' da poco passato l'8 marzo, la festa della donna, io e Max abbiamo dedicato i nostri auguri a diverse categorie di donne, quelle che hanno l'onere e l'onore di avere accanto ad un motociclista, e voi in quale di queste categorie vi ritrovate? E voi centauri, che donna pensate di avere al vostro fianco?

LA FEDELE ZAVORRINA: lei non guida, lei sta seduta a mò di zainetto dietro di voi, e vi accompagna nelle vostre lunghe o brevi gite motociclistiche. Le piace venire in moto con voi, del vostro modo di guidare si fida ciecamente, ha imparato a starvi dietro ed ad assecondare i vostri movimenti in curva, a segnalarvi gli autovelox e a darvi indicazioni su quale posto sarebbe bello vedere insieme. Spesso sarete voi a doverle chiedere "mi lasci fare un giretto da solo??", implorandola, perché lei ci prenderà talmente tanto gusto a starvi dietro, che tranne se dovesse cascare il mondo, lei ci sarà sempre! Come individuare una zavorrina che prova un amore smisurato per voi? In autostrada, d'estate, vi è mai capitato di vedervi sorpassare da una moto da corsa, con la zavorrina piegata tutta in avanti ed avvinghiata al suo pilota, bardata con una tuta in pelle nonostante i 40 gradi all'ombra e seduta su un minuscolo seggiolino, con tanto di zaino gigantesco in spalla, probabilmente del peso di un bambino pasciuto? Ecco, questa donna vi ama incondizionatamente!! ... o, se a fine vacanza (che avrà passato per lo più imbronciata) vi darà il benservito, probabilmente non era la zavorrina giusta per voi! (o forse lo zaino che le avete affibbiato sulle spalle era davvero troppo, troppo carico..)



LA BIKER: pensavate di essere gli unici invasati delle due ruote ma ne avete trovata una alla vostra pari! Nel box, di fianco alla vostra moto, c'è la sua. E spesso è lei a dirvi: oggi vado in moto, che fai, vieni anche tu o vado solo io?
E' un piacere andare in giro insieme a lei, anche se c'è sempre il pericolo che scatti la "competizione" perché diciamocelo, a volte vederla che piega meglio di voi o che vi dà da mangiare la polvere nei vostri giri, vi fa salire un po' la carogna, ed ecco che scatta dentro voi la molla della sfida. Ecco, con lei non potete permettervi di stare rilassati, mai, o sentirete dentro di voi quella vocina che vi dice "sei una schiappa, non puoi farti sverniciare così!! Dai di gas!!".
Con una donna così accanto, spesso vi potrebbe capitare di non aver bisogno nemmeno del meccanico, perché diciamocelo, anche in quel campo a volte sembra intendersene più lei di voi.
Però volete mettere il piacere di avere una donna, che al suo passaggio sulla sua due ruote tutti guardano, dicendole a gran voce che è una grande?? Quindi abbandonate la competizione e godetevi la presenza di questa donna mitologica accanto!



LA "VENDILA": una volta, quando eravate fidanzati, le piaceva stare con un biker come voi e veniva di tanto in tanto a fare dei giretti sulla vostra due ruote, che sembrava non dispiacerle, ma non appena in procinto di matrimonio/convivenza, o non appena c'è stata  l'idea di un pargolo in arrivo, il suo ordine, perentorio, è stato sempre quello: Vendila!! Accompagnato talvolta da diversi improperi ai vostri accenni di resistenza. Ma nulla le farà togliere quell'espressione nera dalla faccia e nulla le impedirà di esplodere col suo grido di battaglia "vendila!" non appena si toccherà l'argomento che inizia per M, finisce per O, ed ha 4 lettere (eh si, voi intanto vi siete ingegnati per non dover pronunciare la tanto amata parolina in sua presenza, perché non sapete più come cambiare discorso e non doverle dire ancora una volta "ma tanto cara, la tengo nel box e vedrai che non la uso.." con tanto di dita e qualsiasi altra cosa, incrociate dietro la schiena!!). Durante i vostri giri, vi aspetterà in perenne apprensione e non appena varcherete la soglia di casa vi attenderà con le braccia conserte ed il piedino che sbatte sul pavimento, dicendovi: "mi hai fatta preoccupare!!! Non avevi detto vado a fare un giro veloce????!" (e poco importa se saranno passate "solo" 5 ore da quando siete usciti!).



LA SANTA SUBITO: della moto e di tutto il mondo che la circonda non gliene importa un granchè, ma nonostante ciò starà per ore ed ore ad ascoltarvi mentre parlate di "motore che entra in coppia" o dell'ultimo bolide appena uscito e delle sue caratteristiche, il tutto annuendo con la testa, fingendo interesse moderato, e dicendovi persino "sì caro" di tanto in tanto. Durante le domeniche di moto GP sarà lei ad accendervi la tv, sempre in tempo per non farvi perdere la partenza e vi sistemerà sul tavolino accanto al divano una birra ghiacciata, e durante quelle ore non la sentirete fiatare. Quando arriveranno le domeniche di bel tempo, già saprà che la sera prima le verrà detto "cara, domani io vado a fare un giretto in moto", ma la cosa non le pesa, anzi, al vostro rientro troverete un prelibato pranzetto preparato mentre voi eravate intenti a sfogarvi facendo pieghe su pieghe in chissà quale location nel mondo. Ed il tutto con un grande sorriso in volto perché sarà contenta che abbiate passato qualche oretta intenti con la vostra più grande passione, alla pari della passione che nutrite per lei ovviamente.
Ps: se ne trovate una così, oltre che a proclamarla santa subito, vi suggerirei anche di sposarla al volo!



Qualsiasi sia il tipo di donna che avete accanto... sempre viva le donne!!!!! A giovedì prossimo, lamps a tutti! Cry

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03/03/2016 APPUNTAMENTO N° 18: PER LA SERIE "GRANDI DONNE, GRANDI VIAGGIATRICI" - JOLANDIE RUST E LA CIRCUMNAVIGAZIONE IN SOLITARIA DELL'AFRICA.

Oggi vi parlo di un'altra grandissima viaggiatrice, il suo nome è Jolandie Rust e l'impresa da lei fatta è stata quella di essere stata la prima donna a percorrere l'Africa in tutto il suo perimetro.

Più di 40 mila km, attraverso 25 paesi africani, a bordo di una BMW 650 GS Dakar, partendo dalla punta meridionale di Cape Agulhas, avventurandosi dapprima lungo la parte occidentale del continente, per fare rientro al punto dalla quale è partita dopo 20 mesi.
Ha deciso di intraprendere questo viaggio su una BMW Dakar, voleva una moto affidabile e di facile manutenzione ed è stata molto soddisfatta di aver scelto proprio questa, infatti dice di non ha mai avuto problemi meccanici e per lo più è sempre riuscita a fare manutenzione da sola. Tanto da definire questo mezzo il massimo in termini di affidabilità!
Ciò che l'ha spinta a fare questo grande viaggio, in solitaria, è stata la sua enorme passione per la moto, la Rust afferma di aver avuto ben chiaro in mente per tutto il tragitto il suo obiettivo, ossia quello di arrivare fino in fondo e raggiungere il traguardo. Era impaziente di voler attraversare l'equatore, passando attraverso le giungle del Gabon, di entrare nel Sahara, raggiungendo il punto opposto di dove aveva iniziato - il punto più a nord in Africa, situato vicino Biserta in Tunisia. Non vedeva l'ora di vedere le piramidi per la prima volta, di osservare le stelle sul ponte del famoso traghetto sul Nilo tra Assuan e Wadi-Halfa ed ammirare la bellezza naturale dell'Etiopia in tutto il suo splendore.

Un'altra grande sfida poi era passare nella temuta 'inferno Road', 270 Km di strada sabbiosa ondulata nel nord del Kenya, oltre poi a divertirsi tra le dune in Mozambico e poi, finalmente, il traguardo finale nella sua Sud Africa! Non ha mai avuto timore di animali che potessero attaccarla. I suoi timori sono stati sempre basati sull'elemento umano visto che facendo questo viaggio era in una posizione di estrema vulnerabilità. Ma tutto è stato superato brillantemente, infatti Jolandie riferisce che spesso, ciò che i media mostrano, non corrisponde all'esatta realtà che si vive in prima persona nei luoghi, lei infatti ha vissuto con tranquillità in luoghi definiti dai media "pericolosi" per i turisti.

Il primo luogo interessato da un conflitto che ha attraversato è stato il Mali, che nel 2012 ha visto il presidente Amadou Toumani Tourè cadere a seguito di un colpo di stato.
Inizialmente la Rust era nervosa nel sapere di dover entrare in un paese con questa situazione tumultuosa, così decise di attraversare il Mali il più velocemente possibile. Ma una volta trovatasi lì, si è talmente innamorata del luogo, ed una volta trovata una situazione vivibilissima anche per una turista straniera, che ha deciso di fermarsi lì un mese, in particolar modo nel sud dove l'aria era particolarmente tranquilla.

Un altro dei paesi considerato pericoloso era il Sudan, ma se si parla con Jolandie vi sentirete dire che è stato il paese più sicuro che abbia visitato durante questa avventura.
A suo dire è stato l'unico paese dove poteva lasciare la sua moto in strada, con tutte le sue cose caricate su di essa e con le chiavi nel cruscotto, senza che nessuno mai la toccasse; oltre a ciò la gente l'ha trattata col massimo rispetto e le è sempre stato offerto cibo in ogni posto dove le è capitato di sostare.

Uno dei momenti più surreali vissuti dalla Rust durante il viaggio è stato quando è arrivata in Libia ed è stata salutata a suon di armi da fuoco. "Un gruppo di motociclisti da Tripoli era venuto a farmi una sorpresa al confine e a darmi il benvenuto nel paese che era davvero eccezionale. Ma appena abbiamo lasciato il confine verso Tripoli, c'era un ragazzo sulla parte posteriore di un camion che trasportava un AK-47 ed ha iniziato a sparare colpi in aria come suo modo personale per darmi il benvenuto nel paese. Gli occhi di tutti si sono concentrati su di me per vedere come avrei reagito. E mi ricordo di aver pensato - finchè non mira a me, allora va bene-."

Anche l'Egitto era in fase di disordini civili e cambi di regime e quando Jolandie è entrata nel paese, nel 2013, era in fase di pieno fermento. Tanto per cominciare, c'era il coprifuoco alle 7 di sera e le fu consigliato di non viaggiare da sola ma solo scortata. Ma la coraggiosa donna riferisce che al Cairo girava senza nessuna scorta e si sentiva tranquillissima, i suoi cari a casa ai quali lo raccontava le dicevano che era pazza, ma lei si è sempre sentita molto serena e nulla le è mai accaduto. Addirittura, il governo egiziano una volta resosi conto che lei stava viaggiando in Egitto in quel periodo, la usò come soggetto per promuovere i viaggi nel paese, dicendo che l'Egitto era assolutamente sicuro (probabilmente a quei tempi i turisti in Egitto si potevano contare sulle dita di una mano e lei era una tra questi!).
Arrivata in Sudan, ha partecipato a conferenze stampa sul viaggio che stava intraprendendo, con tanto di medaglie conferitele, così da farla sentire trattata come una vera e propria regina, con scene ed accoglienze che fino a quel giorno aveva visto solo nei film!
Ci si può chiedere se durante tutto questo tempo di viaggio in solitaria, Jolandie si sia mai sentita sola, ma lei a questa domanda risponde che era sempre talmente impegnata a parlare con gente che le faceva mille domande sulla sua avventura, oltre che ad essere sempre impegnata a stringere nuove amicizie con le persone che ha incontrato sul suo cammino, che non ha mai avuto il tempo di sentirsi sola!

Il ricordo più bello che questa grande viaggiatrice si porterà dietro per sempre, di questa avventura africana, è il giorno in cui ha tagliato il traguardo. Jolandie dice che non si aspettava di poter essere così tanto emotiva, ma al suo arrivo ha pianto a dirottoQuesto perchè in quel momento, ha capito che non aveva paura di nulla e che poteva fare qualsiasi cosa avrebbe deciso da quel momento in poi di fare!
E dovrebbe essere sempre così, per tutte noi donne!!!


A giovedì prossimo, lamps a tutti!



Cry
  















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25/02/2016 APPUNTAMENTO N° 17: ZENITH IRFAN UNA DONNA IN MOTO ATTRAVERSO IL PAKISTAN - DIREZIONE LIBERTA'.

Oggi vi voglio parlare di questa piccola-grande donna, Zenith Irfan, pakistana di Lahore, 21 anni all'anagrafe. Il suo obiettivo? Quello di realizzare il sogno del padre, scomparso prematuramente, andando controcorrente rispetto alla mentalità che da quelle parti, come un numerose altre parti del mondo, lega le donne a molti stereotipi tanto antiquati e discriminatori, quanto ingiusti. 
Ha scelto così di viaggiare in sella alla sua Honda CG 125, Zenith attraversando gran parte del Pakistan, percorrendo solo nell'ultima avventura la bellezza di 3200 km.





Proprio suo padre, che l'ha invogliata fin da piccola a spostarsi sempre sulle due ruote, che fosse per fare una piccola commissione, che per lo spostamento più lungo, le ha trasmesso l'amore per la moto, e dato che il sogno di quest'uomo è sempre stato quello di viaggiare attraverso il Pakistan, la ragazza non ha perso tempo ad onorare il sogno, mai realizzato, del suo genitore. 










Nel giugno 2015 questa coraggiosa donna è partita per un viaggio di sei giorni attraverso il Kashmir, da sola, testando così le sue doti di pilota oltre che le sue qualità fisiche, ed una volta sentitasi più sicura ha deciso di spingersi oltre, tornando in sella dopo due mesi dalla prima avventura, questa volta con l'intendo di fare un viaggio molto più lungo rispetto al precedente, percorrendo la tratta che da Lahore si spinge fino al Passo Khunjerab, vicino al confine con la Cina, e macinando questa volta addirittura 3200 km.








I pareri negativi della gente del luogo non sono tardati ad arrivare, infatti le è stato presto fatto notare che le ragazze non possono guidare una moto, oltre ad essere additata in una cittadina lungo la via della Seta da alcune persone che l'hanno intimata di coprirsi il volto e di nascondere i capelli all'interno del foulard che portava, il tutto mentre veniva minacciata a suon di pietre.








Il viaggio si è prospettato quindi anche più difficile del dovuto, specialmente per l’aspetto culturale del paesi visitato.





Zenith però ricorda piacevolmente anche gli episodi positivi, raccontando che Il più delle volte, le persone non riuscivano a capire se ero un ragazzo o una ragazza, perché ero coperta dalla tuta da motociclista. Poi, chiacchierando con loro, si sono mostrati incoraggianti e solidali”.








Il messaggio che Zenith ha voluto portare compiendo questa impresa è questo: “Penso che oggi, dove tutti hanno l’opportunità di esprimersi con i social media, sia molto importante dire al mondo che Il Pakistan è un paese pacifico e non un posto in cui ci sono esplosioni ogni minuto.
Il fatto che i media diano ancora un’immagine molto negativa del Pakistan, dove le donne sono oppresse, mi dà un ulteriore motivo per continuare questo viaggio”. 








Grande onore quindi a questa donna, sperando che sia d'esempio e di incoraggiamento a tante altre donne che si vogliono rendere messaggere di pace, dimostrando che gli stereotipi vanno abbandonati, anche se in certi paesi è ancora un lontano miraggio, ma nonostante questo tutto si può fare, anche realizzare il sogno di un padre che ha trasmesso a sua figlia i valori di libertà, di indipendenza e di lotta per il raggiungimento dei propri diritti oltre che di quelli della sua nazione. Una moto, abbinata al coraggio del suo pilota, può trasmettere anche questo.


Zenith Irfan (foto tratte dalla pagina facebook 1 girl 2 wheels)


A giovedì prossimo, lamps a tutti!

Cry
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18/02/2016 APPUNTAMENTO N° 16: 10 BUONI MOTIVI PER STARE CON UN BIKER!

Ed eccomi oggi a parlarvi dei dieci buoni motivi, a mio parere, per stare con un motociclista!

1) Il motociclista è di per sé anche un viaggiatore, uno a cui piace esplorare il mondo in sella alla sua moto, è sicuramente dotato di spirito avventuriero e saranno molto poche, durante il corso dell'anno, le volte durante le quali lo vedrete poltrire sul divano la domenica pomeriggio! Se anche voi siete dotate dello stesso spirito.. siete a cavallo! Lui sfogherà la sua voglia irrefrenabile di pilotare la sua due ruote portandovi nel contempo a visitare posti sempre nuovi!


2) Il motociclista è solidale e dotato di uno spiccato spirito di fratellanza, infatti in qualsiasi condizione, se un motociclista ne vede un altro in difficoltà, subito si fermerà ad aiutarlo. Dote da non sottovalutare, molto apprezzabile in un uomo!



3) Il motociclista apprezza di solito le piccole cose, per vedere infatti un panorama da un passo alpino o per ammirare un tramonto in riva al mare, sarà capace di fare anche 500 Km in una sola giornata!




4) Per lo più è un risparmiatore, sa che sperperare soldi non gli permetterà di comprare quel pezzo speciale o quell'accessorio al quale ambisce da tanto!





5) Il motociclista è sexy! Quello sguardo che si intravede da dietro la visiera, che accenna ad un sorriso ammiccante da sotto al casco, è qualcosa che ci fa letteralmente sciogliere! Anche tutto bardato con l'ultimo completo Dainese o Alpinestars di turno, la sua virilità non fatica a trapelare da ogni poro!





6) Un pilota difficilmente sa rinunciare all'adrenalina ed alle emozioni forti, e questo di solito è una sua caratteristica di fondo, quindi insieme a lui non vi annoierete proprio mai!





7) Per uscire con lui in moto non dovrete mai essere perfette, tanto il casco vi scombinerà i capelli e poi ai motociclisti non piacciono le tipe perfettine.. quindi rilassatevi! Fatevi carine, ma dite pure addio alla cipria sul naso ed allo specchietto da borsetta, sentitevi libere di essere spettinate!!! parola d'ordine: libertà!!:)






8) Il motociclista a forza di girare, sviluppa anche spiccate doti di orientamento e navigazione.. quando siete in sua compagnia quindi, non vi servirà dover studiare voi per prime mappe e cartine, lasciatevi portare, rilassatevi e lasciatevi trasportare da lui!






9) Il motociclista saprà sempre scovare un posto particolare, difficilmente raggiungibile in auto, dove portarvi a fare la gira romantica, che sia la caletta sperduta, la strada alpina, lo sterrato che sulle 4 ruote vi potevate dimenticare... ed in più non dovrete passare nemmeno le vostre domeniche nel traffico per raggiungere questi luoghi da sogno, cosa che invece l'automobilista deve sempre mettere in conto!!





10) Il motociclista ha una marcia in più rispetto agli altri, le sue doti alla guida fanno di lui una persona attiva, fantasiosa, creativa, adrenalinica, attraente... devo aggiungere altro?? Questi sono gli ottimi motivi per i quali io sto con un biker!!!



Il mio biker, Max!

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11/02/2016 APPUNTAMENTO N° 15: DONNE CHE SI SONO FATTE VALERE NEL MONDO DELLE DUE RUOTE.

Si sa che i motori e la velocità sono passioni per lo più maschili, ma c’è anche qualche donna che ha contribuito a scrivere la storia dello sport, ecco una carrellata delle ragazze più famose che ricordiamo in questo campo ed onore a loro per essersi distinte in un settore così "maschio"!!

La pioniera delle donne motocicliste fu Vittorina Sambri, italiana che nei primi anni del secolo ha sfidato gli uomini in sella a una Borgo 500 monocilindrica con la quale gliele dava a cantare spesso ai colleghi. Fra i motociclisti dell’epoca si diffuse la diceria che Vittorina in realtà fosse un uomo perchè portava soltanto pantaloni, pensate un po' voi!

Vittorina Sambri
Nel 1962 Beryl Swain ha gareggiato in sella a un Itom 50 al Tourist Trophy, classificandosi 22a di categoria, un evento che calamitò l’attenzione di tutti gli appassionati. Da quel giorno le moto furono ritenuto uno "sport troppo pericoloso per le donne" e per 16 anni il genere femminile non partecipò ad un Mondiale.
Taru  Rinne

Gina Bovaird fu la prima e unica donna a correre nella classe 500 del Motomondiale. Partecipò al campionato americano AMA nella storica 200 Miglia di Indianapolis del 79, dove fu premiata come miglior debuttante in pista. Nel 1981 è la prima iscritta donna nella 500 mondiale.

Gina Bovaird
La prima donna a conquistare punti in una gara del Motomondiale fu Taru Rinne, che iniziò la sua carriera correndo coi kart per poi passare alle moto. Nel 1987 e 1988 corse nel mondiale 125 conquistando 2 punti, i primi per una donna, nel 1989 ne fece ben 23, record assoluto ancora imbattuto per una ragazza.
Katja Poensgen è senza dubbio la motocilista con la carriera più lunga e invidiabile: nel 1995 vince il campionato ADAC Junior Cup, nel 1997 vince il titolo europeo Supermono e nel 2001 debuttò nel mondiale 250, diventando la prima donna a ottenere punti in questa categoria.

Katja Poensgen
Infine Ana Carrasco, il futuro del motociclismo in rosa. Classe ‘97, ha debuttato come pilota della Moto3 nel team campione del mondo con Maverick Vinales. È stata la prima donna a conquistare punti in tutte le classi a cui ha partecipato dal 2001.



Ana Carrasco
Spero che questo elenco continui a crescere, così da poterlo aggiornare in futuro con altri nomi di donne in grado di tenere testa ai maschietti alla guida delle due ruote in gara!!

A giovedì prossimo,
lamps a tutti!!

Cry

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04/02/2016 APPUNTAMENTO N° 14 : NEW ENTRY NEL MIO ABBIGLIAMENTO INVERNALE DA ZAVORRINA - I GUANTI TUCANOURBANO LADY AVIATOR.

Siamo ormai in pieno inverno e per girare in moto di questi tempi, con temperature più rigide rispetto a quelle alle quali ero abituata, i miei guanti Alpinestars erano ormai decisamente troppo leggeri, infatti nel giro da noi fatto in Lomellina ho sofferto parecchio il freddo, ed esclusivamente alle mani perchè per quanto riguarda il resto del corpo la mia giacca Alpinestars fa egregiamente il suo dovere nelle quattro stagioni, ora usata completa della sua imbottitura interna, un pile ed una maglia a maniche lunghe sotto di essa, e per quanto riguarda la parte bassa i jeans con calzamaglia di lana ed un altro paio di calzettoni, fanno egregiamente il loro dovere riparandomi dal freddo. Anche se vi parlerò presto dei pantaloni a tre strati acquistati da poco al Verona MBE! Per il collo sono passata da uno scaldacollo in cotone ad uno in pile, che mantiene molto calda quella che è un'altra zona delicata. Ma le mani erano il mio punto debole, quindi ha fatto una new entry nel mio vestiario da zavorrina: un paio di guanti marchiati Tucanourbano, più precisamente il modello Lady Aviator. Sono guanti in pelle nera al 100% impermeabili e traspiranti, con inserti rigidi in ABS sulle nocche, come protezione, ed inserti morbidi sul palmo. La loro misura al polso è regolabile tramite un pratico bottone automatico a clip e volendo può essere risvoltato in base alle esigenze. Dal lato tecnico, è un guanto dotato di Hydroscud, sistema che garantisce il 100% di impermeabilità alla pioggia. Ebbene, li ho utilizzati per la prima volta il 6 gennaio durante la nostra prima uscita 2016 alla moto befana di Milano, e devo dire che hanno svolto in maniera ottimale il loro ruolo, non ho sofferto in alcun modo il freddo, nonostante durante la giornata la temperatura fosse arrivata a 10°, mentre la mattina presto ci ha accompagnato una temperatura intorno ai 4 - 5°.  Trovo questo guanto un ottimo prodotto, nella gamma di modelli lady invernali trovo sia quello col design femminile più accattivante, e tengono le mani bene al caldo, mi sento perciò di consigliarlo, il prezzo al pubblico è di € 79,00.
Quindi.. zavorrina pronta anche per qualsiasi uscita invernale! E chi mi ferma più??
(forse) un metro di neve a terra, ma non ce la gufiamo!!!!
A giovedì prossimo!
Lamps a tutti,
Cry





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28/01/2016 APPUNTAMENTO N°13: PASSARE DALLA PARTE POSTERIORE A QUELLA ANTERIORE DELLA SELLA!!! (ossia: una zavorrina per la prima volta alla guida!)

Care zavorrine, vi è mai venuta voglia, mentre siete sedute dietro al vostro biker, di sedervi al suo posto nella parte anteriore della sella e di essere voi a pilotare in prima persona, così da provare finalmente l’ebrezza del guidare la moto, invece di farvi scarrozzare da lui?
A me si, diverse volte vedendo luccicare gli occhi di Max quando mi parla di quel che prova pilotando la sua V, vedendo il suo sorrisone quando facciamo qualche sosta, magari dopo aver guidato in qualche tratto ricco di curve e bello divertente per lui, mi son chiesta se la guida di una due ruote è davvero così eccitante come lui mi trasmette, e se io avessi provato le stesse sensazioni cimentandomi in questa azione.
Ebbene, premetto che nella mia vita non ho mai guidato nemmeno uno scooter, ma sapendo dell’iniziativa in corso al Verona Motor Bike Expo, dove siamo stati presenti per due giornate, non potevo farmi scappare l’occasione: infatti donneinsella ha ideato ed organizzato dei mini corsi di guida appositamente per donne neofite, come me!
Nella prima giornata ero in tenuta tendente al custom, con stivali neri a tacco alto, per niente adatti al mio intento, ma durante la giornata del sabato mi sono infilata i miei Stylmartin ed eccomi pronta a tentare questa impresa!
Ho chiesto alle ragazze, disponibilissime, quale fosse l’istruttore più paziente tra tutti, visto che l’unico mezzo a due ruote da me pilotato finora è stato la mia fidata mountain bike, ed eccomi da lì a breve in sella ad una Suzuki Van Van 125, armata di protezioni per le ginocchia, giubbottino tecnico, guantini e casco.. insomma queste ragazze l’hanno pensata per bene e non hanno lasciato nulla al caso, la sicurezza prima di tutto!
Ed eccomi col mio istruttore accanto che mi da nozioni motociclistiche a partire da zero: dove si trova il tasto per l’accensione, qual è la spia che mi indica la folle, dove si trovano frizione, acceleratore, freni e cambio, e cosa non meno importante, il cavalletto, ricordiamoci di toglierlo prima di partire!
Dopo questa lezione teorica partiamo, mi dice di guardare bene avanti e quando voglio curvare di guardare esattamente dove intendo andare, il corpo farà il resto per far si che la moto vada in quella direzione. E mi accorgo che è esattamente così, quindi non un lavoro di braccia come quel che pensavo fosse!
Andiamo in prima per un po’, e solo dopo aver preso un po’ di confidenza col mezzo e con le curve, mi dice di passare in seconda! Ma faccio un grave errore da principiante… ossia cambio sì, ma senza schiacciare la leva della frizione!!!!! E così la moto si spegne, povera me, però mi incoraggia dicendo di aver capito subito il perché dello spegnimento della moto stessa, quindi riaccendiamo il tutto e andiamo avanti!
I giri ed il tempo a disposizione sono pochi, io mi sento davvero una novellina alle prime armi, nella mia testa non faccio altro che ripassare le cose che devo fare: freno anteriore, freno posteriore sono lì, bene, se devo cambiare mi raccomando la frizione e poi lasciamola molto piano ed acceleriamo, benissimo! Quando mi sembra di aver memorizzato bene tutti questi passaggi, non mi rendo nemmeno conto di aver fatto non so quanti giri del tracciato, col mio pazientissimo istruttore sempre accanto che mi correva dietro, e sono costretta a parcheggiare la moto per lasciare il posto a qualche altra partecipante.

Non so dirvi quindi se guidare la moto potrebbe darmi quell’eccitazione che dà a Max, il tempo è stato troppo poco, so solo che quando sono scesa dalla sella mi sentivo fierissima di aver fatto qualcosa che mai nella mia vita pensavo avrei avuto il coraggio di fare, e so che in quei tratti nei quali sentivo di avere io il pieno controllo del mezzo, senza l’istruttore che mi tenesse, mi son sentita padrona della strada, sentivo il vento accarezzarmi il viso e farmi svolazzare le ciocche di capelli, e mi son detta tra me e me che forse questa sensazione è solo l’1% di quel che si prova ad essere dei veri piloti, ma che questo assaggio non ha fatto altro che ingolosirmi ancor di più! 
Chissà quando accadrà la mia seconda volta..e quante saranno quelle a seguire!!!!
Un ringraziamento particolare a donneinsella.

A giovedì prossimo,

lamps a tutti!

Cry

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21/01/2016 APPUNTAMENTO N° 12: DONNE AL VERONA MOTOR BIKE EXPO!

La manifestazione del Motor Bike Expo 2016 è alle porte, domani avrà infatti inizio la fiera veronese che riguarda il mondo delle due ruote, e vorrei dare qualche buon motivo alle donne per visitare quest'anno il MBE!

In primis, è molto interessante l'iniziativa di Donneinsella che si propone di organizzare dei mini corsi gratuiti per le neofite che vogliono fare il grande passo e provare la guida a due ruote, infatti un team di istruttori è pronto per far provare, a chi lo desiderasse, la guida delle Suzuki Van Van 125.




Ma la vera novità di quest’anno, evento esclusivo per tutto il mondo motociclistico femminile di cui MBE si fa portavoce, sarà la possibilità riservata alle sole visitatrici del MBE di poter diventare Reporter per Donneinsella Magazine, di poter vincere corsi e weekend avventura, nonchè ingressi per il paddock durante la Moto GP nelle tappe di Mugello e Misano! Partecipare è gratuito, basta compilare la scheda che verrà consegnata in fiera presso l’ingresso principale ed imbucarla nella teca Donneinsella che trovi all’interno presso lo stend Donneinsella, presso il Padiglione 6. Quindi... perchè non tentare la fortuna??




Per le appassionate di tatuaggi, sappiate che quest'anno il MBE sfoggerà la nuova Area Tattoo - Block30, dove ci si potrà fare anche tatuare in loco da alcuni degli artisti della pelle più bravi d’Italia. Un vero e proprio salotto sarà allestito per accogliere chi vorrà approfondire la conoscenza del mondo dei tatuaggi. In quest'area ci saranno incontri, dibattiti, performance dal vivo.. assolutamente da visitare!!


In più saranno presenti numerosi stand di marchi tra i quali AGV, Bardahl, Ber Racing, Dainese, Givi, Golden Tyre, Ma-Fra, Motul, Nolan, Ufo Plast per quanto riguarda il comparto dell’abbigliamento e degli accessori, avremo quindi di che rifarci gli occhi e magari troveremo quel guantino particolare che in negozio non troviamo o l'occhiale da sole customizzato proprio in Motor Bike Expo Style!


Allora donne, zavorrine e non, ci si vede al Verona Motor Bike Expo? Io ci sarò!!

Lamps a tutte!

Cry





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14/01/2016 APPUNTAMENTO N° 11: I NOSTRI PIU' BEI VIAGGI E GIRI DEL 2015!

Il 2016 è da poco iniziato, mi ritrovo così a fare un mio bilancio da zavorrina dell'anno appena trascorso e concluso.. quante girate insieme al mio pilotone e alla mitica V, quanti weekend, quante uscite in giornata, ma anche viaggi più lunghi e memorabili, giri sotto ad un sole torrido ed altri con acquazzoni improvvisi e nebbie umide che ti entravano nelle ossa.. Insomma, ne abbiamo viste di tutti i colori, è stato un anno bellissimo, di cose fantastiche dietro la visiera ne abbiamo viste a bizzeffe, voglio perciò stilare la classifica dei 5 viaggi più belli da noi fatti durante questo 2015, tutto questo secondo il mio parere di zavorrina!!
I racconti dettagliati di viaggio li potete trovare nella pagina "i nostri giri", narrati sia dal punto di vista di Max che dal mio!

5° CLASSIFICATO: 10 - 11 OTTOBRE 2015: COLORI E SAPORI D'AUTUNNO TRA LAGO MAGGIORE, SVIZZERA E LA VIA DEL BAROLO NELLE LANGHE PIEMONTESI!

Itinerario: (giorno 1) Gessate - Lago Maggiore sponda occidentale - Locarno - Luino - Varese - Como - (giorno 2) Gessate - Alessandria - Acqui Terme - Le vie del Barolo - Gessate

Km percorsi: 860

Giro meritevole del 5° posto della mia classifica, sono stati due giorni molto intensi, il sabato vissuto nei colori fantastici delle cartoline che circondano il lago Maggiore e la Svizzera, percorrere con la V la strada che ci ha portato in cima all'alpe di Neggia è stato qualcosa di inebriante, tra profumi, tra i colori cangianti delle foglie autunnali tutto attorno a noi, lo spettacolo della vista del lago Maggiore dall'alto splendente e luccicante per la magnifica luce pomeridiana, è stato qualcosa di memorabile. Il giorno dopo, il nostro primo giro di gruppo insieme agli altri motociclisti "V-Strommers", un bellissimo motogiro nelle langhe piemontesi, ed il sentire ed assaporare il fatto che l'andare in moto è anche "fare gruppo", decisamente uno dei più bei giri da noi fatti durante questo 2015!





 










4° CLASSIFICATO: 11 E 12 LUGLIO: WEEKEND SULLO STELVIO E MOLTO MOLTO ALTRO!!!!!!

Itinerario: Gessate - Bormio - Passo dello Stelvio - Curon Venosta - Resia - Austria - Svizzera - Livigno - Gessate

Km percorsi: 600

Quarto posto meritatissimo per un weekend durante il quale ho visto posti che sono stati capaci di emozionarmi e commuovermi, per la loro immensa bellezza. Il passo dello Stelvio è qualcosa di indescrivibile a parole, solo in sella ad una due ruote si può apprezzare l'ebrezza di queste curve, piega dopo piega, tornante dopo tornante, lo stupore del paesaggio che si staglia davanti alla propria visiera quando si arriva in cima ed ancora la bellezza di scendere dalla parte opposta del versante non stancandosi mai di piegare e di ridere al di sotto del casco talmente è l'emozione di percorrere quella che è definita una delle strade più belle al mondo. In questo giro abbiamo toccato l'Austria, la Svizzera, attraversato le Alpi sino in Italia, non stancandoci mai dei posti magnifici che abbiamo avuto la fortuna di percorrere a bordo della nostra V! 


 

 

 







3° CLASSIFICATO: 7 E 8 NOVEMBRE 2015: VIAGGIO NELLA STORIA DELLO SPORT!

Itinerario: Gessate - Bologna - Faenza - Tavullia - Cattolica - Gessate

Km percorsi: 815

Un giro che non mi sarei aspettata di fare in un tempo così breve: passando dalla magia di Bologna che non credevo essere tanto affascinante, e che invece mi ha stregata e positivamente colpita, la lunga traversata dell'Emilia Romagna fino a raggiungere le Marche, Tavullia per l'esattezza, il paese di Valentino Rossi, per vedere in piazza insieme a centinaia e centinaia di altri fan provenienti da tutta Italia, la finale della moto GP. Il tifo che unisce, la passione che fa sì che tante persone così diverse, di differenti luoghi, diverse età, passino insieme un pomeriggio guidati da un'unico scopo: supportare il campione motociclistico che tanto amano, the Doctor!
E' stato un viaggio un po' folle, in due soli giorni di km ne abbiamo macinati tanti, ma ho scoperto che la passione per lo sport, quella genuina, fa fare anche queste piccole grandi follie. Bellissima girata e con un tempo ancora inaspettatamente primaverile!


 





2° CLASSIFICATO: 27 e 28/06/2015 UN WEEKEND DI PURA ADRENALINA!!!!

Itinerario: Gessate - Orta San Giulio - Campertogno - Gerenzano - Sesto Calende - Mottarone - Gessate

Km percorsi: 520

Un weekend pazzesco!! Lo abbiamo iniziato ammirando i magnifici paesaggi che offre il lago d'Orta, fino ad allora a me inesplorato, e proseguito non facendoci mancare proprio nulla: abbiamo cavalcato in sella alla V lungo il Piemonte per raggiungere la Valsesia, dove ci siamo regalati una discesa in rafting che è stato un mix di pura energia ed adrenalina, insieme ad un gruppo di persone fantastiche! Abbiamo proseguito la domenica facendo un lungo giro in quad sulle sponde del Ticino per poi proseguire alla volta del Mottarone, con la sua splendida visuale sui laghi del nord. Abbiamo unito il normale giro in moto allo sport, al divertimento, al brivido e al fare nuove conoscenze ed esperienze in compagnia! Alla fine eravamo cotti, ma un weekend così non ce lo scorderemo mai e poi mai!!!




 





1° CLASSIFICATO: 08/08/2015 - 22/08/2015 SALENTO, LA VACANZA DELLE 4 "M": TANTA MOTO, TANTO MARE, TANTO MANGIARE E TANTO AMMMORE!

Itinerario: Gessate - Pesaro - Tavullia - San Giovanni in Marignano - San Giovanni Rotondo - Andria -Veglie - Costa ionica salentina - Sternatia - Costa adriatica salentina - San Giovanni Rotondo - Manfredonia - Fano - Gessate 

Km percorsi: 3500

In prima posizione sul podio il viaggio che per me ha rappresentato "il sogno", un obiettivo raggiunto, il capire che amo fare anche tragitti molto lunghi in sella ad una moto. E' stato il viaggio diverso dal solito, quello dove mi sono adattata a spazi e tempi motociclistici, la rinuncia dei confort automobilistici, un'esperienza che ricorderò per tutta la vita! Il senso di libertà nell'andare in spiagge e calette inarrivabili alle quattro ruote, il saltare il traffico di villeggianti che ogni mattina si apprestava a fare lunghe code sulle strade per raggiungere le rinomate località turistiche salentine, il riuscire a far entrare ogni volta magicamente tutto il necessario per le nostre giornate marittime nel nostro mitico bauletto Givi, ed a volte farci stare dentro anche l'impossibile, la sensazione stupenda di sentire i profumi mediterranei entrare da sotto al casco, il vivere la strada in prima persona. Ho adorato questo viaggio in Salento, è stato il mio primo viaggio lungo in sella alla V Strom ed insieme al mio pilotone Max, è stato il Viaggio con la V maiuscola che auguro a tutti di fare, per genere ed intensità, almeno una volta nella vita! Sono tornata diversa, sono tornata arricchita, carica di vita!


 

  
 




Sperando di macinare tantissimi km anche in questo 2016.. lamps a tutti!
A giovedì prossimo!
Cry
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23/12/2015 APPUNTAMENTO N° 10: NATALE E' ALLE PORTE, COSA REGALARE AD UN BIKER?

Natale è ormai imminente, sento già il profumino di lasagne, di capponi in brodo, di pesce e di ogni prelibatezza che in questi giorni avrete l'onere e l'onore di mangiare per le festività alle porte.
E voi, zavorrine, cosa avete regalato al vostro biker?
Qui di seguito, qualche idea per chi fosse alla ricerca del regalo da prendere all'ultimo minuto!!


LA MOTO SPIEGATA A MIO FIGLIO di Roberto Parodi.
Roberto Parodi, conduttore tv e viaggiatore, ha scritto un nuovo libro, nel quale racconta la sua passione per la moto ai suoi figli.
«Ci sono molti modi di vivere la moto, tanti quanti sono i modi di vivere la propria vita”, dice Roberto Parodi. “Credo che la cosa più bella del mondo sia condividere le proprie convinzioni con qualcuno a cui si vuole bene, e la moto può essere il mezzo perfetto per farlo, perché in definitiva è un modo molto piacevole per imparare a crescere e ci permette di essere noi stessi al cento per cento. Così, ho scritto questo libro per raccontarvi alcune cose che ho cercato di imparare vivendo con passione la moto: l’umiltà, l’amicizia, la fiducia nel prossimo, la diligenza, l’attenzione, ma anche l’ottimismo, la tenacia, il coraggio e soprattutto la consapevolezza che se davvero si è dato il massimo, alla fine una soluzione si trova sempre, qualunque sia il problema.» € 13,00


GUANTI RISCALDATI
Inutile dirlo, le mani sono le parti più sensibili al freddo, ed i biker per i quali ancora non è finita la stagione motociclistica e che amano viaggiare sulla loro due ruote anche con le rigide temperature invernali, apprezzeranno senz'altro questo caldo accessorio. Ne esistono di diversi tipi: quelli con i fili, da attaccare alla batteria della moto, e quelli a pile. Quelli in foto sono della TucanoUrbano, si trovano online anche a 156 € e possono essere utilizzati sia a batterie che col loro kit di cablaggio.



LEGO TECHNIC SUPER MOTO
La Lego come sempre ci sa fare! Per i biker un po' giocherelloni, che si vorranno applicare con pazienza alla costruzione di questo modello, noteranno che è dotato di tutte le caratteristiche della vera motocicletta, tra cui carena completa, resistenti sospensioni anteriori e posteriori, trasmissione a catena, sterzo funzionante, cavalletto, motore dettagliato con pistoni funzionanti e livrea sportiva azzurra e rossa. Modello 2-in-1 può essere ricostruito in una motocicletta vintage. € 34,99




PORTA SMARTPHONE/PORTA NAVIGATORE DA MANUBRIO
Givi ha in gamma una interessante proposta, un kit pensato per i biker più tecnologici che permette di rendere a prova di smartphone, GoPro e interfono la moto, il tutto senza dimenticare l’impermeabilità del kit, aspetto fondamentale da tenere in considerazione su una due ruote.
Esistono diversi modelli di porta cellulare e porta navigatore ed i prezzi variano in base al modello dello smartphone. (35 - 45 €)
Inoltre, se non avete più spazio per posizionare i vari dispositivi sul manubrio, arriva in vostro soccorso la Smart Bar (€ 89,50) un supporto dove potrete alloggiare diversi device.




MONOPOLY ISLE OF MAN EDITION
E’ una versione tematica del popolare gioco da tavolo, noto in ogni angolo del mondo. Si ispira all’Isola di Man è si lega all’universo motoristico per il celebre Tourist Trophy. Appositamente progettato per coloro che vogliono saperne di più sulla più famosa e pericolosa corsa su strada del mondo. € 41,99





 BOXER CON I PINGUINI MOTOCICLISTI
Un regalo simpatico oltre che utile! Intimissimi ha creato, come ogni anno, una serie di boxer con stampe divertenti, questa col pinguino in moto farà felice il biker spiritoso! € 19,90



TRACK DAY IN PISTA
Tutti gli autodromi offrono la possibilità di acquistare voucher regalo, anzi spesso organizzano delle giornate in cui l’appassionato ha la possibilità di provare, almeno una volta, l’emozione di sentirsi pilota in pista. Regalo sicuramente apprezzato dagli estimatori delle saponette!!
Prezzi dai 55 € in su.



LA MOTO DEI SUOI SOGNI
A chi non piacerebbe far felice il proprio biker facendogli trovare impacchettate sotto l'albero le chiavi della sua moto preferita?? E a quale motociclista non piacerebbe avere proprio QUEL regalo per Natale, ma anche per qualsiasi altra occasione od evento dell'anno?? Dato che spesso per i più questo è un sogno, care zavorrine, magari sarà apprezzato anche il modellino in scala della Bburago.. gli direte che almeno il pensiero, c'era!!!

Buon Natale a tutti, zavorrine & bikers!!!!

Ci rileggiamo su queste pagine dopo le feste, lamps a tutti!

Cry

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17/12/2015 APPUNTAMENTO N° 9: UNA ZAVORRINA AL 10° MOTOBABBO BENEFICO DI BUSSERO (MI).




Domenica 13 dicembre, il Moto Club di Bussero (Mi), nella persona di Pistino, in collaborazione con l'associazione Motociclanti della Martesana, ha organizzato il decimo Motobabbo benefico, ed io, in veste di zavorrina (a questo giro senza pilota!) ero presente.

Ci si è radunati la mattina al Bar Palandry di Bussero, dove è cominciata la vestizione da Babbi Natale, molti centauri sono arrivati in sella alle loro due ruote già bardati di tutto punto, con barbe bianche e vestiti di rosso, in più diversi di loro avevano addobbato la moto a tema natalizio, date un'occhiata alle foto pubblicate in questo post e ne vedrete delle belle! 

Si sono radunati così in breve tempo bikers provenienti da diverse zone della Lombardia ma anche da più lontano, su moto di ogni brand: Harley, Suzuki, Ducati, Moto Guzzi, Honda e ne sto citando solo alcune tra le tante; gente differente tra loro, di ogni età, con cavallerie più o meno potenti sotto ai sellini, ma con un unico obiettivo comune per oggi: quello di andare a portare dei piccoli doni e quindi dei sorrisi ai bambini ricoverati all'ospedale di Melzo.
Così, una volta preparati i sacchi con i regali, tutti i babbi sono partiti per un moto giro paesano, dopodichè ci si è ritrovati sul sagrato della chiesa di Bussero, dove il don ci ha benedetti tutti, quindi siamo partiti alla volta di Melzo.
Qui, alcuni di noi sono entrati a compiere la missione principale della giornata, fortunatamente i bimbi ricoverati non erano moltissimi, ma quei pochi presenti ci hanno riempito il cuore con i loro sorrisi dietro i loro occhi malinconici, e spero che per loro questo sia stato un piccolo diversivo che li abbia aiutati a passare una giornata migliore. Dopo essere passati in visita anche dai pazienti del reparto psichiatrico, ci siamo riuniti tutti fuori nel piazzale antistante l'ospedale, dove la maggior parte dei babbi è rimontata in sella per proseguire la giornata andando a rimpinzarsi e rifocillarsi per bene ai mercatini natalizi in quel di Corneliano Bertario.

Sono stata entusiasta di vivere questa esperienza insieme a questo bel gruppo di bikers; credo che spesso il motociclista di per sè, sia visto da fuori come "il duro", nascosto dentro al suo giubbino di pelle e dentro al suo casco dal quale si riesce ad intravedere ben poco da fuori, ma proprio sotto quei giubbini si nasconde un cuore, spesso grande, e questa manifestazione di solidarietà e lo spirito di fratellanza che si respirava ed era tangibile nell'aria, ancora una volta me ne ha dato dimostrazione. Fiera, fierissima, di essere stata una zavorrina presente al Moto Babbo 2015!!


 


 



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10/12/2015 APPUNTAMENTO N° 8: PRONUNCIARE IL FATIDICO "SI" IN STILE BIKERS!

Siete zavorrine in procinto di effettuare il fatidico passo insieme al vostro biker?? Durante una gita in sella in un posto favoloso, ha avuto la pazzesca idea di chiedervi di sposarlo?? Beh... per prima cosa.. congratulazioni!!!!! Ed anche se la proposta non è ancora arrivata, vi trovate mai a fantasticare su come potrebbe essere il vostro matrimonio in stile bikers? 


Se la passione è comune, e non volete separarvi dalla vostra amata compagna di viaggi a due ruote nel giorno del vostro matrimonio, perchè non organizzare il tutto rendendo partecipe pure lei, visti i numerosi viaggi di coppia della quale lei è stata testimone, vedendo il vostro affiatamento e la vostra unione crescere giro dopo giro fino ad arrivare a questo giorno?
Ebbene, ecco qualche idea per un matrimonio da veri centauri!
Come prima cosa, l'arrivo in chiesa o nel luogo dove celebrerete le nozze: sarebbe magnifico arrivare su due moto distinte, lo sposo con la vostra moto, e la zavorrina portata da un amico (o se siete spose-biker.. guidandola direttamente da voi!). 


Bellissimo, andare via a cerimonia finita insieme sulla vostra moto, a simboleggiare l'unione che si è venuta a creare!
Sarebbe bello che anche i vostri caschi oggi possano essere protagonisti, magari sistemati vicino agli sposi durante la funzione: tra le altre cose ne verrebbero fuori delle foto davvero spettacolari e diverse dal solito!!
Ovviamente, sia che decidiate di affidarvi ad un fotografo professionista, sia che abbiate l'amico super appassionato che si presterà a farvi il servizio, potrete sbizzarrirvi a farvi immortalare con la vostra due ruote, non mancheranno di certo dettagli degni di nota inerenti questo particolare tema che avete deciso di dare a questa giornata che arricchiranno il vostro album di nozze. 


Per le decorazioni, sia del luogo dove si svolge la cerimonia, sia del ristorante, potete comunicare a chi si occuperà degli addobbi della vostra passione, non mancheranno sicuramente di venirvi incontro decorando il tutto a tema! Anche per la torta, potrete richiedere un topping che riprenda voi due, in abiti da cerimonia, in sella alla vostra moto! Al ristorante poi, potrete decidere di assegnare ad ogni tavolo il nome di una diversa moto, con tanto di foto, o di modellino adornato con fiori a centro tavola, perchè no! 

Potreste poi creare una bacheca con gli ingrandimenti delle vostre foto più belle, dei viaggi fatti insieme in moto (e non), a raccontare come nel fidanzamento abbiate condiviso questa passione comune, che nel tempo ha cementato il vostro rapporto, arrivando fino a celebrare insieme un momento così importante! O in alternativa, se avete domestichezza con un po' di tecnologia, creare un video/racconto da proiettare ad amici e parenti!

Ma non ho ancora parlato di una cosa molto importante, ossia dell'abbigliamento! Se voi zavorrine non tenete all'abito bianco, potreste mettervi ad esempio un giubbino di pelle bianco e degli stivaletti bianchi da biker, con sotto un abito corto e non troppo ingombrante che vi permetta di salire facilmente sulla moto!
Se osate ancora di più, al posto del vestito, potreste utilizzare dei pantaloni di pelle, con delle decolletè (o per chi osasse di più col tacco a spillo) rigorosamente bianche! Chi invece di voi invece tiene al vestito da sposa tradizionale, deve solo badare a non prendere un vestito a sirena, che impedirebbe di salire in sella (se non lateralmente per un breve tragitto), o vestiti con enormi balze e strascichi.. per il resto con un po' di adattamento riuscirete a balzare sulla moto magari con l'aiuto di qualche anima pia (vedi: amici!!)!!! Per concludere il tutto, guanti di pelle, anch'essi bianchi! Per lui ci sono un po' meno problemi, potete magari giocare sul mix "vestito da moto/vestito classico", mettendo una giacca classica su pantaloni di pelle e stivali, o al contrario dei pantaloni classici con sopra la giacca di pelle, in alternativa, dei jeans con una giacca elegante, ma con sotto gli stivali da moto e anche per voi guanti neri in pelle. In ogni caso, in qualsiasi modo decidiate di giocare con l'abbigliamento, è bello che, se non ve la sentite di osare troppo, ci sia almeno un accessorio che richiami la vostra passione di bikers, sta a voi decidere quanto allontanarvi dall'idea di abbigliamento tradizionale da cerimonia! 

Dulcis in fundo, la lista nozze! Perchè non chiedere ad amici e parenti di contribuire a finanziare la vostra luna di miele? Potreste decidere di concedervi finalmente il viaggio che tanto sognate, ovviamente su due ruote, e contribuire a farvelo regalare dai vostri invitati!! Così poi portereste un ricordo a tutti coloro che vi hanno aiutati a far diventare il vostro sogno in realtà, chissà, magari dalla Route 66 o dalla Great Ocean Road australiana...



A giovedì prossimo, lamps a tutti!

Cry









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03/12/2015 APPUNTAMENTO N° 7: UN VIAGGIO LUNGO IN MOTO SENZA TROPPE RINUNCE.. SI PUO'?? SI PUO', SI PUO'!!!

Ormai è quasi inverno, e forse avrete già messo via tutti gli accessori che fino a poco fa hanno fatto di voi una fedele ed audace zavorrina, avrete lavato il giubbino, riposto via i pantaloni tecnici, i guantini e lo scaldacollo. Ogni tanto il ricordo di qualche bel giro fatto insieme al vostro biker durante l'anno vi torna in mente, riguardando qualche foto o vedendo quel ricordino che avete comprato in chissà quale luogo che tanto vi era piaciuto da decidere di portarvelo a casa ed appenderlo al muro.. ed ecco che un pensiero, anche se lontano, si riaffaccia in voi: chissà se l'anno prossimo riusciremo a fare il "grande Viaggio in moto", di quelli con la V maiuscola?
 Prima o poi il mio pilotone me lo proporrà? O magari lo stupirò, e prima che sia lui a chiedermelo, sarò io a farlo!! Vadano come vadano le cose, tempo e (soprattutto) finanze permettendo, nessuno vi toglierà questo, che per ora rimane un sogno a livello embrionale che si fa strada nella vostra testa, di cavalcare in sella alla vostra due ruote, magari avrete già in testa anche qualche destinazione, per il cosiddetto viaggio lungo in moto!
Ma se non vi siete mai cimentate con questa situazione, ed il massimo di tempo durante il quale siete state fuori su una due ruote è stato finora il classico weekend, la vostra testa sarà affollata da mille interrogativi: non sarà un viaggio con troppe rinunce? Cosa potrò portarmi? Ma soprattutto, quante cose NON mi potrò portare?
Non vi preoccupate, care zavorrine, perchè con una buona organizzazione ed ovviamente con qualche compromesso, farete il viaggio dei vostri sogni, e al ritorno dallo stesso capirete molte cose, dopo vi svelerò quali!
Si presuppone che la moto che userete per fare il viaggio lungo, abbia un bauletto, se poi siete super attrezzati avrete anche i due bauli laterali più la borsa da serbatoio. Se viaggiate col classico zaino allora si, qualche rinuncia in più potreste doverla fare! Altrimenti dovrete bene pensare a quanti giorni starete via, al fatto che i cambi li laverete giornalmente, e quindi ne basteranno tre in tutto, per quanto riguarda l'intimo, giusto il tempo materiale di far asciugare il cambio lavato la sera precedente, magliettine che prendano poco spazio, il pantalone che avete addosso più un altro di ricambio, (se necessari) due costumi, asciugamani in microfibra che occupano poco spazio, un vestitino elegante, un paio di infradito, e da abbinare al vestito elegante un paio di piattine carine (le scarpe col tacco no, occuperebbero troppo!). Per quanto riguarda il beauty, portatevi giusto i due trucchi del quale non potete fare a meno, io sono solita portare dietro matita, ombretto, mascara e lucidalabbra, e per quanto riguarda shampoo, saponi e creme, durante l'anno fate il pieno di campioncini! Occuperanno così pochissimo spazio e faranno egregiamente il loro dovere! 
Se poi siete fortunati, ed avete un punto di riferimento dove andrete a stare (potrebbe essere il camping di turno, l'hotel, l'amico o il parente in zona) potreste addirittura pensare di poter spedire prima della vostra partenza un pacco, con le cose più ingombranti alle quali senza questo appoggio rinuncereste, e prima del vostro ritorno rispedirvelo a casa, magari con l'aggiunta di qualche souvenir o qualche prelibatezza del posto!

Cosa sono le cose che capirete al ritorno dal cosiddetto viaggio lungo in moto? Prima di tutto se siete portate o meno per questo tipo di esperienza, infatti per quanto possa piacervi il giretto in moto sul lago alla domenica col vostro moroso, non è detto che abbiate la tenacia e la resistenza per affrontare tratte di 350 - 400 Km (ed oltre) al giorno, sotto condizioni atmosferiche di qualsiasi tipo. Oltre questo, capirete quanto a volte siamo davvero troppo legate al superfluo!
La nostra V caricata per il weekend
a Lignano Sabbiadoro
 Quante volte in vacanza ci siamo portate decine e decine di vestiti, scarpe, magliette, col finire per usarne nemmeno la metà? Capirete che l'apparire è la meno importante delle cose, quando si può vivere un viaggio appagante da una marea di altri punti di vista: il vivere sulla tua pelle l'emozione data dalla strada che ci scorre sotto alla sella, quando puoi sentire profumi che dalla macchina, coi finestrini chiusi e l'aria condizionata a tutto gas, mai e poi mai assaporeremmo, quando salti tutte le code per arrivare nella spiaggia rinomata del luogo e parcheggi direttamente in riva al mare, sorridendo da dietro alla visiera agli automobilisti nervosi che ti guardano dalle file interminabili sotto al sole, o meglio ancora quando raggiungi con la due ruote posti inaccessibili alle automobili, andando quindi a scovare calette e posti non affollati dal turismo di massa. Lì, capirai che avere ogni giorno addosso una maglietta di colore diverso è la cosa meno importante della vacanza, la cosa davvero importante è che tornerai da questo viaggio con un bagaglio di emozioni, ricordi, sensazioni, ed anche soddisfazioni personali, che solo un viaggio in moto ti può dare. Non da ultima, il feeling col tuo biker: se non avete litigato ogni giorno per il "carica" e "scarica" il bauletto, operazione certosina per far entrare al millimetro ogni oggetto che ti sarà necessario durante la giornata e che dopo ogni sosta matematicamente non riesce più ad entrare nel contenitore come alla mattina quando tutto si incastrava perfettamente stile tetris, se quando beccherete un acquazzone in un posto sperduto e vedrete gli altri andarsi a riparare nelle auto, mentre voi vi terrete stretti stretti riparandovi alla bell' e meglio nei vostri completi da pioggia ridendoci su, se anche dopo le centinaia di km macinati, quando vi fermate per la sosta vi guardate pensando di aver raggiunto insieme un'altra meta, stanchi ma felici e con l'adrenalina a mille, sapendo il tipo di viaggio che affronterete insieme, beh state sicure che non rimpiangerete la magliettina in più che avrete lasciato a casa, vedrete che un'esperienza del genere vissuta insieme non può che far accrescere il vostro affiatamento (o nel caso contrario... rientrerete dalla vacnza in autostop!!) Sono troppi gli elementi sul lato positivo della bilancia che vi faranno capire che un viaggio in moto, è IL grande viaggio!!

a giovedì prossimo, lamps a tutti!
Cry



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26/11/2015 APPUNTAMENTO N° 6: IL DECALOGO DELLA ZAVORRINA PERFETTA (SECONDO LA CRY)!

Il nostro appellativo, per quanto vezzeggiativo che sia, vorrebbe stare a significare letteralmente "peso morto". Ebbene, come non esserlo, ma essere anzi un valore aggiunto per i vostri biker nelle loro uscite motociclistiche??



Ecco il mio decalogo della perfetta zavorrina, in 10 pratiche regole!

1) Fidatevi ciecamente del vostro biker, altrimenti non salite dietro di lui nemmeno per un giro! Che senso ha mettere la vostra vita nelle mani di una persona della quale non vi fidate?

2) Non avere paura della moto, anzi, amarla come la ama il vostro pilota! Ok magari in modo un po' diverso, lui arriverà talvolta a darle un nome, ad accarezzarla furtivamente quando voi sarete girate dall'altra parte, ecco diciamo che voi le dovreste volere bene come ad un'amica! Il biker nutrirà per lei sempre qualcosa in più... Ma assolutamente vietato esserne gelose!!! E' la vostra carissima amica che vi scarrozza in giro!

3) Assecondate i movimenti della moto senza ostacolarli, muovetevi all'unisono col pilota seguendo col vostro corpo curve e cambi di direzione vari, fino a che il vostro moto diventi un "ondeggiare armonico" col mezzo di trasporto. Non fate scatti improvvisi o movimenti bruschi e repentini, altrimenti irrimediabilmente il vostro pilotone farà installare un tasto di "auto-espulsione" dal sellino per farvi volare in orbita come segno di riconoscenza per lo spavento fattogli prendere!


4) Visto che siete più in alto e li vedete prima di lui, potete rendervi utili segnalando al biker la presenza di autovelox sul vostro percorso!

5) Un altro ruolo di utilità è quello di segnalare al biker percorsi, cartelli, direzioni da prendere che lui a volte si perde, intento com'è a fare pieghe su pieghe.. una bella stretta di ginocchia e un: "ma era lì che dovevi girareeeeeeeee!!!" e non vi troverete dispersi in chissà quale territorio misterioso e sconosciuto!

6) Copritevi adeguatamente in base al tempo atmosferico, altrimenti la piacevole passeggiata diventerà per voi una sofferenza, diventerete lagnose, vi scapperà la pipì ogni due secondi, ed il biker ne approfitterà per dimenticarvi "casualmente" al primo autogrill sulla strada!!


7) Per lo stesso motivo di cui al punto 6, vestitevi in modo assolutamente comodo, così sarete pronte a percorrere anche lunghe distanze, l'obiettivo dev'essere divertirsi senza soffrire!!!

8) Datevi da fare voi per il ritiro dei vari biglietti e per il pagamento dei pedaggi autostradali, così il pit stop obbligato sarà molto più veloce anche grazie a voi!

9) Godetevi gli stupendi paesaggi che vi circondano, voi che non dovete stare necessariamente con lo sguardo fisso alla strada, concedetevi il lusso di ammirare da dietro la visiera i fantastici scenari dove il vostro biker vi avrà portate!

10) Ricambiate anche voi il saluto con gli altri motociclisti, d'altronde fate anche voi parte, anche se sedute sulla parte posteriore del sellino, di questo fantastico mondo che è quello delle due ruote, io adoro salutare e stimo tantissimo quelle poche zavorrine che si incontrano per le strade che ricambiano il saluto!




Concludendo, la zavorrina perfetta è colei che segue il biker nelle sue avventure, che insieme a lui viaggia sotto il caldo torrido, o se prende insieme a lui un acquazzone ed è bagnata fradicia e le chiederete se è tutto ok, lei risponderà con un sorriso un po' stanco di si, è colei che ascolta insieme al biker la musica nell'interfono muovendo con lui il casco a ritmo, che gli picchetta sui fianchi per fargli notare qualcosa o che glieli accarezza per fargli sentire la sua presenza, che gli stringe le ginocchia intorno alle gambe quando è un po' tesa o per segnalargli un pericolo, che viaggia con lui portandosi giusto una magliettina ed un cambio, pensando alle migliaia di cose che normalmente si sarebbe portata dietro se solo ce ne fosse stato lo spazio, che se costretta si lava giusto quella volta durante il weekend fuori in moto, senza le creme e cremine alle quali è abituata, ma con i campioncini che avrà messo da parte per risparmiare spazio, colei che ammira insieme al suo pilota tramonti fantastici e paesaggi spettacolari che vi circonderanno di volta in volta nelle vostre uscite insieme, insomma la zavorrina è colei che vi sta dietro, cari bikers, ma in realtà vi è sempre accanto!




A giovedì prossimo, lamps a tutti!

Cry
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17/11/15 APPUNTAMENTO N° 5 - UNA ZAVORRINA ALL'EICMA DI MILANO: ACCESSORI E BEST OUTFIT DELLE EICMA GIRLS!

Ed eccomi qua! Una zavorrina all'Eicma! A dire il vero oggi sono stata nei saloni dell'Eicma insieme a Max in versione reporter, infatti siamo stati accreditati all'ingresso nei panni di blogger e quindi dotati di pass per la stampa, che grande onore!!!
Ma su cosa avrò focalizzato la mia attenzione in veste di zavorrina, in questi infiniti padiglioni???
Beh, per prima cosa ovviamente sulle moto, con Max ci siamo concentrati principalmente su quelle da turismo, il nostro settore, ed io ho testato i vari sellini posteriori sedendomi alle sue spalle e valutando diverse caratteristiche, proprio nell'ottica di passeggero! Ma per questo, vi rimando alle classifiche che presto pubblicheremo online, infatti ne abbiamo in serbo di diverse, per valutare e confrontare le diverse moto, ed anche la zavorrina ha dato il suo contributo in merito! Quindi per il settore moto ad Eicma 2015, state sintonizzati su queste pagine....e presto ne leggerete delle belle!

Oltre che con le moto, mi sono lustrata per bene gli occhi col mondo degli accessori, facendo caso alle novità soprattutto in campo di abbigliamento tecnico, finalmente trovando diversi marchi che hanno lanciato o ampliato le linee dedicate a noi lady, ecco qui di seguito una gallery di accessori, abbigliamento e caschi da donna che mi hanno attirato particolarmente, a voi i giudizi!

CASCHI:



Molto belli ed accattivanti i caschi integrali della Shark, con colorazioni adatte anche a noi woman, a me in particolar modo son piaciuti quelli con le tonalità del fuxia accostato al nero, colori con i quali hanno giocato a creare diversi disegni.

Per la sezione caschi jet, carinissimi quelli della Givi, con motivi floreali ed una linea tutta dedicata alle lady, in scooter e non!



Shark ne fa di tutti i colori!


Motivi floreali da Givi

  
STIVALI:

Ho adorato gli stivali fuxia con glitter di Sidi!
Belli, belli, belli!!!! Sidi ha creato una nuova linea di stivali dai colori super fashion e femminili più che mai!! Notare quello a sinistra, fuxia con le chiusure giallo fluo e con inserti glitterati!! Quando si dice, andare in moto senza perdere quel tocco di femminilità!! Ma non fermiamoci alla sola colorazione perchè Sidi ha da sempre un occhio alla tecnologia che mira prima di tutto alla sicurezza ed alla protezione di chi le indossa, con sistemi di ventilazione ultra tecnologici ed all'avanguardia, così come il suo sistema "assorbi caduta".


 ABBIGLIAMENTO:


Bellissima linea della Bering dedicata alle donne, in particolare questo outfit con giubbino Lady Agera - r, vestibilità assolutamente femminile con svasatura sui fianchi a sottolinearli.
Vi parlerò poi di altre linee, dedicate in particolare ai giubbini di pelle lady, nei prossimi articoli che farò!!



 ..........Poi, essendo io donna, e ritrovandomi circondata dalle bellezze (questa volta in carne ed ossa!) di Eicma 2015, ho deciso di parlarvi dei migliori outfit delle modelle che erano presenti ai diversi stand, perchè in effetti ci sono stati delle particolari mise che mi hanno lasciata piacevolmente colpita!

CLASSIFICA BEST OUTFIT DELLE EICMA GIRLS:



N° 1: VESPA GIRLS

Mi è piaciuta moltissimo la mise delle ragazze Vespa! Vestitino bianco a sacco, anni 50, ed occhiali da sole della stessa epoca, stile ispirato alla "dolce vita", elegante e sensuale allo stesso tempo!









N° 2: INDIAN GIRLS
Tipiche ragazze pin up american style!! L'eleganza senza tempo che attrae, con quei capelli dall'acconciatura morbida ed arrotondata, le labbra rosse che spiccano sulla pelle bianca ed il tutto accompagnato da un elegante vestito dallo scollo all'americana che incornicia il decolletè!




N° 3 KAWASAKI GIRLS
Decisamente più moderne ed accattivanti rispetto alle mie prime due postazioni, vestite totalmente in pelle nera, mi sono piaciuti in particolar modo i corpetti, intrecciati sulla schiena da lacci molto molto sexy. Il colore tipico Kawasaki era poi completato col verde nei loro ombretti glitterati.







N° 4 TRIUMPH GIRLS
Anche qui ritroviamo un total black, leggings in similpelle con zip e maglia con cerniera asimmetrica sul davanti. Rossetto rouge Chanel. Capelli raccolti in code fermate da elastici in più punti. La dimostrazione che anche coperte al punto giusto e senza tacco 12 si può essere sensuali ed anche di più!







N° 5 DUCATI GIRLS
Vestitino nero, semplicissimo, dritto ed accollato, tacco alto, rossetto rosso fuoco. Look semplice tanto quanto accattivante!









Ebbene, spero vi siate divertiti a sbirciare un po' nel mondo Eicma 2015 attraverso gli occhi di una zavorrina, a presto con classifiche ed info più tecniche, insieme a Max!
Lamps a tutti!!!
Cry

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12/11/15 APPUNTAMENTO N° 4 CASCO E CAPELLI LUNGHI: COME RENDERE MENO DIFFICILE LA CONVIVENZA!

Siete zavorrine dai capelli corti?? Non potete immaginare quanto vi invidio!! Sicuramente l'uso del casco a voi darà qualche problema in meno.. ma se siete come me delle amanti del capello lungo, bisogna adottare qualche accortezza affinchè i vostri capelli non si rovinino con l'uso prolungato del casco!
La mia treccia "da casco"
Il casco fa sudare il cuoio capelluto ed ovviamente i vostri capelli prenderanno le forme più assurde e disparate non appena ve lo toglierete, per prima cosa noterete quel look "schiacciato" come se vi fosse appena passato uno schiacciasassi sulla testa! Questo è inevitabile, ma un casco con un buon sistema d'aerazione più ridurre la sudorazione e diminuire di un po' anche questa conseguente forma del capello.
In ogni caso la primissima cosa che possiamo fare, anche per non avere mille nodi causati anche dal vento che prendiamo in moto, è raccoglierli, se avete un taglio medio opterei anche per una coda bassa ripiegata a mò di chignon, in modo tale da bloccare le punte, parte del capello dove si formano i nodi, o una coda fermata in più punti con l'elastico, doppia o tripla; altrimenti se avete una lunghezza che ve lo permette, andate di treccia, io li raccolgo sempre in questo modo e lo trovo un buon compromesso, molto pratico, decisamente anti nodi!
L'ideale però sarebbe avere un taglio medio corto e sfilacciato, questo risolverebbe anche il problema di non sembrare in disordine una volta tolto il casco, una bella mano passata nella chioma e via di look sbarazzino! Quando il taglio è tutto alla pari come il mio, le cose diventano più difficili, in ogni caso mimetizzo i capelli non in piega con le onde create dalla treccia che mi sarò andata a sciogliere, e lasciando fare all'effetto involontariamente mosso e molto casual che si viene a creare!
Un altro consiglio è: mai usare lacche, gel o altri prodotti prima dell'utilizzo del casco! Questi andrebbero ad impregnare l'imbottitura interna del casco stesso, e appesantendo così il capello ogni volta che lo indosseremo, sporcandolo.
Molti consigliano di usare gli appositi sotto caschi in seta, ma personalmente non ne ho mai provato uno quindi non saprei darvi una recensione riguardo la loro utilità; in ogni caso questi dovrebbero ridurre la sudorazione e quindi, oltre alla piega bizzarra post casco dei vostri capelli si riduce anche il rischio di cattivi odori. 
Ma vogliamo sfatare una volta per tutte la leggenda metropolitana che il casco faccia cadere i capelli?? Infatti non è assolutamente vero! Un esempio su tutti?? Quanti piloti di auto e moto conosciamo, super capelloni, nonostante le tante ore al giorno durante le quali indossano il casco??! Per portare addirittura alla caduta dei capelli, un casco dovrebbe essere molto molto stretto, indossato ripetutamente: questo farebbe si che i vasi sanguigni presenti nel cuoio capelluto abbiano una vaso-restrizione temporanea e quindi i capelli irrorandosi poco potrebbero cadere. Altrimenti, nessun allarme, tranquille!




Care le mie zavorrine, capellone e non, spero di esservi stata utile con questi miei consigli, ora tutte pronte, casco in testa, e via per nuove (s)pettinate avventure!!! :)
Lamps a tutti!
Cry






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05/11/15  APPUNTAMENTO N° 3 OCCHI MAGNETICI SOTTO AL CASCO

Ed eccoci arrivati al terzo appuntamento con i miei "giovedì della zavorrina" a parlare di qualcosa di molto importante per chi va in moto, il casco, e di qualcosa di più frivolo, ossia del trucco giusto da usare quando lo si indossa!

Il mio casco Caberg sulla sinistra, il casco Shoei di Max sulla destra
Ecco alcuni consigli che vorrei darvi per l'acquisto di un nuovo casco:

1) La sicurezza non ha prezzo quindi se ci tenete alla vostra pellaccia non badate troppo al risparmio quando siete in procinto di comprare un casco!


2) Scelta tra integrale, jet e modulare: il mio è un casco modulare, della Caberg, mi ci trovo benissimo, anche perchè indossarlo e toglierlo è molto più pratico una volta che lo si apre in stile "jet", oltre al fatto che permette di tenerlo aperto a mezza misura, se non si va a grandi velocità, quando fa caldo e questa è una grandissima comodità (che infatti Max che ha un casco Shoei integrale, spesso mi ha invidiato durante le calde giornate d'estate!).Per il resto è chiaro che un integrale offra una protezione nettamente migliore ad un jet, che onestamente mi sentirei di sconsigliare.


3) Non lasciatevi abbagliare da caschi dai disegni super accattivanti, ma di scarsissima qualità! A volte è meglio un casco monocolore (che potrete semmai personalizzare in seguito) ma con tutte le caratteristiche riguardo la sicurezza al posto giusto!!


4) Un buon sistema d'aereazione, importantissimo per avere una corretta ventilazione al suo interno e se non volete fare la sauna durante i mesi estivi e se non volete che la visiera si appanni con gli ovvi disagi che derivano da questo!


5) Il peso, con le moderne tecnologie si tende a fare caschi sempre più leggeri e questo è un bene perchè provate a fare un viaggio lungo con un casco alla "vecchia maniera", i dolori di collo non tarderanno ad arrivare!


6) Provatelo e sceglietene uno che vi calzi a pennello, un casco troppo stretto vi causerà irrimediabilmente qualche mal di testa mentre uno troppo largo rischierebbe di volarvi via in caso di impatto.


7) Guardate bene che il materiale del suo rivestimento interno sia anallergico, se non volete ritrovarvi con qualche fastidioso prurito o con qualche altra spiacevole sorpresa sul vostro bel visino! Se poi il rivestimento fosse estraibile per poterlo lavare di tanto in tanto, ancora meglio, altrimenti provvederete a disinfettarlo di tanto in tanto con gli spray che esistono in commercio.


8) La visiera, importantissima, parte attraverso la quale abbiamo la visuale sulla strada e su ciò che ci sta intorno, assicuratevi che non sia di quelle che si aprono facilmente con la pressione dell'aria o alla prima caduta.


9) Il marchio: trovo che i caschi di marchio non possano permettersi di rifilarvi una sola, tutt'altro, se hanno fatto la loro fortuna nel corso del tempo significa che sfornano in effetti buoni prodotti e che il controllo qualità da parte loro debba sempre essere ai massimi livelli! Quindi niente cineserie ed affidatevi a qualche buon marchio conosciuto!


10) Ultimo, ma non da ultimo, verificate che il casco sia omologato CE!!



La Cry ed il suo Caberg 

Ma ora veniamo a qualcosa di più frivolo.. sotto il casco, come ci trucchiamo???


Il mio consiglio è... puntiamo tutto sullo sguardo!! Evitiamo fondotinta, ciprie e ceroni vari, che rimarrebbero per buona parte appiccicati sull'imbottitura interna del casco! Oltre a creare spiacevoli strani effetti a chiazze quando andremo per togliercelo! Quindi, io opto sempre per un viso nude look!



Tutorial del trucco "smokey eyes"
Le labbra andrebbero sempre ben idratate, nonostante il casco sono sempre esposte al caldo, al freddo e al vento, quindi abbondate pure di burro cacao o di un balsamo neutro, al massimo potete puntare su una matita contorno labbra per definirle ma non vi consiglio di impiastricciarvi con rossetti e gloss, i capelli vi si attaccherebbero non appena avrebbero l'occasione di svolazzare sotto al casco ad altezza bocca!
Labbra sempre ben idratate sotto il casco!

Gli occhi, del nostro viso che risalta da dietro la visiera, mi piace delinearli con un kajal nero, gioco con ombretti dai colori forti e caldi, dalle tonalità di marrone scuro ad un punto luce nella parte sotto all'arco sopraccigliare, per dare luminosità, altrimenti opto per il total black, con un ombretto nero, glitterato se sto uscendo per qualche appuntamento mondano, mentre nero opaco durante il giorno, e mascara a gran quantità per infoltire le ciglia ed avere uno sguardo magnetico.. anche sotto al casco!!!
Lamps a tutti!
Cry

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29/10/15 APPUNTAMENTO N° 2:  USCIRE IN MOTO ED ESSERE SEMPRE E  COMUNQUE FEMMINILE..

.. a partire dall'abbigliamento!!!
Uscire in moto comporta da sempre l'uso di un abbigliamento adeguato, qualsiasi sia la stagione, qualsiasi sia la temperatura atmosferica, e a meno che non siate "zavorrine della domenica", ossia quelle zavorrine sospese nel limbo iniziale del dover decidere se le uscite in moto col vostro biker facciano per voi o meno, prima di spendere dei soldini per il giusto abbigliamento tecnico, decidetevi ed in fretta perchè uscire in moto con il giubbottino di jeans e con la minigonna non è esattamente la cosa più pratica, oltre che pericoloso perchè siete completamente esposte ai rischi, e sappiate che vestirsi con il giusto abbigliamento motociclistico non vuol dire rinunciare alla vostra femminilità, e se pensiate che questo voglia dire uscire addobbate come delle specie di omine, o meglio "donnine Michelin", vi sbagliate completamente!!
Le prime volte nelle quali giravo per negozi specializzati con Max, alla ricerca di un giubbino, che io considero il primo capo di abbigliamento da acquistare per chi si accinge a voler diventare zavorrina professionista, gli occhi mi cadevano sempre su quelle fighissime giacche in pelle, possibilmente dai colori nero/fuxia o bianco/rosa shocking! Me le provavo tutte e mi miravo e rimiravo negli specchi dei negozi, per me sono in assoluto il top della femminilità del giubbino/moto da donna! Il look finale risultava essere un po' quello sexy da coniglietta Playboy e nonostante io me ne fossi innamorata perdutamente, Max mi ha diretta più verso giacche da touring, che era la tipologia di viaggi che noi ci saremmo di lì in poi apprestati a fare; ed infatti abbiamo comprato un giubbino dell'Alpinestars, l'Andes Drystar, che per la linea donna è svasato sui fianchi, dando così quel tocco di femminilità al capo.
Il mio giubbino Alpinestars
Perciò state tranquille, esistono valide alternative adatte a noi donne, anche se non accompagnate un Harleysta o se non dovete andare su moto da strada e decidete che il giubbino di pelle non è lo stile che più vi si addice, per essere comunque carine e nel tempo stesso protette, che è la cosa più importante!

I miei stivali Stylmartin
Il secondo acquisto per me necessario per chi va spesso in moto è quello degli stivali! Personalmente, prima di affrontare il viaggio in Salento, ho utilizzato per le nostre gite domenicali dei fantastici stivali fatti a mano da un artigiano ferrarese, stile cowgirl, ma con le prime piogge che hanno preso andando in moto, si sono completamente scollati e macchiati di fango, oltre a farmi inzuppare le gambe, quindi a mio malincuore, bye bye cowgirl e via con la ricerca di qualcosa di più tecnico!
Inizialmente cercavo uno stivale con un po' di tacco (perchè voi non lo sapete ma io adoro i tacchi!!!!!), e facendo un po' di ricerche l'unico che riuscivo a trovare con lo stile che avevo in mente era il TCX Lady Classic.
Tcx Lady Classic
Poi ci ho pensato e ripensato sopra'... si ok il tacchetto.. ma poi pensavo alle eventuali camminate in montagna e collina che mi capita di fare con Max durante le nostre gite, piuttosto che all'appoggio del piede sulle pedane durante viaggi lunghi, oddio, sarebbe stato l'ideale in questi casi indossare il tacco? La bilancia ha pesato di più sul "no", e complice un'offertona su un sito internet, ho fatto quello che per me è stato l'acquisto del secolo: un paio di Stylmartin, mod. Zeudi, con la suola comunque un po' rialzata, comodissimi, neri, alti, dal design femminile e il tutto a meno di 100 euro! Fantastici!Testati appena presi per il mega viaggio in Salento e promossi a pieni voti!
L'abbigliamento da zavorrina può essere poi completato con un bel paio jeans, di quelli a trama un po' fitta e resistente, un bel paio di guanti (anche per questi io sono stata sul marchio Alpinestars) e direi che siete già ad un ottimo punto per uscire col vostro biker, essere comunque carine, ma soprattutto per essere discretamente protette dalle insidie della strada. A vostra discrezione aggiungere anche il paraschiena, per avere ancora una maggiore protezione!
Nel prossimo appuntamento vi parlerò della scelta del casco, importantissimo, e del trucco da adottare sotto di esso, per avere occhi magnetici anche dietro la visiera!!
A giovedì prossimo!! Lamps a tutti!
Cry


Prospettive da zavorrina

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22/10/15 APPUNTAMENTO n° 1: ZAVORRINA CHEEEEE??

Ed eccoci al primo degli appuntamenti con "I giovedì della zavorrina", una rubrica tenuta da me, la Cry, nella quale vi farò sbirciare dentro al mondo delle due ruote ma visto da noi che occupiamo la parte posteriore del sellino delle moto, vi darò consigli e dritte per essere sempre fashion e femminili anche nelle vostre uscite motociclistiche, oltre a farvi scoprire numerose curiosità, sensazioni e chicche direttamente dal punto di vista di una zavorrina!
Ma per prima cosa... che cos'è una zavorrina?? Ad alcune donne questo termine non sconfinfera molto, fa sentire loro etichettate come una specie di "palla al piede" che il biker è costretto a portarsi dietro quando va in moto. Io non lo trovo assolutamente così! Anzi, quando il mio biker mi chiama in questo modo lo fa con un nonsochè di affettuoso! Lo trovo piuttosto un termine vezzeggiativo per descrivere noi, solitamente donne, che sediamo alle spalle dei nostri fidanzati, mariti o amici motociclisti e li seguiamo fedeli nei loro giri domenicali e non. Il ruolo di una zavorrina non è semplicemente quello di accompagnatrice, ma una volta preso un certo affiatamento col biker avrà anche diversi compiti di utilità, come ad esempio quella di far notare al biker la presenza di autovelox, che noi dall'alto vedremo prima di lui, piuttosto che la segnalazione di qualche posto meritevole di essere visto lungo la strada e che lui non avrà notato perchè troppo impegnato tra pieghe e cambi marce. Il tutto segnalato con un semplice "toc" sul casco o con una stretta di gambe intorno alla sua vita.
Ma per lo più la zavorrina non si sente quasi, quando l'intesa col pilota è al massimo dei livelli, diventiamo un tutt'uno con lui, assecondando completamente le manovre che lui fa, ondeggiando con la moto all'unisono nelle numerose pieghe su strade tortuose di montagna, cingendo col nostro tocco fermo ma leggero i suoi fianchi e godendoci di tanto in tanto i paesaggi che dal sellino posteriore cambiano fantasticamente intorno a noi.
Ed una volta raggiunta questa intesa, quando il vostro pilota vi dirà che non gli mancano i giri in moto da solo perchè le uscite con voi gli piacciono, e non vi sente come un "ostacolo" interposto tra lui e la sua moto, bensì un valore aggiunto che rende le sue girate ancor più divertenti, e che gli piace condividere i luoghi dove la sua moto vi scarrozza, perchè si ok girare in moto da soli è bello, "faccio le impennate quando voglio senza dover pensare di perdere per strada la persona che mi siede dietro.." ma poi arrivare in cima a qualche magnifico passo e ritrovarsi a godere di un magnifico panorama da soli, di qualche tramonto mozzafiato sul mare, non è la stessa cosa che condividerlo con la zavorrina, allora sì capirete di essere riuscite nel vostro intento di non essere delle "zavorre", nel senso letterale della parola, ma delle uniche, grandi, donne/compagne/amiche zavorrine, unite al vostro biker nella condivisione di due grandi passioni, quelle del viaggiare e quella delle due ruote!!
A giovedì prossimo!! Lamps a tutti!
Cry

1 commento:

  1. Molto interessante il tuo post ..... io amo una buona moto viaggiano con lei

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